venerdì 10 novembre 2006

Destinazione CentroAmerica


Partenza il 12 Novembre, rientro il 23 Novembre!
Genova-Parigi-Bogotà
Bogotà-Panama City
Panama City-S.Josè
S. Josè - Guatemala City
Guatemala City-Mexico City -Parigi-Genova.

Volo transoceanico massacrante.
Due soli giorni per ogni tappa.
Spostamenti che richiedono sveglie prima dell'alba.
Agenda di lavoro strettamente pianificata e densa.
Due cambi di fuso orario.

E' un vero "tour de force", ma ci sono anche gli aspetti positivi....

Conoscere altre persone e culture.
Assaggiare cibi con sapori sconosciuti.
Aggiungere quattro bandierine alle nazioni dove sono stato.
Imparare qualcosa che migliorerà le mie capacità professionali.
Raccontare agli amici quello che si è visto.
Scovare un "ricordino" non banale per la famiglia.

mercoledì 8 novembre 2006

Bloccato in auto

(Sogno 3/11)

L'ingresso della sopraelevata è bloccato da un serpentone di macchine. Dal varco del vicino porto si snoda una processione religiosa, in direzione della città. E' un fatto curioso, vorrei capirne i motivi, ma intanto il risultato evidente è che sta paralizzando il traffico.
Anch'io, che vado verso il centro, mi ritrovo irrimediabilmente bloccato. Le auto sono immobili in tutte le direzioni.
Telefono, avviso che non posso arrivare all'appuntamento come previsto. Meglio riavviarsi verso casa. Nel traffico spunta una galleria segreta sotto il monte che io posso imboccare e che mi porta oltre.



(Sogno 4/11)

Accendo la TV: trasmettono in diretta il funerale del re. Spengo ed esco in automobile, purtroppo incrocio proprio quel funerale; non mi ero reso conto che si svolgeva nelle strade vicino a casa e rimango bloccato.
Le persone che partecipano alla cerimonia si siedono ordinatamente all'interno della Chiesa, ma io ho fretta, le faccio alzare, si devono spostare perchè io devo uscire; spessi cavi si incagliano fra le gambe dei presenti e la mia uscita si complica per sbrogliare gli ostacoli.


Questi sogni consecutivi hanno in comune alcuni elementi:
  • Rimanere bloccato all'interno di un'automobile (i giorni scorsi ho scritto che ultimamente vado a piedi, per non rimanere imbottigliato nel traffico).
  • Una componente religiosa (processione e funerale).
  • Trovare il modo per uscire dal blocco (galleria verso casa, uscita dalla chiesa).
  • Un appuntamento a cui non posso più arrivare.

domenica 5 novembre 2006

Andare a piedi

Per andare al lavoro, da un paio di mesi, ho abbandonato l'automobile.
Quando, e se, l'inverno arriverà, il vento forte e le temperature basse potrebbero diventere un ostacolo insuperabile e spingermi nuovamente verso il box a quattro ruote, ma intanto, provo a elencare le prime undici motivazioni per continuare ad andare a piedi:



  1. Non ho bisogno di dovermi ricordare che dalle 8.00 alle 8.30 non si può percorrere la strada sotto casa, causa ingresso bambini alla limitrofa scuola elementare (veramente a ingombrare e costituire pericolo sono le stesse mamme e papà che accompagnano i figli in auto...).
  2. Il traffico si va complicando di mese in mese; per percorrere due chilometri, partendo alle 7.59, ci voglio, a volte, 40 minuti. Se non ho sbagliato i conti fanno 3 Km/ora.
  3. Si risparmia in costo del carburante ed usura macchina.
  4. A piedi impiego meno di quindici minuti per una distanza di poco superiore al chilometro.
  5. Un'ora di piscina alla settimana è poco per chi fa, come me, un lavoro sedentario; andando a piedi aggiungo 1 ora (15 minuti per quattro volte) di attività motoria al giorno.
  6. Lavorare vicino a casa propria è un caso fortunato e raro, perchè non sfruttarlo?
  7. A piedi conosco meglio la mia delegazione perchè ogni giorno provo un tragitto diverso. Così studio le alternative: il più breve, il più riparato dalla pioggia sotto i portici, quello sulle strade meno trafficate dalle auto (smog!), quello che mi fa passare accanto alle librerie (mi viene voglia di svaligiarle), quello con meno semafori, quello che evita di passare davanti ai call-center (veramente nascono come i funghi) e così via se ne possono inventare a piacere.
  8. Si prende coscienza che la delegazione è diventata una società multietnica e che lo spagnolo è più parlato del dialetto genovese.
  9. Vicino alla stazione ferroviaria distribuiscono i quotidiani gratuiti, ideali da sfogliare distrattamente mentre il PC sulla scrivania avvia Windows XP.
  10. Si incontrano persone che si conoscono e ci si ferma qualche secondo per salutarsi.
  11. Si incontrano persone che non si conoscono e si impara a riconoscerle, un pochino, giorno per giorno.

mercoledì 1 novembre 2006

Pronti, al posto, via

Pronti al posto via!

