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venerdì 19 settembre 2008

Rivegliarsi così

Quando ti succedono cose che alla mattina ti fanno risvegliare così.

Ti devi leccare le ferite e ricevere questo tipo si SMS è una pomata rinfrescante

"Le belle e brutte notizie vanno e vengono, tutto poi si riassesta...."

"Tu lo sai che non sei solo anche quando sei solo"

venerdì 9 novembre 2007

Cambiamenti azionari... e non solo

Ecco, ora la notizia è pubblicata: dal 1° Dicembre sarà pienamente operativo il passaggio di Costa Container Lines in Hamburg Sud.

Le prime voci interne in primavera, poi gli articoli sulla trattativa in corso, a partire da Agosto; da Settembre la due-diligence che precede la definizione finale della trattativa.

Mi posso un po' sbottonare e, forse, si capiscono molti sogni ansiogeni che ho cercato di fissare, nel blog, nei mesi scorsi.

E' proprio il caso di dire: Opportunità o Problema?

Ma in questo contesto non voglio affrontare l'argomento dal punto di vista professionale ma da quello strettamente umano.

Il resto lo affido al mio blog Informatica e Organizzazione.

Se c'è una cosa difficile è stare nel guado, in una di quelle situazioni in cui non hai più quello che avevi prima, le tue certezze costituite dal ruolo, dalle abitudini consolidate, dagli equilibri nei rapporti, e non hai/sai ancora il quello che verrà dopo.

Il verbo più azzeccato, secondo me è "stare".

Occorrerebbe stare. Non farsi prendere dall'ansia, non precipitare le cose, non trarre affrettate conclusioni.

Occorrerebbe continuare a proporsi positivamente. Non concentrasi sul cestino che qualcuno ti sta chiedendo di posare a terra, e neppure soffermarsi troppo su quel momento più o meno lungo in cui in mano non hai niente, ma guardare oltre per individuare il prossimo cestino che potrebbe anche essere migliore.

Appunto bisognerebbe...potrebbe...Vuol dire che qualche volta ci si riesce e qualche volta no.

Questo vale come atteggiamento interiore, perchè poi il risultato finale dipende anche da altri che decidono per te, qualche volta senza di te.

In questi giorni la morte di Enzo Biagi e la citazione di una sua frase: "Una delle cose peggiori che un uomo può fare è togliere il lavoro ad un'altra persona".


sabato 14 luglio 2007

Scalinata di pietra

Una lunga, ripida, scalinata costruita con grossi blocchi di pietra bianca e grigia, permette di superare il dislivello che separa i due terrazzamenti della ripida collina.
In una mano ho una valigia con l'altra tengo fermo sulla spalla un ombrellone bianco.
In fondo al percorso, la casa che devo raggiungere.
Comincio a scendere i primi scalini; ad ogni passo diventano sempre più alti e difficoltosi da affrontare. Finchè il successivo è così alto che devo fermarmi, posare i bagagli e scenderlo appoggiando le mani e puntellandomi con i tacchi delle scarpe.
Ancora un passo, stavolta mi giro verso la parete, scendo all'indietro. Appoggio il piede su un blocco di pietra. Si muove sotto il mio peso, si spezza alla base, si stacca e cade verso il basso. Mi aggrappo allo scalino precedente, mentre tutta la struttura implode su se stessa. Rimango abbarbicato sugli speroni di roccia che spuntano dal muraglione. Non posso andare su, non posso andare giù.

