mercoledì 19 dicembre 2007

Via del Commercio

Potrebbe benissimo essere il nome di una strada del famosissimo gioco del Monopoli. Ma non è così (controlla qui), è il nome di una via nel quartiere di Nervi, all'estrema periferia est di Genova.

Come il nome suggerisce era, fino qualche decennio fa, una piccola zona industriale insediata nella minuscola e stretta valle creata dal torrente Nervi; un torrente sempre secco, salvo una volta l'anno quando le piogge autunnali lo facevano diventare improvvisamente minaccioso a causa dei possibili straripamenti; negli spazi rubati alle colline incombenti trovavano posto vari magazzini, una fabbrica di apparecchiature dentarie e un'altra di profumato cioccolato, vari artigiani svolgevano le loro attività.
Sulla stretta strada, che costeggiava il percorso tortuoso del torrente, si arrampicavano i palazzi costruiti negli anni sessanta, quelli che ospitavano gli immigrati siciliani, calabresi e napoletani.
Per questo motivo il quartiere era visto con un po' di disprezzo: da lì proveniva la piccola criminalità, lì si concentravano le famiglie numerose, nel greto del torrente secco giocavano i chiassosi ragazzacci, i ragazzi del fiume.
Ancora più a monte, oltre il cimitero, oltre la cava, la strada si interrompeva nel letto del torrente, per riprendere qualche centinaio di metri oltre. Gli ultimi casolari contadini, Mulinette, abitati da altri immigrati, infine, prima che l'acqua raccolta dalle colline sparisse sotto i sassi, si poteva fare un tuffo in qualche laghetto d'acqua limpida, regno delle rane e delle anguille.

Poi un bel giorno, ma io non abitavo più lì, un progetto di copertura del letto del fiume, del quale si fantasticava da sempre, trasformò la zona. La strada raddoppiò la sua larghezza, qualche aiuola abbellì i bordi, le case furono ridipinte, le fabbriche se ne andarono in cerca di spazi più adeguati.

Ma i miei sogni, che spesso sono ambientati in quella strada, non hanno recepito il cambiamento, tutto è rimasto come negli anni settanta.
Non così nell'ultimo sogno della serie, dove invece mi sono ritrovato a guardare, dalla costa della collina, il paesaggio sottostante, con crescente stupore.
Là dove la strada si interrompeva confondendosi con il letto del torrente, sorgeva un ponte e oltre ancora una schiera di lussosi villini abbarbicati al ripido costone del monte: un alberello, un box, un'aiuola, e di nuovo: un alberello, un box, un'aiuola.
Poi la strada saliva lungo la piccola valle, oltre i piloni dell'autostrada, per ricongiungersi nell'altro versante ad un'altra nuovissima strada panoramica, tagliando in due tronconi i boschi di castagni e di pini che ancora oggi resistono.
Sempre nel sogno, guardavo con apprensione l'orrenda opera estetica e ne valutavo con ansia anche i rischi rispetto alla furia delle piogge autunnali.

Per fortuna mi sono svegliato, era un sogno. Per strada, verso l'ufficio, ci pensavo ancora e mi sono reso conto che la realtà non è poi così distante: la speculazione sta trasformando S.Ilario, ha inglobato la chiesetta di S.Rocco un tempo raggiungibile solo a piedi, altri cantieri delimitati da barriere in plastica rossa si intravvedono verso l'interno della valle, i vecchi ruderi di casolari diventano improvvisamente ville e il costo dei terreni si impenna. La valle di Via del Commercio è proprio lì sotto, con le sue ferite antiche e nuove.
Chissa se era un sogno o una premonizione.
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