E' la classica formula che avvia ogni competizione sportiva.
Da ragazzo ho partecipato a gare su strada, con grande soddisfazione ma scarsissimi risultati.
In allenamento andava anche bene, viaggiavo insieme al resto della squadra e sembravo in grado di reggere il ritmo.
In gara mi tremavano le gambe in modo plateale e quando mi riprendevo ero già in fondo al gruppo sgranato.
La gara più lunga che ho disputato è stata una corsa in salita da Imperia al monte Faudo.
La ricordo per vari motivi tra cui appunto per via del momento fatidico della partenza.
I concorrenti erano ammucchiati in varie file dietro la striscia bianca tenuta tesa da due giudici.
C'erano altleti di tutte le età, dai ragazzi agli oltre sessantenni. Davanti allineati più ordinatamente quelli che gareggiavano per la vittoria, più indietro gli amatori.

E' il momento: "Pronti al posto via!".

Ed io dove sono?

In un angolo, contro un cancello, a fare la pipì, un po' imbarazzato.
Mi risistemo quello che c'è da sistemare e scatto anch'io; il gruppo è già tutto sfilato lontano almeno cinquanta metri.
La strada da percorrere era lunga, diciotto chilometri; quella volta feci in tempo a recuperare qualche posizione e arrivai 103esimo su oltre duecento partecipanti.

Sogni e ancora sogni

(Sogno 27/10)

"Arrivano gli americani", vestiamoci con i migliori vestiti che abbiamo!
Siamo euforici; mi verso manciate di farina sulla testa, così sembra un campo da seminare.
Le farfalle svolazzano sopra i tetti ma il gatto mi sta proprio tra i piedi. Uh, guarda passa Maradona in motorino e l' architetto sembra un medico anche se spiega come funziona un computer.

Gli americani, almeno da noi, hanno portato la libertà dove prima c' era la repressione; ma qui c'è un'euforia eccessiva e anche un po' tonta. La storia ha dimostrato poi che gli americani non sono sempre i "buoni", anzi!
I ruoli sono confusi e c'è aria di guai se l'architetto, il dottore e l'ingegnere non svolgono le funzioni di loro competenza...mi viene da dire: lucidità! Mantenere le posizioni!


(Sogno 28/10)

Delgo, ritorna a farmi visita nel mio ufficio. Lo porto a spasso, gli spiego tutti i progetti che abbiamo realizzato. Vorrei che fosse un incontro amichevole, ma ci viene posto ad entrambi un indovinello che di fatto ci mette in competizione.

...mi riconosco; è proprio così, se la competizione è troppo evidente entro in ansia. La soluzione non è rinunciare alla competizione, è inutile camuffare a se stessi che un'aria perennemente amichevole possa aggirare il problema.

(Sogno 31/10)

Al buio scendo la scalinata; devo stare molto attento basterebbe un passo falso per rotolare fino in fondo, inoltre la luce che filtra dal fondo del corridoio invece di aiutarmi mi abbaglia.
Comunque sia arrivo in fondo ed esco. Sembra che debba proseguire il mio percorso con una bicicletta, una minuscola bicicletta, così bassa che la borsa che porto con me si trascina per terra; la dovrò affidare a qualcuno. Comunque ora sono di nuovo a piedi e affronto un percorso accidentato lungo un sentiero che domina un selvaggio paesaggio marino; ci sono tronchi da scavalcare, fango in abbondanza, radici a cui aggrapparsi, rocce da superare, bisogna darsi una mano, aiutarsi a vicenda a tirasi su.

...il proprio percorso non finisce mai e cambiano pure i mezzi con i quali si affrontano le varie tappe...

martedì 31 ottobre 2006

Sondaggio sui Santi

C'è stato un sondaggio di Famiglia Cristiana sui Santi.
Primo Padre Pio, secondo Antonio e così via.

A mio avviso, pessima idea.

Leggo su Repubblica.it i commenti su un blog pubblico sull'argomento.
Delusione!

Scrivo un commento anch'io:

Sì, trovo che l’idea di far votare un Santo è veramente piccina e lontana dal messaggio evangelico, ma mancanza di rispetto, volgarità e arroganza verso chi esprime come sa e come può la propria esigenza di religiosità, è un segno di barbaria e di disprezzo verso la propria gente. Gli atei veri sono dei “signori”. Il mondo non si divide fra credenti e non credenti ma fra fra pensanti e non pensanti. Si dimostri di appartenere alla seconda categoria rispettando tutti, anche la vecchietta che prega davanti a padre Pio!

lunedì 30 ottobre 2006

Antonio, guerriero di Dio

Il mio terzo figlio si chiama Antonio, più per ricordare un amico che non c'è più che per devozione al Santo.
Un film sulla sua vita mi ha incuriosito perchè tutto sommato di Antonio da Lisbona detto Antonio da Padova, sapevo proprio poco e quel poco era piuttosto smelenso e legato a consunte iconografie popolari.
Ne ho ricavato invece l'idea di un uomo forte e unico che sembra stare quasi tra il Che, Gandhi e GiovanniPaolo Secondo.
La forza delle sue parole contro i ricchi sembra essere una requisitoria attualissima nello scenario della globalizzazione dello sfruttamento dei popoli.

