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venerdì 26 dicembre 2008

Ricostruzione cronologia Prigionia Stati Uniti d'America

Il commento ricevuto qualche giorno fa dalla sig.ra Silvia mi ha stimolato a rimettere insieme la cronologia dei fatti documentati del servizio militare del papàToledo e in particolare della prigionia negli Stati Uniti (Hereford, Arizona, Haway). Vedo con piacere che c'è sempre qualcuno interessato a questo tipo di ricordi. Ringrazio tutti quelli che hanno documenti che volessero condividere con me.


N. MATRICOLA 24186

RICOSTRUZIONE CRONOLOGICA TRAMITE FOGLIO MATRICOLARE E ALTRI DOCUMENTI
TRICHINI TOLEDO WALTER DI VINCENZO E DI BOSCO CAROLINA
NATO 13 GIUGNO 1913 A VITTORIA (RG)


Soldato di leva classe 1913. Distretto di Ragusa quale rivedibile della classe 1913 e lasciato in congedo illimitato deve rispondere alla chiamata alle armi della classe 191405-ott-34
Assegnato alla ferma minore di 3 grado mesi 3 per il titolo di cui all'art. 86 n.3 della legge 8 sett.1932 X n. 133210-dic-34
Richiamato alle armi e giunto24-set-35
Tale nel servizio chimico Napoli: Inviato in licenza straordinaria di giorni 30 telegramma min. guerra n.4215 del 20.1.3629-gen-36
Considerato richiamato alle armi per mobilitazione dal 24.9.938 a senso del R.D. 1758 del 19/9/935 circolare Min.le n.40001 del 7/1/93510-gen-35
Considerato in licenza in attesa di congedo dal 1.3.936 circ. min.le n.40062 del 2/3/93510-mar-36
Collocato in congedo illimitato circ. 48690 del 26.6.93601-lug-36
Tale nel distretto militare di Ragusa01-lug-36
Richiamato alle armi circ. mi.le n.31000 del 25.8.939 e giunto al comando 6° Regg.to Fanteria Palermo31-ago-36
Ricollocato in congedo illimitato04-dic-39
Volontario ordinario specialista a Roma all'8° centro automobilistico28-set-40
Riammesso in servizio con la ferma di anni due nel 8° centro automobilistico in qualità di aspirante contabile specializzato a senso della circ. 341 n.194003-ott-40
Giunto in terr. Dich. In istato di guerra 03-ott-40
Soldato … in detto01-dic-40
Caporale in detto01-feb-41
Nominato specializzato nella categoria "contabili" 01-feb-41
Cessa di trovarsi in territtorio dich. In istato di guerra 18-feb-41
Trasferito al 4° centro automobilistico in Verona 18-feb-41
Tale assegnato al 5° parco Automobilistico d'armata mobilitato12-apr-41
Tale in territtorio dich. Zona di guera12-apr-41
Partito dal terr. dichiarato zona di guerra30-apr-41
Imbarcato a Taranto sulla nave "Ausonia"13-set-41
Sbarcato a Tripoli18-set-41
Giunto in terr. dich. Zona di guerra 18-set-41
Caporal maggiore in detto01-apr-42
tale in zona operazione Tobruck01-ago-42
Trasferito in Tunisia per ripiegamento08-dic-42
Catturato prigioniero dagli inglesi nel fatto d'armi della Tunisia11-mag-43
Tale nel campo 17 Casablanca15-giu-43
imbarcato a Casablanca per l'America23-giu-43
Lettera da segr. Di Stato Vaticano a Sigona Giuseppe - Pozzallo (RG)
L'incaricato della S.sede in algeria ha fatto sapere…che il caporal maggiore Trichini Toledo è stato trasferito negli Stati uniti d'America…
12-feb-44
Lettera da segr. Di Stato Vaticano a Vincenzo Trichini - Vittoria (RG)::
La delegazione Apostolica di Wahington comunica…che il Caporale maggiore TRICHINI TOLEDO (WI-31695 comp.12 in data 30.9.943 si trovava internato nel campo di hereford Texas (stati Uniti d'America), stava bene e mandava affettuosi ricordi alla famiglia)
12-feb-44
lettera da Comitè International de la Croix rouge - Geneve a Trichini Vincenzo - Vittoria (RG):
Vi comunichiamo che il prigioniero di guerra caporal maggiore Trichini Toledo… è stato trasferito dall'Africa del nord al Hereford Internment camp. HEREFORD (texas) Box 20 c/o GPO New York NY Stati Uniti d'America
13-apr-44
Lettera di TRICHINI TOLEDO - PW Company 3 PW CAMP PACIFIC a TRICHINI VINCENZO - Vittoria (RG):
Carissimi Genitori,
L'ultima vostra è dei primi di settembre nella quale apprendo che avete ricevuto le mie lettere confortanti;….vi siete fatti un buon concetto di quello che è stato il maggio scorso, però credetemi è stata una fase passeggera e da allora procede tutto bene e tengo ad informarvi che il mio contegno è stato ed è sempre leale...Il mio lavoro è sempre da falegname e la mia dimora è fra reticolati; ben trattato, robusto di costituzione fisica e morale.
22-dic-44