(sogno 13/7/07)

Ancora un percorso interrotto. Questa volta l'ansia è maggiore e manca l'alternativa. Ora ci sono le ferie per recuperare...

mercoledì 30 maggio 2007

Un paese senza speranza

L'auto imbrocca la strada asfaltata che indica la direzione del paese adagiato sulla collina. Una strada stretta con l'erba ai lati che avanza rubando terreno al catrame che si sfalda.
Più avanti l'asfalto è solo un ricordo del tempo; la strada prosegue con ampi avvallamenti che costringono l'auto ad avanzare lentamente, inclinata da un lato, scossa. Un largo tornante e, proprio a qualche decina di metri dalle case, una frana blocca l'accesso. Come si fa a passare? Il conducente si gira, torcendo le spalle e la testa, e innesta la retromarcia. In effetti un po' più indietro, a lato della strada, si apre uno stretto anonimo passaggio di terra battuta, largo quanto basta per far passare una macchina. Da lì finalmente raggiunge il paese.
No, non è disabitato, qualcuno è seduto fuori dalla porta, alcuni negozi deserti sono aperti, c'è una piazza con automobili posteggiate.
Ma tutto l'insieme dà l'impressione di una grande stanchezza, di rinuncia, di attesa fatalistica.
Verrà il 2015, o forse il 2030 o un altro anno ancora e tutto cambierà. Ci saranno di nuovo ampie strade percorribili, la gente riacquisterà la sua vitalità; il paese rinascerà.
Ma tutto è raccontato monotonamente, come un sogno nel sogno. Impossibile credere che possa diventare realtà. Si preferisce ricordare un tempo migliore, un grande progetto di sviluppo irrealizzato, seduti sull'uscio si chiacchiera con l'ospite inatteso, lo straniero in automobile che si è preso la briga di arrivare fin lassù, dove il tempo sta chiudendo un sipario.

(sogno 30/5)

Un popolo, un paese, la singola persona, hanno bisogno di mete, per non implodere. Di un sogno da realizzare. La precarietà è come una bomba ad orologeria; trascina per una strada che parte dall'ansia e porta alla rassegnazione.

domenica 27 maggio 2007

Una forza

C'è una forza interiore che possa portare alla superficie il meglio di sè?
Sì, ma occorre fermarsi, non la si recupera sotto lo sforzo di una fatica continua, di una interminabile giornata fatta di risate forzate, nel sottofondo anestetizzante dei media, nella corrente della conformità, perchè lì viene a mancare la lucidità.
Sì, ma non la si può scoprire sotto la pressione di obiettivi da raggiungere a tutti i costi, che ti stritolano come la calura del sole soffocante, bisogna cercare un rifugio al riparo dalle pressioni esterne.
Sì, ma non si può pretendere di riconoscerla sotto l'angoscia del pianto, prima bisogna trovare una consolazione.
Dicono che è' una forza capace di ripulire quella sensazione di sordido che si accumula quando si rimane tanto tempo senza ascoltare se stessi.
La paragonano alla sensazione che l'acqua porta ad un terreno arido.
Aggiungono: non eri malato, ma poi ti senti guarito.
Qualcosa capace di piegare tutte le rigidità delle regole che ci impediscono di vivere liberi. In grado di raddrizzare i contorcimenti delle nostre paure che ci impediscono di vivere il presente.


Qualcuno lo chiama "Spirito".

Ma che importanza ha come chiamarla? Se non occorrono distintivi, tessere e istituzioni cui aderire "da ora per sempre" per suscitarla? Se è una forza che non obbedisce a leggi emanate dagli uomini, che ognuno può provare perchè è come un vento sottile che soffia dove vuole?

venerdì 11 maggio 2007

Previsioni

L'uomo deve partire per un viaggio in macchina verso l'Europa dell'Est. E' tutto pronto, il bagaglio è già caricato, ma un'ultima consultazione delle previsioni meteorologiche è disastrosa. Sono previsti vasti e violentissimi temporali con alluvioni oltre il confine, proprio nelle ore in cui dovrà transitare in quella zona.
In un attimo nella sua mente si materializzano scene apocalittiche. la sua macchina verrà trascinata via da un fiume ingrossato e il vento lo sbatterà fuori carreggiata o ancora si perderà per strade sconosciute battute da violenti scrosci...
"Non voglio partire, preferisco rinunciare al viaggio" comunica alla moglie, ma la donna insiste, lo sprona a non sopravvalutare la precisione delle previsioni. C'è un margine di incertezza. Gli propone di partire ugualmente e di vedere strada facendo cosa succederà. Di modulare le sue reazioni sulla realtà non sulle ipotesi.

