Visualizzazione post con etichetta camminare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta camminare. Mostra tutti i post

venerdì 21 marzo 2014

Camminare senza mete apparenti: comanda l'emozione

E' solo quando chiudo il portoncino alle mie spalle che decido in quale direzione andare. 


Può essere che i miei piedi mi portino verso Piazza del Popolo oppure a destra verso Via Veneto o ancora in alternativa a sinistra dove c'è Porta Pia o il quartiere Salaria.
Poi, ad ogni angolo, mi lascio guidare dall'improvvisazione. 
Basta che si accenda la curiosità su un particolare che non avevo mai notato nella facciata di un palazzo, una luce che si riflette da un monumento, la vetrina di un negozio che mi attira, un semaforo rosso che diventa verde.



Tutto questo mi ricorda l'andamento di una improvvisazione musicale. Ci sono dei segni da rispettare ma chi comanda è l'emozione.
Già, camminare senza fare gare con se stessi per misurare quanti minuti, quanti passi, quante calorie, a quale velocità.


Piazza della Repubblica

L'emozione è aprire gli occhi e lasciarsi invadere da questa bellezza. Oppure è correre via col pensiero e risvegliasi quando i tuoi passi ti hanno già portato in un'altra zona della città senza esserne pienamente consapevole.





L'emozione è sentirsi impotenti e inadeguati incrociando persone sbandate, accoccolate sotto un bancomat, addormentate col corpo chiuso a guscio in un angolo della strada. L'emozione è anche sentire l'insopportabile odore che proviene da quella parte di umanità scartata.

Il mio passo è sostenuto - a proposito con i moderni strumenti online posso stimare la mia velocità in 5 km/ora - quel tanto perché nell'arco di un'ora e mezza il paesaggio urbano cambi più volte.


Qui ci sono i turisti che tornano negli alberghi. E' sera sono visibilmente stanchi. In mano una cartina di Roma spiegazzata. Quando li incrocio, oltre ai classici inglese, tedesco e spagnolo, le mie orecchie catturano brandelli di idiomi sconosciuti.


Qualcuno mi ferma: "Please, Piazza Fiume?". Proprio a me, mi verrebbe da dire, che romano non sono e turista neanche... "Go straight until the next traffic light, then on the left.." rispondo con il mio incerto inglese.



In un'altra zona ci sono gli ultimi impiegati che escono dagli uffici a passo svelto in direzione di un mezzo pubblico, dove avranno la certezza di rimanere intrappolati nel traffico della capitale per troppo, troppo tempo rubato a se stessi.


Nelle zone residenziali a ridosso del centro si sono già accese delle luci che segnalano il ritorno a casa e i minimarket si riempiono di uomini in giacca e cravatta e donne fasciate in strette gonne scure e camicette svolazzanti.

Le zone con villette e ambasciate sono già deserte e silenziose. Sembrano finte come un Truman Show. Anzi no! Qualche domestico appare con uno o più cani al guinzaglio...


Ma io passo senza rallentare, al più giro la testa; incamero i ritmi e le abitudini di questa unica al mondo città.

C'è tanto verde: non ci sono abituato, la "mia" Genova, se non fosse per il mare, sarebbe tutta cemento. A Sampierdarena neanche quello è concesso.
Qui invece pini marittimi, cipressi e viali alberati nelle ville che la sera si popolano.
Ragazzi e ragazze, ma anche gente della mia età, che corrono, scattano, camminano con ampi gesti delle braccia; cani che portano a spasso i loro padroni; coppie che si stringono una accanto all'altro.

I quartieri mi si srotolano davanti, io perdo il senso dell'orientamento. 
Non c'è il mare a indicarmi l'est e l'ovest. Qui c'è il Tevere che gira e svolta ancora e mentre scende verso il mare si sposta a ovest e ad est confondendo le distanze e i riferimenti.
Procedo apparentemente dritto, in direzione di casa e poi mi ritrovo quasi allo stesso punto di partenza. Ho girato in tondo senza esserne consapevole.

Camminare senza mete apparenti: comanda l'emozione. 


(le foto di questo post non sono originali. provengono da copia e incolla dalla rete)

lunedì 19 agosto 2013

In cammino

Leo e Fra hanno fatto irruzione per qualche ora nella nostra vita.