Lettera di TRICHINI TOLEDO - PW Company 3 PW CAMP PACIFIC a TRICHINI VINCENZO - Vittoria (RG):
Carissimi Genitori, da voi nulla ho ricevuto; la presente con la speranza sia l'ultima. I giorni sono contati e sembra che durino eterni, tutto ho pronto ed aspetto solamente il via....
sarò con voi nei primi di quaresima... La mia salute è ottima, così voglio trovare voi.

14-gen-46
Dichiarazione del capt. J.Pryor - Prisoner of war base camp compound #8 APO 236:
This TUMPET is the property of Pw TICHINI TOLEDO 8WI-31695 and should not be confiscated
23-gen-46
Rimpatriato e imbarcatosi (all'isola Hawai 25-mar-46
sbarcato a Napoli)30-mar-46
Documento di riconoscimento alla sbarco da Nave "Sea Witch"04-mar-46
Biglietto Treno terzaclasse da Palermo a Vittoria per lic.za rimpatrio19-mar-46
Tale nel centro alloggio di Palermo e imbarcato in licenza di rimpatrio di gg.60 22-apr-46
Tale nel distretto mil.re di Ragusa e rimandato in congedo illimitato02-ago-46
Liquidazione assegni di prigionia dovuti al reduce (netto lit. 6.778)13-set-48

martedì 13 febbraio 2007

Prigionieri o Criminali

Torno ancora su questo argomento dopo aver letto il libro di Tavella "Io prigioniero in Texas" e visto il film di Serafini "Texas 46".
Il comando americano esercitò delle pressioni verso i prigionieri italiani. Ci fu chi non accettò di collaborare e fu bollato come "criminal fascists".
Una dura etichetta, che al ritorno in Patria finì col danneggiare il futuro di alcuni di questi uomini. Etichetta applicata indistintamente a tutti anche se non sempre corrispondeva alla realtà del pensiero politico personale.
Intanto mi sembra utile precisare, sempre che io abbia interpretato bene le informazioni acquisite, che la richiesta di collaborazione fu rivolta agli ufficiali e non ai soldati (per esempio, mio papà era caporalmaggiore e non mi risulta abbia mai firmato atti di collaborazione, non per questo subì maltrattamenti; faveva parte dei gruppi che andavano a lavorare all'esterno dei campi e godeva di una certa libertà di movimento e di un buon trattamento).
Tra il film e il libro sembra esserci una discrepanza: erano consapevoli gli ufficiali italiani degli orrori del nazismo e del fascismo?
Nel primo caso sembra di no, sembra che nel loro giudizio dovevano solo fidarsi delle affermazioni dei comandanti americani, mentre il libro di Tavella racconta che ascoltando la radio e leggendo i quotidiani locali i nostri soldati ebbero la possibilità di farsi un'idea precisa dei campi di sterminio e delle pulizie etniche.

