sabato 1 aprile 2006

Il Tram

Il tragitto Nervi-Genova lo percorrevo così tante volte che, in pratica, sapevo a memoria tutte le curve, tutti i saliscendi, i nomi dei ristoranti che si affacciavano sul mare, i ponti della ferrovia che lambivano la strada, la posizione di tutte le edicole...

Prima c'era il Tram: le linee numero quindici e sedici.
La mamma diceva: "Andiamo a prendere papà".

Significava raggiungerlo all'uscita del suo lavoro (vedi la bottega del falegname); si partiva per Genova dalla fermata del Ponte Nuovo di Nervi; il mio posto privilegiato era in piedi, davanti, vicino all'autista, la mamma appena dietro di me, anche lei in piedi (pativa il mal d'auto). Per un'ora era un sogno ad occhi aperti. Incredibili storie che avevano sempre una cosa in comune: io ero l'eroe. Salvavo i passeggeri da uno squilibrato che saliva sul mezzo o da un improvviso incendio che minacciava l'autobus. Ero il bagnino in azione in una delle tante spiagge che si intravvedevano lungo il litorale oppure inseguivo con successo dei malviventi lungo le strade. La mamma mi riportava alla realtà: "La prossima si scende!".

Quando il papà era ripulito dalla polvere di legno e dagli odori delle colle, tutti insieme si andava a fare la spesa. Si attraversavano i portici di via XX Settembre affollati di gente e si entrava alla Standa per uscirne dopo un'oretta con le mani dei miei genitori occupate da ingombranti i sacchetti di plastica contenenti, verdure, carni, scatolame, pasta. Si risaliva insieme sul tram quando ormai era buio, aspettando però che ne arrivasse uno con qualche posto libero per sedersi. Sebbene il ritorno fosse meno affascinante dell'andata perchè la stanchezza oramai aveva preso il sopravvento e il tram sembrava riflettere l'aria triste o forse solo stanca dei pendolari che tornavano a casa dopo una giornata di lavoro, io ero comunque molto fiero di essere insieme al papà e alla mamma. La famiglia era ricomposta.
Poi il tram a Genova è sparito, ma non la necessità di percorrere lo stesso tragitto per ancora tanti anni.
E, qualche volta, ancora adesso, ripercorrendo, di tanto in tanto, le stesse strade in automobile, rivivo una familiarità di luoghi e situazioni interiori e mi chiedo quanto, quel percorso con la mamma, verso papà e poi insieme a casa, non racchiudesse altri arcani, importanti, significati nella storia che legava e lega Enzo a Salvina, e Toledo.
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