Chiesa di Nostra Signora del Rosario e San Bernardo

Non sembrava l'orario più  indicato per liberarsi dei sacchetti della spazzatura. 
Il sole di mezzogiorno batte inesorabile senza alcuna bava di vento a mitigarlo e dalla padella, in cucina, dove cuoce il sugo di carne,  proviene un odore di lavori-in-corso molto promettente, ma tant'è Maria Teresa ha preso la sua decisione e va.
Dopo pochi minuti mi  sono già dimenticato della spazzatura, al fresco, guardo la TV. 

Mi sorprende il sentirmi chiamare dal prato; mi affaccio dalla porta e trovo Maria Teresa in compagnia di due ragazzi con zaino in spalla. 
Me li presenta, sono appunto, Leo e Fra. L'hanno intercettata sulla strada: " Signora lei è la nostra prima vittima...". Con i tempi che corrono è abbastanza per rimanere un attimo sconcertati. Poi proseguono: " ... abbiamo iniziato un pellegrinaggio in spirito di povertà, senza cibo nè tenda; sono le dodici e trenta; sarebbe la nostra prima sosta; ci siamo fatti coraggio e abbiamo fermato lei...".
L'invito a pranzo scatta.
Intanto che aspettiamo Bene ed Anto li dissetiamo e ci conosciamo un po'. Sono novizi della Compagnia di Gesù (ma guarda un po' alla televisione stavo ascoltando un programma il cui ospite era un Gesuita che stava parlando del card. Martini...) sono partiti in coppia da Genova; stanno facendo questo "esperimento", così lo chiamano loro, sono diretti al Santuario di Lanzo Torinese,  a piedi, senza un programma preciso, senza riferimenti dove dormire e mangiare.

Il pranzo con i nostri figli procede in un clima di stupore per l'avvenimento insolito e di condivisione dei vari racconti di sé . C'è sintonia, rispetto, gratitudine.

Il sugo è veramente ottimo e mantiene le sue promesse!

Quando riprendono il loro percorso, Leo e Fra,  li abbiamo già conosciuti da sempre; così diversi fra loro, nel carattere e  nelle circostanze che li hanno di avvicinati a una Fede consapevole che ha il sapore della Libertà. Uniti in questo viaggio che racchiude ben più dei 200 chilometri che li separano dalla meta.

"Buona strada", gli augurano Bene ed Anto che se ne intendono di cammini Scout.
"Buon cammino" ripetiamo  Maria Teresa ed io, "che tutti di cammino ne stiamo facendo uno".

Grazie per averci fatto conoscere qualcosa dello spirito di Ignazio, grazie per aver ascoltato anche qualcosa del nostro cammino di coppia.

Grazie a Leo e Fra per aver fatto irruzione nella nostra vita, con la sensazione che in qualche modo non ne usciranno a breve.

giovedì 1 maggio 2008

Ulisse e Abramo

L'idea di riflettere su questi due prototipi di uomo, mi è venuta dalla lettura del libro "Abitare la Casa Abitare la Vita" (Gruppo La Vigna - EDB).
Abramo e Ulisse sono due uomini che hanno passato un lungo periodo della loro vita "in viaggio".

Ulisse di ritorno dalla guerra di Troia, prima di riuscire a ritornare nella sua famiglia ad Itaca, deve percorrere un percorso tortuoso, pieno di pericoli, ricco di esperienze. Ulisse è l'emblema dell'uomo alla ricerca di se stesso, della propria autocoscienza, mai sazio di sapere. In tutte le sue peripezie rimane fisso il pensiero “devo tornare a casa mia; non sto bene finché non ritorno tra i miei”. Alla fine del suo peregrinare torna a casa. Ulisse ha ritrovato se stesso. L'eroe lotta, soffre, ma raggiunge i suoi risultati come premio finale.


Riflettere su Abramo è meno facile. Chi è allergico alla religione sente puzza di predica e spegne l'audio. Eppure a pensarci bene Abramo è veramente un tipo tosto. Il racconto della Genesi ci presenta la sua famiglia: ricca di bestiame e prosperosa. Probabilmente poteva starsene tranquillo, godersi i suoi beni; invece sente qualcosa dentro che lo spinge a muoversi alla ricerca di un'altra terra. Abramo lascia la sua casa senza sapere dove Dio lo condurrà. Magari non sarà stata proprio una Voce che veniva da fuori dal Cielo (io non riesco proprio ad immaginarmi questo pastore con le visioni); potrebbe essere stata un'esigenza maturata negli anni, oppure saranno state le condizioni esterne a suggerire quella partenza di massa. Comunque sia il cuore della sua esperienza consiste nel fatto che la sua casa è nel cammino, il suo abitare è nel muoversi, proteso verso il futuro, l’inesplorato, il nuovo. Abramo ha un sogno e lo vuole realizzare. Non solo: ha un sogno che vale non solo per ma per tutta la sua gente. Anche lui raggiunge infine la sua meta, una terra meravigliosa, la valle del Giordano, ricca, fertile, verde.