Allora quali furono le motivazioni che spinsero tanti ufficiali a non collaborare apertamente? La mia lettrice, che chiamerò A.G. perchè preferisce non essere identificata, sulle motivazioni che hanno spinto dei sicuri anti-fascisti a non firmare, a non collaborare, porta una tesi che a qualcuno ha dato fastidio. A me sembra invece molto plausibile e comprensibile psicologicamente cercando di calarsi nella realtà vissuta da quei ragazzi.
Non c'è alcun complotto e nessuna ignominia: questi ragazzi avevano in testa un solo pensiero fisso: ritornare alle loro famiglie d'origine, ritornare a casa vivi. Fra loro si formò un tacito patto di solidarietà, temevano che firmando si sarebbero ritrovati in un nuovo fronte di guerra, temevano un possibile finale diverso della guerra.
Comunque chiedere loro di fare delle scelte di parte, mentre erano in una condizione di inferiorità poteva apparire quantomeno coercitivo e umiliante.
Ci furono anche dei maltrattamenti? Dalla lettura del libro sembrano essere stati limitati a un razionamento dei viveri, nel film invece la sofferenza sembra più evidente e profonda.

Io propendo per un rispetto motivato per tutti, sia per coloro che hanno deciso in un senso, schierandosi subito con gli alleati, sia per quelli che hanno preferito ritardare il loro ritorno scontando una lunga prigionia.

martedì 26 dicembre 2006

Prigionieri negli Stati Uniti d'America

Su consiglio di una lettrice del mio blog (per il momento desidera rimanere anonima), che si è imbattuta nella storia di mio papà Toledo, prigioniero a Hereford durante la seconda guerra mondiale, ho letto, di Mario Tavella, "Io, prigioniero in Texas". Ed. Lo Scarabeo.

A parte le differenze ideologiche (il nonno Vincenzo e la sua famiglia erano assolutamente antifasciti), è piacevole ritrovare episodi e descrizioni che mi riportano ai racconti del papà.

Così l'autore racconta l'impatto con il campo Texano:
"Per le nostre abitudini è un centro di soggiorno vacanziero, non un campo di concentramento. Letti con rete, materasso, coperte e trapunta. Le baracche di legno hanno due grosse stufe a carbone per l'inverno....docce, lavabi, specchi...acqua calda e fredda. Anche l'ora di pranzo riserva grandi gioie. La mensa è una specie di trattoria...La fame diventa presto un ricordo".


Quando Mario arrivò a Hereford, Toledo doveva essere già lì da circa un anno (il suo imbarco da Casablanca è del 23/7/43).

Così racconta nel libro il primo contatto con gli altri italiani.
"...applausi, grida di gioia, commozione...I vecchi (prigionieri) vogliono sapere notizie fresche dai nuovi arrivati, delle loro città, cercano conoscenti e compaesani..."


La storia di Mario merita un grande rispetto per la coerenza e la fedeltà ai valori in cui ha creduto; suonano profonde e sincere le sue parole che rievocano la scoperta, attraverso i giornali americani, degli orrori del Nazismo e della complicità del Fascismo.

"...Solo ora ci rendiamo conto di essere stati alleati di giustizieri di persone inermi e incolpevoli....Quando dico che il Fascismo non mi è mai sembrato il "Male", devo onestamente aggiungere che questa certezza traballa ripensando alle tristi e meschine leggi razziali contro gli ebrei, introdotte da Mussolini e dal Re..."


Da qualche parte le storie di Toledo e Mario si dividono perchè il mio papà continuò la sua prigionia alle isole Hawaii.

E' solo un' ipotesi ma suppongo che già al termine del 1944 era stato spostato in quella lontana isola del Pacifico.
Una lettera ai sui genitori del 23/12/1943 riporta l'indirizzo "PW Company 3 - PW Camp Pacific".
Forse, per qualche ragione che non conosco, papà aveva deciso di non collaborare con gli americani, e questa decisione potrebbe essere alla base del trasferimento.
Scrive in questa lettera:
"...quello che è stato il Maggio scorso; però credetemi è stata una fase passeggera...il mio contegno è stato ed è sempre leale....". Sulla sua attività aggiunge: " il mio lavoro è sempre da falegname e la mia dimora è fra reticolati; ben trattato robusto di costituzione fisica e morale".

Un' altro segno del passaggio alle Hawaii è un giornalino dal titolo " VOLONTA' " - Settimanale di guerra Italiana - campo No.1 Hawaii - 30/09/1945.
E' un numero speciale uscito in occasione della costruzione, da parte dei prigionieri italiani, di una chiesa dedicata a Santa Francesca Cabrini.
L' articolo principale è di Danilo Ravenna, capo del campo.

