sabato 9 giugno 2007

Sacrificio e religione

sacrificio e religione


Nel gioco degli scacchi, esiste una tecnica che si chiama sacrificio. Consiste in uno scambio volontario di un pezzo, di valore superiore, con uno di valore inferiore. E' una tattica che viene adottata con uno scopo ben preciso. Vincere! Per esempio: sacrificare la Donna in cambio di una Torre è conveniente se nelle mosse successive si ha la certezza di costruire una situazione per dare lo scacco matto!


Il sacrificio è definito come: «L'atto di rinunciare a qualcosa di valore per qualcosa di maggiore valore o importanza».

Infatti in questo esempio si paga un prezzo e si ha un ritorno.


Per quanto mi risulta l'idea di sacrificio è nata come legame fra un creatore e una creatura.
Si sacrificava qualcosa o qualcuno in cambio di una benevolenza divina (la pioggia, il raccolto, l'amore, la vittoria in guerra...)
Si ha il sacrificio quando ci sono un sacrificatore e un sacrificato che sono in rapporto dialettico tra loro.

Si dice:«Il sacrificio porta le benedizioni del cielo».


Oggi chi è ancora disposto a un sacrificio senza vedere il ritorno della sua fatica?

E' ancora sacrificio quando si paga un prezzo e il ritorno non c'è? Più che si sacrificio si potrebbe parlare di autolesionismo.


Allora sacrificarsi per avere la vita eterna, il paradiso, non è troppo vago? E' possibile aspettare di ricevere il premio in termini così differiti nel tempo, tanto da metterli fuori del tempo?
Non lo credo.
Nel gioco degli scacchi, sarebbe come pretendere di sacrificare la Donna, pensando di vincere la partita che viene dopo...
Oggi bisogna cercare le motivazioni morali, dentro la vita dell'uomo, non fuori.
Molti non-credenti ci insegnano che si può intimamente aderire a valori che portano con sè fatica e sacrificio, pur senza aspettarsi il premio del paradiso.
Figuriamo poi se qualcosa di analogo l'ha detto addirittura Gesù.
Sì perchè la sua promessa a chi decide di seguirlo è proprio questa...il centuplo su questa terra! (1)
La vita eterna è un di più che viene dopo.
Insomma, a questo punto della mia riflessione potrei sbilanciarmi: il sacrificio non è un valore! Tutt'al più è un mezzo, un traghetto per andare dall'altra parte del fiume. Una mossa per Vincere.
Qui vincere è trovare se stessi, il proprio posto, inseriti nella comunità delle persone che ci stanno intorno.

Sembra troppo teorico?
Non credo, io sto parlando della mia vita, di come sto cambiando, e di come non finisco di cambiare.

Nota (1): "In verità vi dico non c’è nessuno, che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o campi a causa mia e a causa del Vangelo, che non riceva il centuplo adesso, in questo tempo, in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, con persecuzioni, [Lc dice: che non riceva molto di più in questo tempo] e la vita eterna nel secolo che viene" [Mc 10,29-30; parall. Mt 19,28-29; Lc 18,28-30].





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