Non è che bisogna scegliere chi fra i due è più bravo, o identificarsi nell'uno o nell'altro: sono due prospettive diverse. Due modi diversi di rapportarsi con la casa e con la vita.
Penso che in fondo tutti quelli che non si accontentano,
Considerate la vostra semenza: 
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza
siano un po' Ulisse e un po' Abramo. A volte l'uno, a volte l'altro. Ci sono periodi in cui occorre guardare a se stessi, riportare alla luce il passato; altri un cui occorre muoversi, fidarsi, guardare fuori di .

giovedì 14 giugno 2007

Il cammino e la meta

Fondamentalismo: prendo la definizione su Wikipedia.

Per fondamentalismo si intende genericamente qualunque interpretazione letterale dogmatica di testi sacri (o loro equivalenti, fuori dell'ambito religioso) che assuma i relativi precetti a fondamenti (della religione, tipicamente) rifiutando ogni ideologia in contrasto con essi.

Fondamentalismo fa rima con integralismo e fanatismo.

Esprimere le proprie convinzioni forti, su argomenti come il senso della vita, Dio e l'Uomo, senza entrare in conflitto con chi ha maturato idee radicalmente diverse, è difficile!
Può sembrare un'impresa ardua conciliare la fede per valori "assoluti", cioè che si ritengono veri-sempre a prescindere dal tempo, dal contesto sociale e culturale, con il diffondersi di culture che si basano proprio sul "relativismo" dei valori.
A complicare un possibile dialogo, va aggiunto che i comportamenti "fondamentalisti" (per estensione del significato della parola) sono spesso regola anche nel campo "laicista".

Qualche giorno fa ho partecipato ad una conferenza, il cui tema era "il camino" [il pellegrinaggio verso Santiago di Compostela].
Molti, molti spunti su cui riflettere e un'intensa partecipazione dei relatori ne hanno fatto una impagabile serata.

Il cammino è per antonomasia la metafora della vita. Si presta bene a significare che la si può interpretare in modi diversi.
"L'importante è essere in cammino, non raggiungere una meta", dice qualcuno. "Senza meta rimane un vagabondaggio privo di senso" risponde l'altro.
E' il tema del Dubbio.
C'erano una volta le Certezze, poi arrivò il Dubbio, crebbe così tanto da diventare lui stesso valore fondante, totem della cultura contemporanea...
Eppure il dubbio è compagno, è amico, di ogni uomo. E' quella cosa che ti fa apprezzare le diversità, comprendere e condividere le difficoltà del prossimo, il dubbio è la condizione privilegiata di una vera ricerca interiore.

Un dialogo, alternativo al fondamentalismo, può essere sviluppato proponendo di fare un passo avanti, certo non uno indietro. Dalla Certezza, al Dubbio, dal Dubbio alla Domanda.
Durante il cammino, si convive con il dubbio della strada e con la certezza di desiderare una meta, di domandarla, a se stessi o a Dio, poco importa.

Dialogare, credere nel dialogo, per un credente, significa ammettere che la verità, pur essendo Una, si illumina agli occhi dell'umanità, un po' per volta, attraverso la freccia del tempo, i balbettii e gli errori del percorso.
Chi ci ascolta deve cogliere la volontà di voler costruire un futuro, non di ripristinare un passato: l'eldorado del Medioevo, quando al centro del pensiero c'era Dio.
In realtà non c'era Dio, c'era una sua imperfetta immagine.
Quale sarebbe la nostra comprensione del "senso della vita" senza il contributo dell'umanesimo, senza il romanticismo, senza il positivismo e tutte le altre correnti filosofiche che si sono succedute dopo il medioevo.
E così nel campo dell'arte. All'ispirazione totalmente religiosa, nella pittura, nella scultura, nella musica, si sono affiancare altre sensibilità che hanno valorizzato l'uomo, le sue attività, le sue opere, le sue passioni. E la scienza non sarebbe forse ancora condizionata dal compito di dover confermare l'ordine apparente della verità indicata dalla Bibbia?