Effettivamente proprio in questi giorni circolano voci...sul futuro lavorativo. Nuvoloni scuri. Se mi lascio andare alle ipotesi negative, ne viene fuori un quadro inquietante.
Il suggerimento del mio inconscio è proprio adeguato. Costruire possibili, ma per ora fantasiosi, scenari, sotto l'azione dall'ansia, dominati dalla preoccupazione e dall' inquietudine non porta alcun beneficio. Meglio saper aspettare i fatti reali.

(sogno 9/5)

mercoledì 1 novembre 2006

Pronti, al posto, via

Pronti al posto via!

E' la classica formula che avvia ogni competizione sportiva.
Da ragazzo ho partecipato a gare su strada, con grande soddisfazione ma scarsissimi risultati.
In allenamento andava anche bene, viaggiavo insieme al resto della squadra e sembravo in grado di reggere il ritmo.
In gara mi tremavano le gambe in modo plateale e quando mi riprendevo ero già in fondo al gruppo sgranato.
La gara più lunga che ho disputato è stata una corsa in salita da Imperia al monte Faudo.
La ricordo per vari motivi tra cui appunto per via del momento fatidico della partenza.
I concorrenti erano ammucchiati in varie file dietro la striscia bianca tenuta tesa da due giudici.
C'erano altleti di tutte le età, dai ragazzi agli oltre sessantenni. Davanti allineati più ordinatamente quelli che gareggiavano per la vittoria, più indietro gli amatori.

E' il momento: "Pronti al posto via!".

Ed io dove sono?

In un angolo, contro un cancello, a fare la pipì, un po' imbarazzato.
Mi risistemo quello che c'è da sistemare e scatto anch'io; il gruppo è già tutto sfilato lontano almeno cinquanta metri.
La strada da percorrere era lunga, diciotto chilometri; quella volta feci in tempo a recuperare qualche posizione e arrivai 103esimo su oltre duecento partecipanti.

Sogni e ancora sogni

(Sogno 27/10)

"Arrivano gli americani", vestiamoci con i migliori vestiti che abbiamo!
Siamo euforici; mi verso manciate di farina sulla testa, così sembra un campo da seminare.
Le farfalle svolazzano sopra i tetti ma il gatto mi sta proprio tra i piedi. Uh, guarda passa Maradona in motorino e l' architetto sembra un medico anche se spiega come funziona un computer.

Gli americani, almeno da noi, hanno portato la libertà dove prima c' era la repressione; ma qui c'è un'euforia eccessiva e anche un po' tonta. La storia ha dimostrato poi che gli americani non sono sempre i "buoni", anzi!
I ruoli sono confusi e c'è aria di guai se l'architetto, il dottore e l'ingegnere non svolgono le funzioni di loro competenza...mi viene da dire: lucidità! Mantenere le posizioni!


(Sogno 28/10)

Delgo, ritorna a farmi visita nel mio ufficio. Lo porto a spasso, gli spiego tutti i progetti che abbiamo realizzato. Vorrei che fosse un incontro amichevole, ma ci viene posto ad entrambi un indovinello che di fatto ci mette in competizione.

...mi riconosco; è proprio così, se la competizione è troppo evidente entro in ansia. La soluzione non è rinunciare alla competizione, è inutile camuffare a se stessi che un'aria perennemente amichevole possa aggirare il problema.

(Sogno 31/10)

Al buio scendo la scalinata; devo stare molto attento basterebbe un passo falso per rotolare fino in fondo, inoltre la luce che filtra dal fondo del corridoio invece di aiutarmi mi abbaglia.
Comunque sia arrivo in fondo ed esco. Sembra che debba proseguire il mio percorso con una bicicletta, una minuscola bicicletta, così bassa che la borsa che porto con me si trascina per terra; la dovrò affidare a qualcuno. Comunque ora sono di nuovo a piedi e affronto un percorso accidentato lungo un sentiero che domina un selvaggio paesaggio marino; ci sono tronchi da scavalcare, fango in abbondanza, radici a cui aggrapparsi, rocce da superare, bisogna darsi una mano, aiutarsi a vicenda a tirasi su.

