mercoledì 23 luglio 2014

Il grido della vita

Tratto da "Non è più come prima" Massimo Recalcati.

Al bambino (che nasce) resta solo il grido.
E' attraverso il grido che la vita si rivolge all'Altro per trovare  un sostegno senza il quale  essa si perderebbe. 

Il bambino non è ancora in grado di parlare, di spiegare, ha una percezione solo confusa del suo corpo, non sa dove si trova, non è più protetto dal calore della placenta, dal calore della vita intrauterina, né dall'abbraccio materno, si trova gettato fuori, esposto alla vita e tutto questo caos prende la forma espressiva del grido. 
Noi nasciamo attraverso un grido come manifestazione dell'abbandono assoluto nel quale la nostra vita è stata gettata.  
Ed è solo la risposta dell'Altro a rendere possibile la traduzione significante del grido in appello.
E' questo il compito primo dell'Altro: saper rispondere a questo appello, non lasciare cadere il grido nel vuoto, soccorrere la vita che grida, tradurre il grido in domanda d'amore.
Il testo biblico riassume bene questa posizione nella risposta di Abramo al suo Signore: "Eccomi". Siamo alla radice più propria dell'esperienza del riconoscimento.

La vita esige la presenza dell'Altro, dell'Altro come soccorritore... che sa rispondere al grido in cui la vita si palesa, perché senza la risposta dell'Altro la vita muore, si disumanizza, brancola nel buio resta pura vita animale.
Nulla infatti come l'esperienza dell'abbandono mostra quanto la vita umana non consista di se stessa, ma sia integralmente sospesa alla risposta dell'Altro.
Di questa verità l'esperienza cristiana del crocefisso è una delle espressioni più forti e struggenti.
Il figlio morente si rivolge al padre che è nei cieli senza ricevere alcuna risposta immediata: "Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?". Gesù è sulla croce puro grido, urlo, appello rivolto all'Altro e come tale vive l'esperienza traumatica della non risposta dell'Altro.

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E' solo la risposta dell'Altro che può tradurre il grido in domanda d'amore e umanizzare la vita sottraendola al buio pesto della notte. 
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"Sì! Tu sei mio figlio, mia figlia!" E' questo atto che umanizza la vita permettendole di associarsi al senso.
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