"...Niente di preciso ci è dato ancora sapere in proposito, ma è legittimo supporre che il momento nel quale potremo ritornare alla nostra terra martoriata non sia più tanto lontano. E allora, quando partiremo, saremo irresistibilmente portati a ricapitolare i mesi passati nei reticolati, in queste Isole, in pieno oceano Pacifico....
...La patria nostra, in uno spazio di tempo relativamente molto breve, ha subito prove eccezionali che hanno inciso sulla terra, bagnata di sangue...squassata dai terribili colpi della guerra, o sugli animi, provati dai sentimenti più contrastanti che hanno spezzato amicizie, influito perfino sui rapporti delle famiglie...
...Mai come oggi noi Italiani, tutti, abbiamo avuto bisogno di guardarci negli occhi, di comprendere l' uno gli errori degli altri, di pensare a tutto ciò che esiste ad di sopra di noi. Perché il mondo guarda verso la nostra Italia e si domanda se essa saprà rialzarsi o riprendere un degno posto fra i popoli."


Parole bellissime e attualissime!

Infine un' altra lettera di Toledo, 14/01/06. Aspetta il rimpatrio e scrive così:

"I giorni sono contati e sembra che durino eterni, tutto ho pronto ed aspetto soltanto il via..."

Il 25/03/46 si imbarca sulla nave "Sea Witch" che lo porterà a Napoli, poi ancora qualche mese a Palermo nel centro alloggi dei reduci. Ma ormai casa è vicina, anche se il congedo arriverà in Agosto, gli vengono concessi 60 giorni di permesso. Il 22 Aprile il cap. maggiore Toledo sale su un treno in una carrozza di terza classe per raggiungere Vittoria e ricongiungersi con le sorelle Aurora e Irene, la mamma Lilla e il papà Vincenzo.

venerdì 18 novembre 2005

Papà Toledo prigioniero di guerra a Hereford (Texas)

Perchè non ho preso appunti quando papà era ancora in vita?
Eppure da ragazzino mi "bevevo" tutti i suoi racconti di guerra, soprattutto quelli del periodo di prigionia negli USA.
Oggi ho sete di particolari che ho cercato in rete e nei cassetti del comò.

Il Caporal Maggiore Toledo Trichini, 5° parco automobilistico d'armata:
  • Sbarca a Tripoli il 18 Settembre 1942
  • Seguito ripiegamento è a Tunisi 8 Dicembre 1942
  • Viene catturato dagli inglesi l'11 Maggio 1943
  • Viene trasferito nel campo 17 di Casablanca il 15 Giugno 1943
  • Da qui è imbarcato per gli Stati Uniti il 23 Luglio 1943

  • Del periodo americano mancano date certe ma le lettere del Vaticano e della CRI testimoniano la sua presenza in Texas in data 12 Febbraio 1944 (allo zio Giuseppe di Pozzallo e al suo papà Vincenzo), 13 Aprile 44 (indirizzata ancora a Vincenzo Trichini).
    Matricola di prigionia 8WI-31695.
    Hereford è stato uno dei campi di prigionia più grandi degli Stati Uniti, più avanti riporto la traduzione di un sito che ne racconta la storia.

    Ma per non so quali percorsi papà Toledo viene spostato anche in Arizona (non documentato) e alle isole Haway, quest'ultimo fatto confermato dal foglio matricolare.

  • Rimpatriato da isole Haway il 28 marzo 1946 (m/v Sea Witch)
  • Sbarcato a Napoli 4 Maggio 1946.

    Traduzione sintetica del sito
    http://www.tsha.utexas.edu/handbook/online/articles/HH/quh1.html

    RISERVA DI HEREFORD E CENTRO DI RICEZIONE MILITARE. La riserva di Hereford ed il centro di ricezione occupavanoo 800 acri di terra nelle contee di Castro e Deaf-Smith, 3½ miglia a sud-est di Hereford. Il secondo in estensione fra gli accampamenti per i PRIGIONIERI DI GUERRA negli Stati Uniti, ha ospitato circa 5.000 prigionieri italiani e circa 750 addetti militari degli Stati Uniti. Anche se era indicato come un accampamento provvisorio, la riserva era costruita con funzioni di massima sicurezza. Il dipartimento di guerra annunciò l'autorizzazione il 30 giugno 1942 e la costruzione effettiva cominciò in ritardo in luglio.