...il proprio percorso non finisce mai e cambiano pure i mezzi con i quali si affrontano le varie tappe...

martedì 21 febbraio 2006

Non credo che bisogna arrivare alla sua età

Mentre scrivevo il post "la pensione e l'ansia" avevo in mente un dialogo ben preciso tratto dal film "L'uomo che sussurrava ai cavalli" , che mi aveva colpito e che ricordavo molto pertinente, eccolo.

Annie: (rivolgendosi a Tom)
"Invidio sua madre, davvero. Dev'essere fantastico avere la sua età.
Trovarsi a quel punto della vita in cui non devi più procedere a tentoni.
La decisioni impossibili non vanno più prese e comunque non importa perchè tutte
le ansie, le scelte sbagliate che hai fatto, ti sono tanto care e tanto preziose, quanto le cose che hai fatto bene, io...ah!, dev'essere un grande sollievo, che senso di pace deve dare."
Tom, risponde:
"Non credo che bisogna arrivare alla sua età per trovare quel senso di pace."
"Ma uno come fa a saperlo, a meno che non abbia tutto alle spalle. Lei ce l'ha?."
"Qualche volta, non sempre ma qualche volta sì."
"Quando?"
"Quando mi sveglio nel ranch la mattina, sapendo quello che devo fare quel giorno, sapendo di essere a casa."

lunedì 20 febbraio 2006

La pensione e l'ansia

Quando penso alla pensione mi viene l'ansia, o forse... quando sono in ansia penso alla pensione.

Ci sono tanti motivi oggettivi e razionali per farsi venire l'ansia pensando alla pensione.
Penso di non essere il solo!

Ci saranno i soldi nelle casse dello Stato? Quanti anni mancano? Dodici o tredici. No bisogna tener conto che c'è il limite dei sessantacinque anni...e converrà andare con trentacinque anni di contributi...o meglio aspettare i quaranta?
Per l'ennesima volta mi rammarico per non aver riscattato gli anni di università...e i conteggi dell'INPS quando arrivano?
Faccio e rifaccio calcoli che sono sempre gli stessi e idealizzo il momento in cui potrò dedicarmi totalmente ai miei hobby: la musica, a quelli che non ho mai saputo coltivare: il ballo, ai viaggi d'arte nelle regioni d'Italia, ad iscrivermi alla facoltà di Fisica. Non ci sarà tempo per annoiarsi, e finalmente non dovrò più preoccuparmi se l' azienda in cui lavoro verrà venduta al miglior offerente straniero, se andrà in fallimento perchè la globalizzazione l'ha divorata, a cosa potrebbe succedere se dovessi perdere il posto di lavoro alla mia età...

In realtà a non accontentarsi delle apparenze, c'è un'altra prospettiva, un'altra visuale che pur non escludendo la prima, apre la strada ad altre considerazioni.

Voglio dire che quando al lavoro sono in difficoltà, e i motivi possono essere diversi: non riesco a far apprezzare una mia idea al mio capo; c'è una procedura di software che si ostina a non funzionare correttamente provocando malumori e risentimenti per tempi prolungati; mi sembra di non riuscire a domare i caratteri del mio gruppo di lavoro... è allora che l'idea della pensione diventa una strategia di fuga, un modo per smettere di affrontare la realtà, per rifugiarsi in un futuro inafferrabile su cui scaricare l'ansia o la crisi di panico.

In questi casi ho bisogno di fermarmi, di rientrare in me stesso. Qualche volta bastano poche ore o un'intensa nuotata in piscina al contatto con l'acqua, ma altre volte ci vuole pazienza, occorre ruminare un po', lasciar sedimentare il vortice dei pensieri, ammettere di non essere così bravo da saper dominare tutte le situazioni.
Lasciare che i propri pensieri non si incaponiscano a cercare una via d'uscita a tutti i costi, togliersi dalla spiacevole sensazione di essere una vittima, di essere nel centro di un ciclone...

