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mercoledì 24 dicembre 2014


BUON NATALE


Il presepe rappresenta un angolo dell'eremo di San Pol de Mar  e, naturalmente, è stato costruito pezzettino per pezzettino, con grande abilità, da Dario, sotto la vigile sorveglianza e supervisione di Pau.


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Dammi, Signore, il senso del buon umore. Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo per scoprire nella vita un po' di gioia e farne parte anche agli altri. Amen.
(Thomas More)

sabato 21 dicembre 2013

Il cognome di Dio

Ma qual è il cognome di Dio? 
Siamo noi, ognuno di noi. Lui prende da noi il nome per farlo il suo cognome. ‘Io sono il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di Pedro, di Marietta, di Armony, di Marisa, di Simone, di Vincenzo, di Maria Teresa, di Marianna, di Benedetto, di Antonio, di Pau, di Dario, di Alice, di tutti!’. 
Da noi prende il cognome. Il cognome di Dio è ognuno di noi”. “Lui, il nostro Dio ha fatto storia con noi, ha preso il cognome dal nostro nome”, “si è lasciato scrivere la storia da noi”. “Noi scriviamo questa storia di grazia e peccato e Lui va dietro a noi”. Questa “è l’umiltà di Dio, la pazienza di Dio, l’amore di Dio. E’ nostro!”.

E questo fa commuovere: “Tanto amore, tanta tenerezza, di avere un Dio così. La sua gioia è stata condividere la sua vita con noi. 

Avvicinandosi il Natale, viene da pensare: se Lui ha fatto la sua storia con noi, se Lui ha preso il suo cognome da noi, se Lui ha lasciato che noi scrivessimo la sua storia, almeno lasciamo, noi, che Lui ci scriva la nostra storia.

E quella è la santità: ‘Lasciare che il Signore ci scriva la nostra storia’. E questo è un augurio di Natale per tutti noi. Che il Signore ti scriva la storia e che tu lasci che Lui te la scriva. Così sia!.


I miei  auguri di Natale  presi in prestito da Papa Francesco 

(tratto da Messa Santa Marta del 17/12)

martedì 15 dicembre 2009

Presepe da viaggio

Quest'anno il mio presepe è in formato "da viaggio", nel senso che è stato allestito dentro una valigia.















Naturalmente è una valigia da immigrante anni 50'.
Quelle che usavano i siciliani quando arrivavano al nord alla ricerca di un lavoro dignitoso.
















Ma avendo appurato che il più illustre migrante è proprio Gesù Bambino, penso che l'adattamento sia adeguato.
















Il mio augurio di Natale a chi passa di qui:
scacciate via quelle immagini di festività vuota, banale e volgare che ci offe la televisione e la pubblicità, non è il Natale è il Mortale.
La festa del Natale ha un solo intestatario: Gesù.

domenica 25 dicembre 2005

Pranzo di Natale 1944

Il natale è già passato ma mio suocero ha nelle sue corde il ricordo di quello trascorso nel 1944

Racconto di Luigi Giacopinelli (mio suocero)



Mi trovavo prigioniero nel campo di concentramento di Ebelsberg, un paesino vicino a Linz in Austria.
Ero arrivato lì dopo anni di guerra: prima sul fronte francese, poi in Albania e infine in Grecia, dove il 28 Settembre 1944 fui fatto prigioniero dalle truppe tedesche.
Stava finendo la guerra: era l'ultimo Natale di prigionia, ma noi non lo sapevamo.
C'era voglia di festeggiare, pur nelle condizioni disumane in cui si viveva anche perché normalmente si mangiavano: rape, acqua e bucce di patate. Per questo io e i miei tre amici inseparabili (Pratolongo, Canepa e Sbarbaro) avevamo venduto sigarette e piccoli oggetti al mercato nero organizzato clandestinamente dai militari stessi, per comprare la farina necessaria a preparare un piatto di gnocchi.
Tre giorni prima della festa, impastiamo con grande entusiasmo e terminato il nostro lavoro, alziamo il soffitto, che era formato da assi di legno, e disponiamo sopra una salvietta gli gnocchi ancora freschi.
Non so se perché così sarebbero stati al sicuro o perché non c'era altro posto dove conservarli.
Arriva il giorno di Natale: una giornata freddissima, mezzo metro di neve, quindici gradi sottozero.
Per abbellire la nostra tavola vorremmo mettere dei fiori ma ci dobbiamo accontentare di un ciuffo d'erba bruciato dal freddo.
Prendiamo una latta di benzina ben pulita che sarà la nostra pentola e accendiamo il fuoco all'aperto: di solito era severamente proibito ma quel giorno i tedeschi erano più tolleranti.
La margarina, chissà se arrivata da casa o comprata al mercato nero, era pronta a condire il nostro pranzo.
Quando l'acqua bolle arriva il momento cruciale di buttare gli gnocchi.
Tiriamo su le assi del soffitto e… di gnocchi non c'è più nemmeno l'ombra, spariti!
Dopo il primo momento di incredulità, le lacrime scendono dai nostri occhi senza ritegno.
Siamo rimasti malissimo, abbiamo ancora un pezzettino di pane e una cicca di sigaretta: il giorno di Natale 1944, quello è stato il mio pasto.
Qualche ora più tardi e dopo tante domande: "chi li ha presi chi non li ha presi", capitiamo nella baracca adiacente la nostra. Lì, abbandonata, troviamo la salvietta che aveva contenuto il nostro agognato pranzo e ci rendiamo conto che il soffitto delle due baracche è comunicante.
Non è che questi soldati, prigionieri come noi, fossero cattivi, è che ognuno cercava di riportare a casa la pelle; avevano rubato per non morire.
Ancora oggi sono convinto che io, pur patendo la fame, non avrei mai fatto una azione simile, ma la consapevolezza di aver vissuto una prigionia ai limiti della dignità umana, mi fa riconsiderare quegli avvenimenti con senso di tolleranza e comprensione verso i miei compagni.

lunedì 19 dicembre 2005

Auguri scomodi

Tratto da "Auguri scomodi" di don Tonino Bello e adattato perchè il primo destinatario del messaggio sono io.


Non posso sopportare l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla "routine" di calendario.

Tanti auguri scomodi, allora!
Gesù che nasce per amore ci dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali. E ci conceda la forza di inventarci un’esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio e di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia ci tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del nostro letto duro come un macigno, finché non avremo dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo ci faccia sentire dei vermi ogni volta che la nostra carriera diventa idolo della nostra vita, il sorpasso, il progetto dei nostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle nostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, ci costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la nostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l'inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell'affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei nostri cenoni, rimproveri i tepori delle nostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle nostre luminarie, fino a quando non ci lasceremo mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla nostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l'aggravante del nostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si fabbricano armi, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell'oscurità e la città dorme nell'indifferenza, ci facciano capire che, se anche noi vogliamo vedere "una gran luce" dobbiamo partire dagli ultimi.
I pastori che vegliano nella notte, "facendo la guardia al gregge ", e scrutano l'aurora, ci diano il senso della storia, l'ebbrezza delle attese, il gaudio dell'abbandono in Dio.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.