    I primi internati arrivarono nel mese di aprile del 1943. Erano tutti italiani, con l'eccezione di un gruppo dei tedeschi che furono diretti all'accampamento per errore e rapidamente furono trasferiti dopo un tumulto. Gli italiani si rivelarono essere garbati, grandi lavoratori ed gente fidata. La politica di massima sicurezza presto fu sostituita da una politica di massima utilizzazione e gli uomini furono impiegati all’esterno per lavorare ai poderi locali con una paga di dieci centesimi all'ora. Gli ufficiali, tuttavia, furono incarcerati in aree separate e non fu loro richiesto di lavorare. Il rispetto reciproco che si sviluppò fra i prigionieri ed i loro carcerieri è dimostrato dalla chiesa cattolica di S. Mary in Umbarger. Là, sette ufficiali e due soldati semplici italiani costruirono sculture di legno, pitturarono pareti e installarono mosaici alle finestre, donando il loro lavoro in spirito di fratellanza cristiana. I parrocchiani contraccambiarono fornendo loro generosi pasti; ogni notte gli italiani portavano di nascosto l'eccedenza dentro il campo degli ufficiali, che erano sottomessi a restrizioni sul cibo. Da ottobre fino a Dicembre del 1945 un certo numero di prigionieri che erano esperti artisti , artigiani e decoratori di vetro costruirono una cappella in onore dei loro cinque camerati che erano morti nell'accampamento. Furono sepolti uno ad ogni lato della cappella. Dopo la guerra i loro corpi furono inumati e rinviati in Italia.
    Il rapido rimpatrio cominciò con la conclusione della guerra, nel gennaio 1946 gli ultimi 3.999 prigionieri furono imbarcati sui treni speciali per il loro ritorno in Italia. L'accampamento fu dichiarato superfluo il 1 febbraio 1946. Di conseguenza, tutto quello che rimase fu una torretta dell'acqua, il serbatoio ed la piccola cappella. La cappella cadde in abbandono e divenne vittima del vandalismo fino a metà degli anni 80, quando la Commissione Storica della contea di Castro di adoperò a restaurarla. Il 30 aprile 1988, una cerimonia fu tenuta in onore dell’avvio dei lavori di ripristino della struttura che misura tredici piedi-quadrati. Un gruppo di italiani, compreso sedici Prigionieri di Guerra, assistettero, donarono soldi e bozze di schizzi originali e fotografie in sostegno del progetto. La cappella ricostruita fu consacrata il 18 giugno 1989 e ricevette lo stato manufatto storico l’8 maggio 1993.


    Il quadro di riferimento trovato in rete ha molte analogie con i racconti di papà.
    Era la descrizione di una "piacevole" prigionia, dove i militari erano trattati con rispetto, dove lui poteva lavorare secondo le sue capacità di ebanista e possedere una tromba.
    Ricordo i suoi aneddoti sulle gare che un capetto americano gli faceva fare per misurare quante bottigliette di coca-cola e di gelati era in grado di trangugiare di seguito. Gare che a quanto pare finivano sempre con lunghi soggiorni in ...latrina.
    Oppure quelli sui dispettosi prigionieri "fascisti" che volevano sabotare gli USA e allora piantavano il cotone con le radici in su...provocando, al massimo, le risate scomposte degli americani.

    I contatti con casa, da un certo punto, ricominciarono perchè ho trovato due lettere:
    la prima del 22 Dicembre 1944 testimonia che i contatti erano già stati ristabiliti, poi informa:
" il mio lavoro è sempre da falegname e la mia dimora è fra i reticolati; ben trattato, di robusta costituzione fisica e morale...arrivederci e sempre allegri".
Quella del del 14 Gennaio 1946 è l'ultima lettera prima del ritorno e papà si preoccupa della sorella Irene (non è che è andata promessa sposa con quel tale, che è un poco di buono?) e del suo imminente rientro.
Tra i resti del comò ho trovato anche il numero del 30 Settembre 1945 di "Volontà" - settimanale dei prigionieri di guerra italiani, campo n.1 Hawaii e un attestato di possesso di una "trumpet".