lunedì 5 giugno 2017

Tempo di cammino



La data si avvicina e ogni giorno cresce l'attesa per il Cammino che mi attende, che ci attende.
Alla fine siamo in due: Massimo ed io.

I voli sono prenotati, il percorso da Astorga a Santiago di Compostela pianificato e rivisitato meticolosamente.
Il contenuto dello zaino studiato attentamente per ridurre volume e peso.
Gli allenamenti sulla distanza media da percorrere quotidianamente sono in pieno svolgimento.

Ma quando mi è nata quest'idea del Cammino? Perché ho deciso tenacemente di affrontare questa fatica? Sembra che io abbia desiderato farlo da sempre ma non è così.







Per quanto oggi possa ricordare è un'idea che mi è nata  circa otto anni fa, quando ho preso coscienza che il "cammino" per completare il percorso lavorativo e maturare la pensione sarebbe stato un "cammino" faticoso e incerto.

Così è stato. 
Mi sembra però che ci sia di più...

In fondo penso che sia come mettere in scena la mia vita e la tenacia con cui sono riuscito ad affrontarla finora: riconosco il succedersi di tanti dolori, di tante fatiche, ognuna delle quali sembrava insormontabile, di tante gioie che mi hanno illuminato nel succedersi degli anni e degli eventi.
Tenacia. Mi sembra che questa sia la parola chiave di questo viaggio. Tenacia e perseveranza.

Così è stato. 
Mi sembra però che ci sia di più...


Ora che ho una maggiore libertà nel gestire il mio tempo avverto chiaramente che c'è stato un punto di arrivo che segna un successivo punto di partenza. 
Questo tratto del Cammino vuole significare questo. Punto e a capo con nuovi orizzonti perché la vita riserverà altre sorprese.

Così è. 
Mi sembra però che ci sia di più...

San Giacomo non rappresenta un luogo particolare. Fra il resto la sua presenza in quelle zone sembra piuttosto leggendaria e la vicenda dei pellegrini  che viaggiavano verso la fine del mondo e dei cavalieri che proteggevano il loro cammino, non mi appassiona più di tanto.

Tanto meno l'idea è quella di affrontare un'impresa sportiva straordinaria: non c'è il fisico.

Così non è. 
Mi sembra però che ci sia di più...

Allora come ho già sentito dire la meta è il cammino stesso.
Il cammino è la scena del "come si cambia" cioè di quel percorso interiore che è la mia vita. 

Sì, comincio a mettere a fuoco quello che sto per fare.
Tante tappe per una meta che è "diventare quello che sono" nonostante "quello che sono".

Vorrei essere un'aquila ma sono un pulcino diceva Teresa di Lisieux.

Così sarà.

Ma non ci sono solo io. Partire è portare con sé il proprio bene. Ho con me una pietra raccolta nella spiaggia di Boccadasse che ha questo compito: portare nel Cammino le persone che amo e ciò che di più profondo essi desiderano nella vita.

C'è posto... per chi vuole venire con me; il peso in grammi della pietra non cambia perché questa roba  sta tutto oltre il tempo e lo spazio.

Così saremo.







domenica 21 maggio 2017

Con chi tieni?



"Papà con che squadra tienti tu?"
" Con la Juventus" risponde mio papà.
"Allora anch'io".
Quell'anno la Juventus arrivò dodicesima in campionato anno 1961-62.




sabato 4 marzo 2017

Quattro Stagioni?

Sotto un diluvio abbiamo raccolto poche cose alle quali non si poteva rinunciare per utilità o per affetto e abbiamo lasciato alle spalle oggetti, libri, mobili vecchi, forse anche malandati, ma traboccanti di ricordi.
Quello che è stato vissuto rimane, tutto il resto è perso.

A testa bassa, che se alzavi gli occhi ti prendeva il magone e poi quello chi lo ferma più.


Quattro Stagioni? No, Sono trentacinque per quattro: centoquaranta stagioni!

Giusto il tempo necessario per crescerci tre figli, 
scambiare chiacchiere e risate con un numero imprecisato di amici, 
godere della vista del prato e degli alberi in fiore, 
raccogliere fichi, ciliege, mele e susine,
ascoltare i rumori e i suoni della campagna, 
stupirsi dei silenzi, 
gettare uno sguardo alle stelle e alla Madonna che fa la Guardia, 
festeggiare compleanni, 
mangiare all'aperto, 
salire e scendere ripide scale,
partecipare alle processioni di San Bernardo, 
piantare e veder crescere un albero di Natale da uno a cinque metri,
consolare dolori e condividere cose dell'anima.

Si è avvicinato ed è arrivato oggi il tempo del distacco.









Non è una novità.

Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.

(dall'Ecclesiaste)


domenica 12 febbraio 2017

Un numero speciale

Ehi non tutti possono vantare come me un intero numero di FC tutto dedicato  a se stessi.
  

Effetto di una festa speciale per salutare un nuovo capitolo di vita.