lunedì 14 settembre 2009

Globalità è out

La parola Globalità aveva smesso di avere su di me il suo fascino, già da qualche anno. E' stata abusata più è più volte: prima il "villaggio globale" nato grazie ai voli aerei intercontinentali e alle potenzialità delle telecomunicazioni; poi è stata l'economia a diventare globale con l'invenzione della produzione "just in time", delle mega acquisizioni, delle delocalizzazioni.
Ma naturalmente grande è la distribuzione; globali sono gli eventi culturali e sportivi; globale è il surriscaldamento della terra, pure la contestazione è globale o al massimo no-global.
Grande è bello! Più grande è più bello ancora.
C'è qualcosa di frustrante e di insopportabilmente retorico in questa grandezza costruita sulla scommessa dell'espansione inesauribile.
Per quanto mi riguarda, la crisi finanziaria-economica-produttiva-occupazionale ha reso questa parola definitivamente out.

Però attenzione, se dici che "piccolo è bello" sei un incompetente; allora meglio ridurre ulteriormente il raggio fino al limite molecolare dove comincia il regno delle nano-tecnologie.
Perchè non sognare il nano-mercato, la nano-art (questa credo che l'abbiano già inventata); la nano-comunicazione, la nano-impresa, la nano-politica, la nano-finanza?
In fondo in natura le cose funzionano spesso così: nano-trasformazioni, una accanto all'altra, legate fra di loro per raggiungere un fine comune.
Penso alla funzione clorofilliana delle foglie, di come è in grado di produrre energia. Ma ve lo immaginate un albero con una centrale energetica centralizzata?
Penso alla struttura del DNA che contiene racchiuso in sé il segreto della vita e alle cellule. Ci sarà un motivo se la natura non si è evoluta scrivendo il codice della vita in una memoria centralizzata piazzata fa le costole e i polmoni, no?

E pensare che il concetto di globalità c'è da molto prima della rivoluzione industriale e con un significato per niente asfissiante.
Il termine "cattolico" con cui si distingue la religione cattolica viene dal greco katholikos e significa "generale" o "universale".
Sta a significare che non ci sono privilegiati, non ci sono popoli superiori né tanto meno razze inferiori; che la salvezza, cioè il bene e il meglio, è per ogni uomo indistintamente.
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