Tutti gli uomini partecipano al piano di salvezza. Se si parte da questa consapevolezza, allora l'Oggi, che ci coglie in una fase di mutazione, l'oggi incluso-tutto, anche quello che ci appare come una involuzione del pensiero, come una negazione delle "Verità", è solo la premessa per un Domani in cui, abbandonati i sentieri perdenti, scartate le mete inconcludenti, saremo più ricchi di Domande.
Se è stato così negli ultimi duemila anni, perché mai non dovrebbe essere altrettanto vero per il futuro?
Non è un atteggiamento rinunciatario e passivo. Se dobbiamo farlo, proclamiamo ad alta voce i valori nei quali crediamo: "quella" pace, "quella" giustizia, "quel" uso della scienza, "quel" modello di famiglia, "quella" centralità della Vita, "quella" etica...ma facciamolo ascoltando, ascoltando, ascoltando, comprendendo, comprendendo, comprendendo. Affermando piuttosto che negando.

Chiudo, inevitabilmente, con un dubbio su quello che ho appena scritto.
Mi sono cimentato in discorsi un po' difficili, pur sapendo che da ingegnere del bit, mi manca la formazione e la competenza filosofica, teologica e letteraria, per utilizzare i termini corretti, le citazioni necessarie per valorizzare il pensiero, per nascondere i punti deboli. Se qualcuno "esperto" dovesse leggermi abbia comprensione e apprezzi lo spirito.

L'ho fatto più per mettere ordine ai miei pensieri che per rispondere a qualcuno; l'ho fatto perché in un blog di "come si cambia" interrogarsi sul cammino dell'uomo è centrale.
Il "camino" di Santiago deve essere una esperienza fenomenale, se percorso con l'atteggiamento giusto. Ho letto che chi parte viene, tra l'altro, equipaggiato con un libretto dalla copertina nera rigida e l'elastico per tenerlo chiuso, è il Moleskine il diario del viandante. Anch'io ne possiedo uno (più di uno); per me rappresenta, simbolicamente, la mia ricerca interiore, la disponibilità a cambiare, il mio cammino.

domenica 5 novembre 2006

Andare a piedi

Per andare al lavoro, da un paio di mesi, ho abbandonato l'automobile.
Quando, e se, l'inverno arriverà, il vento forte e le temperature basse potrebbero diventere un ostacolo insuperabile e spingermi nuovamente verso il box a quattro ruote, ma intanto, provo a elencare le prime undici motivazioni per continuare ad andare a piedi:



  1. Non ho bisogno di dovermi ricordare che dalle 8.00 alle 8.30 non si può percorrere la strada sotto casa, causa ingresso bambini alla limitrofa scuola elementare (veramente a ingombrare e costituire pericolo sono le stesse mamme e papà che accompagnano i figli in auto...).
  2. Il traffico si va complicando di mese in mese; per percorrere due chilometri, partendo alle 7.59, ci voglio, a volte, 40 minuti. Se non ho sbagliato i conti fanno 3 Km/ora.
  3. Si risparmia in costo del carburante ed usura macchina.
  4. A piedi impiego meno di quindici minuti per una distanza di poco superiore al chilometro.
  5. Un'ora di piscina alla settimana è poco per chi fa, come me, un lavoro sedentario; andando a piedi aggiungo 1 ora (15 minuti per quattro volte) di attività motoria al giorno.
  6. Lavorare vicino a casa propria è un caso fortunato e raro, perchè non sfruttarlo?
  7. A piedi conosco meglio la mia delegazione perchè ogni giorno provo un tragitto diverso. Così studio le alternative: il più breve, il più riparato dalla pioggia sotto i portici, quello sulle strade meno trafficate dalle auto (smog!), quello che mi fa passare accanto alle librerie (mi viene voglia di svaligiarle), quello con meno semafori, quello che evita di passare davanti ai call-center (veramente nascono come i funghi) e così via se ne possono inventare a piacere.
  8. Si prende coscienza che la delegazione è diventata una società multietnica e che lo spagnolo è più parlato del dialetto genovese.
  9. Vicino alla stazione ferroviaria distribuiscono i quotidiani gratuiti, ideali da sfogliare distrattamente mentre il PC sulla scrivania avvia Windows XP.
  10. Si incontrano persone che si conoscono e ci si ferma qualche secondo per salutarsi.
  11. Si incontrano persone che non si conoscono e si impara a riconoscerle, un pochino, giorno per giorno.