lunedì 27 ottobre 2014

La musica più bella di sempre

Ricordo perfettamente il posto. 
Non che questo sia importante ai fini di quello che sto per raccontare.
E' solo per dire che ho in testa un ricordo ben formato e un riferimento preciso: stavamo camminando in gruppo ed ero insieme ai miei amici di allora; eravamo giunti all'altezza dei giardinetti di Quinto, in una di quelle interminabili scorribande pomeridiane, su e giù per Nervi e dintorni (forse nella vana idea di "tacchinare" qualche ragazza). 
Sicuramente non avevamo ancora diciotto anni ed eravamo tutti persi per la musica Progressive-Rock.

Peter Gabriel - Genesis
Se ne parlava per ore e si cominciava a suonarla. Si citavano i complessi emergenti e quelli che erano già un mito; si esaltava la scena italiana: PFM, Banco, Orme...; si ci scioglieva per gli assoli di chitarra travolgenti; ci si entusiasmava per il suono elettronico del moog che ti entrava dentro le costole e ti risaliva per la schiena facendoti vibrare; si fantasticava di poter imparare quei fraseggi di flauto gutturale così  impetuosi ed eleganti nello stesso tempo; si imitavamo con la voce quei  geniali riff musicali che l'uso del basso elettrico faceva diventare base portante dei pezzi; ci stupivamo per la tecnica della batteria,  che tutto faceva meno che limitarsi a dare il ritmo; sognavamo dentro l'architettura maestosa dei testi e delle atmosfere nei pezzi che duravano più di venti minuti....

Che fortuna avere diciotto anni all'epoca del progressive-rock. La musica migliore di sempre! E' questo quello che pensavo e dicevo.

Eppure anche in quel contesto c'era stata una voce (quella di Agostino - tanto per ribadire quanto è vivo il ricordo) che aveva detto: "Però io penso che il giorno in cui pronunceremo la frase -ah la musica dei miei tempi-  allora vorrà dire che saremo diventati vecchi!"

Beh quel tempo è arrivato da tempo, anche se vecchio non mi sento affatto, alle soglie dei sessantuno.

Quindi, rilassatevi, per me, il Prog è la miglior musica di sempre.


Ascolto mio figlio Antonio alle prese con la "sua" musica:
ritmi parossisticamente veloci ed ossessivi; 
sonorità dure come il metallo contro il metallo; 
pezzi che durano pochi minuti e che sembrano copiarsi uno con l'altro all'infinito (per chi non è abituato ad ascoltare il genere); 
assenza di altri strumenti che non siano batteria e chitarre (rigorosamente distorte); 
arrangiamenti scarni e minimali, giri di accordi ripetitivi e un po' scontati; 
chitarre picchiate con forza come fossero un tamburo;

Alzo lo sguardo, e dopo aver giudicato la musica con il mio "metro" posso anche provare ad ascoltare le emozioni di Antonio e posso guardarlo negli occhi:
vedo la passione sincera e coinvolgente con cui suona e canta, ops: volevo dire: urla (secondo me 1/4 di tono sotto l'intonazione);
lo sento raccontare della fratellanza che si crea con gli altri gruppi; 
lo vedo partire per qualche tour dai ritmi asfissianti per l'Italia, la Francia  o la Spagna sapendo che a malapena riuscirà a coprire le spese vive; 
imparo qualcosa dall'accoglienza che si scambiano organizzatori e gruppi musicali quando si invertono di continuo nei ruoli: nelle case, nei garage, nei capannoni...

In questo caso scorrono, di nuovo, nella mia mente, i ricordi dei giardinetti di Quinto e quella specie di profezia del mio amico.

La musica migliore di sempre per Antonio è il punk-rock!

Antonio - Cocks


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