venerdì 25 agosto 2006

Spirituale e religioso

Tratto da Wikipedia.

Spesso i termini "religione" e "spiritualità" vengono trattati come sinonimi, il che è alquanto impreciso, dato che anche alcuni non credenti rivendicano una propria dimensione spirituale.

Entrambi i termini si riferiscono alla ricerca dell'Assoluto o di Dio (o con qualsiasi altro nome Lo si voglia chiamare): si può dire che la differenza fondamentale consiste nel fatto che la religione indica un tipo di ricerca esteriore, formale; mentre per spiritualità si intende la ricerca di Dio all'interno di sé. Questo comporta che la spiritualità assuma, rispetto alla religione, alcune connotazioni tipiche: la fede assume un carattere più personale e meno dogmatico, più aperto alla sperimentazione e basato sull'esperienza personale.

Sempre parlando in termini di ricerca spirituale, un'altra connotazione tipica della spiritualità rispetto alla religione può essere la convinzione che esistano diversi percorsi spirituali, e che pertanto non esista alcuna verità oggettiva o assoluta in base alla quale decidere quale percorso è meglio seguire; poiché ogni persona è diversa dalle altre, la scelta è spesso lasciata all'individuo, alla sua sensibilità e al suo discernimento.

Da questo punto di vista, religione e spiritualità non sono due concetti contrapposti che si escludono l'un l'altro, ma possono essere visti semplicemente come due tappe nella crescita interiore di ogni fedele o aspirante spirituale, tant'è che molti seguaci di religioni costituite considerano la spiritualità come un aspetto intrinseco e inscindibile della loro esperienza religiosa. Non esiste insomma una vera contrapposizione tra i due termini, dal momento che il rapporto fra religione e spiritualità è paragonabile al rapporto fra contenitore e contenuto, fra forma e sostanza, fra teoria e pratica.

(per leggere l'articolo originale clicca qui)

Riporto questa definizione perchè mi ci ritrovo.
Penso che se non si acquisisce o non si possiede questa dimensione di "spiritualità" - così come qui intesa- non si può pretendere che nella propria vita ci sia alcun percorso di "cambiamento". Fondamentalmente si rimarrà sempre statici, immutevoli, chiusi in una torre d'avorio, si procederà verso un perfezionismo piuttosto che verso una crescita; anche se si aderisce ad una istituzione o movimento religioso o sociale o politico o sportivo o culturale.
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