Finchè un seme, un'idea nuova (sempre saputa) emerge con convinzione crescente.

Perchè mai bisognerebbe aspettare dodici anni per essere felici?
Mi viene allora una certezza: che in realtà se non troverò la strada della "felicità" oggi, non la troverò neppure domani.
Che sto mettendo il mio benessere in mano ad altri, facendolo dipendere da fattori esterni.
"Per questo io vi dico: Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete. La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito. ...Chi di voi, per quanto si affanni, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? Se dunque non avete potere neanche per la più piccola cosa, perché vi affannate del resto? ... Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l'animo in ansia... ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno."

Non credo che sia un Padre lontano oltre i Cieli, e certamente non è solo l'eco del padre che mi ha generato e cresciuto e trasmesso le sue certezze, è una parte di me, è come dire "la soluzione è dentro di te! Ascoltati!"
C'è un Padre dentro di me, che sa cosa occorre e che ogni giorno impararo ad ascoltare!

venerdì 17 febbraio 2006

"Come stai?"

Sembra un incubo, ma non è un sogno...

C'è stato un periodo in cui quando qualcuno mi chiedeva "Come stai?" l'unica risposta possibile era "Benissimo", accompagnato da un sorriro a trentadue denti.
Ogni altra formula che palesasse una qualsiasi incertezza era considerata segno di un problema "spirituale".
Rispondere "così così" era l'orlo del baratro.
Ma anche solo accontentarsi di un "...bene" era il segno di una mancanza di Amore che andava approfondita e corretta e si veniva subito richiamati "...e perchè non benissimo?".

Si doveva "testimoniare" che un buon cristiano è felice, ma intendiamoci: non felice "per finta", doveva essere felice per davvero.
E se tu in quel momento non ti sentivi felice?
Era lo stesso dovevi fare una "divina commedia".
Ripenso a quegli anni come la paranoia dell'amore, lo stalinismo della religione, il manganello della santità!

Ho impiegato parecchio tempo per disintossicarmi, per ritornare alla comune "infelicità" di tutti gli uomini, per riconsiderare l' "essere normali", come la normalità.

Pochi sanno oggi cogliere la mia felicità e il mio senso di liberazione quando, alla domanda "Come stai?", rispondo:
"Oggi non tanto bene, sono un po' in ansia".
Può anche essere che io risponda "Benissimo" allora dipende:
se chi ho davanti è un amico, sicuramente è la verità, ma in questo caso è più probabile che io usi altre espressioni;
oppure se non è un amico o se si tratta di una situazione formale vuol dire che alzo un muro, che in realtà non voglio comunicare quello che provo.

...Allora attenzione alla mia risposta la prossima volta che mi chiedi "Come stai?"

venerdì 13 gennaio 2006

Squadra speciale

Il traffico della città è caotico, per raggiungere la meta, in fretta, non ci sono alternative; salgo in macchina zizzagando nel traffico finchè possibile, poi abbandono l'auto dove capita e proseguo a piedi scansando e urtando la gente senza alcuna importanza; un tram che passa e rallenta è l'occasione per saltarci su, certo è affollato, bisogna sgomitare ma il mio viaggio prosegue di un altro pezzo.
E poi, finalmente, sono ai piedi dell'immenso grattacielo; chiamo l'ascensore, è l'ultima tappa. Arriva, pieno di luci, pulsanti e appendici elettroniche. Programmo la salita al punto più alto; l'ascensore non parte, e non parte neppure dopo innumerevoli tentativi di sboccarlo.
E' inevitabile, deve intervenire la squadra speciale; un gruppo selezionato di persone dalle competenze più varie che dovrà risolvere in emergenza il problema.
Immediatamente vengono avviate le prove attitudinali per la selezione.
Io sfortunatamente non passo quelle logiche e matematiche e sono scartato, ma altre persone che conosco sì!
Sono umiliato non faccio parte della squadra speciale, non posso completare il percorso, non posso raggiungere la vetta del grattacielo.

(Sogno del 5/1)

Quando ci si pone traguardi irraggiungibili o quando il raggiungimento dei propri obiettivi è ossessivo, occorre fermarsi, non c'è alcuna meta sociale, e neppure spirituale o religiosa che possa giustificare la corsa all'infinito.
Per definizione l'infinito non è raggiungibile, spesso chi l'ha inseguito a tutti i costi ha dovuto accontentarsi del posto più vicino che ha trovato e che raggiungibile lo è: il niente, lo zero.
Se questa ansia fosse cosciente si potrebbe definire orgoglio, superbia, il "peccato" della torre di Babele, ma poichè spesso è compulsiva e non consapevole, probabilmente è segno di un profondo disagio interiore e di insicurezza.
Alt!
Rallentare!
Slow!
Guardarsi dentro scoprire valore di se stessi e valori delle persone che amiamo.
Niente squadre speciali di assalto al grattacielo, mai più attraversare la città ignorando tutto quello e tutti quelli che si incontrano.
La meta è intorno a me e già dentro me.

domenica 25 settembre 2005

Ogni giorno introdurre qualcosa di nuovo

Dovete continuare a crescere e a progredire. Ogni giorno dovete introdurre qualcosa di nuovo nella vostra vita. La vostra responsabilità principale è nei confronti di voi stessi. Se non la pensate così, non potete dare niente a nessuno. Potete dare soltanto ciò che avete. Se diventate vivi, se attraversate il mondo a passo di danza, facendo cose pazze, diventate affascinanti. È l'affinità che ci avvicina, ma è la novità che ci tiene insieme. Siate saggi, siate stimolanti, siate eccitanti, condividete idee nuove, crescete, progredite, evolvetevi. Non siate mai prevedibili!

By Leo Buscaglia

Secondo me occorre però una precisazione: il "dovete continuare a crescere..." non può essere un imperativo interno, altrimenti diventa perfezionismo e onnipontenza, che si trasforma in frustazione e ansia per poi lasciare depressione e sfiducia.
In altri parti del suo messaggio Buscaglia esalta il valore della CONSAPEVOLEZZA verso se stessi.
E' attraverso questo canale che ogni giorno si può introdurre qualcosa di nuovo nella propria vita.
Sapete a cosa penso?
Cambiare i biscotti con cui si fa colazione, una piccola deviazione nel percorso abituale per andare al lavoro, salire a piedi al terzo piano invece che aspettare l'ascensore, uscire a portare la spazzatura invece di delegare un figlio...

lunedì 11 luglio 2005

Illuminazione e acqua

Chi non è illuminato è sempre ansioso.
Come uno che cade nel fiume e non sa nuotare.
Si spaventa e quindi affonda. Allora cerca di stare a galla e affonda sempre più.
Se smettesse di avere paura, e si lasciasse andare a fondo, il suo corpo ritornerebbe su da solo.
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L'uomo illuminato sa che la paura sta nel modo in cui si guarda alle cose, non nelle cose in se stesse.
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Anthony de Mello - La preghiera della rana




Permetto al mio corpo di prendere contatto con l'acqua, lascio che i miei sensi prendano confidenza con l'antico elemento da cui provengo.
Sono consapevole dell'effetto di una minore forza di gravità; dei rumori esterni che si attutiscono; di quelli che provengono dal mio corpo che si amplificano e rimbombano; della prospettiva diversa con la quale percepisco sott'acqua le cose davanti ai miei occhi; del mio respiro che ricerca un nuovo equilibrio ad ogni movimento.
Mi rilasso e il mio corpo si rifiuta di affondare, una spinta dal basso mi riporta nella linea in cui l'acqua e l'aria si incontrano e capisco che ho bisogno, indissolubilmente, di entrambi: acqua ed aria.