Discorso davanti ai Domenicani a Forlì:

So, cos'è la vanità e ancor oggi me ne sto pentendo e mi addolora e mi raggela l'anima, cercavo Dio tra i manoscritti, nella comodità di un convento. Volevo poi innalzare il mio nome con il ricordo di un martirio in terra d'Africa.
vanità, orgoglio, presunzione.
Io, Dio. Oggi mi accorgo che una semplice, umile consonante cambia tutto.
Io, io non sono nulla.
Dio è tutto.
Io non so dove il mio corpo perverrà per il mondo, ma affido i miei passi. Sono accompagnato dal vento, dalle stelle , dalla pioggia, dal sole.
Non abbiate paura, tutto non finisce qui!
No!



A Padova, sotto le finestre del più tremendo degli usurai:

Valrico, siete come lo scarabeo che raccoglie molto sterco e con grande lavoro lo appallottola; ma ad un tratto passa un asino che mette lo zoccolo sopra lo scarabeo spiaccicando l'uno e l'altro in un attimo.
Pensate di portare la vostra ricchezza nell'angusto ingresso che è la porta della morte, che a stento potrà attraversare l'anima sola e nuda?
I ricchi pensano di essere Dio...
Coraggio, popolo di Padova, danneggiato nel corpo e nello spirito dagli usurai!
Il tempo della vostra ingiustizia sta finendo!
Parlo a te Tebaldo, a tutti i banchieri e alle nuove perfide genie che tra di voi si stanno formando.
Vi siete arricchiti sul pianto, sul sangue di chi ne aveva bisogno, avete reso poveri i ricchi e cancellato dalla vita i poveri, senza pietà, solo per il vostro riscontro, per la vostra ricchezza che a nulla vi servirà.
Siete bestie feroci, perfidi usurai, siete cresciuti forti, innumerevoli sulla terra, avete denti da leone, non rispettate nè il Signore nè gli uomini.
Chiunque di voi abbia anche una sola piccola piaga come cani gliela leccate; io garantisco che quella piaga ora è mia ed io la sanerò nel nome di Dio.

Trascrizione del testo di Teresindelpigo. Grazie

Clicca qui per notizie sul film e su Antonio

sabato 28 ottobre 2006

Cena di pianerottolo


Il mio caseggiato è piuttosto grande: 48 condomini e come tanti altri è molto litigioso.
In questi anni tra ammanchi dell'amministrazione, denunce fra vicini di casa e ai fornitori, blocchi della caldaia per irregolarità, porte bruciate per oscure ripicche, quello che era un condominio privilegiato si è ridotto a un anonimo agglomerato di persone diviso in fazioni che si guardano con sospetto!

In questo quadro, ieri sera in casa mia abbiamo consumato la prima cena di pianerottolo.
Siamo tre famiglie; noi cinquantenni, i nostri vicini di destra e di sinistra di una generazione più giovane, sono trentenni.
Era un po' che ne parlavamo e finalmente abbiamo finalizzato. D'altronde la nostra vicinanza era già consolidata dall'amicizia e stima reciproca, quindi non c'era alcun imbarazzo.
I cuochi e le cuoche di turno hanno dato il meglio di sè, salvo qualche lamentela delle signore perchè i mariti, tre ingegneri!, si sono soffermati un po' troppo a parlare di computer, wireless, i-pod e amenità varie.
La piccola Chiara, che da qualche mese cammina, si è dimostrata molto interressata alla telefonia fissa del mio appartamento cercando di sradicare la postazione e ha dimostrato grande conoscenza della musica progressiva-rock portando in giro per la casa un CD dei Gentle Giant.
Le foto del recente viaggio in Israele dell'altra coppia hanno innescato una disputa teologica su chi ha il possesso di alcuni altari del Sacro Sepolcro fra Ortodossi e Cattolici, ma poi il "sacro testo" della guida turistica ha chiarito perfettamente i termini della questione.
A mezzanotte circa la serata si è conclusa; io ho aggiunto ancora un Pantorc (!).

martedì 24 ottobre 2006

Impossibile comunicare

(Sogno 22/10)

Sono in Cina, non riesco a comunicare con nessuno.

Un sogno poco fantasioso: il giorno prima ero andato a vedere il film - La stella che non c'è - di Gianni Amelio.
Il protagonista si trova in una situazione analoga, ma tant'è, si vede che il contesto ha evocato nel mio subconscio questa paura.
Non racconto la trama del film [è un po' lento ma vale la pena vederlo senza crearsi troppe aspettative come invece ho fatto io].
Ma mi chiedo, Vincenzo Buonavolontà ha vinto o ha perso nel suo tentativo di riportare la centralina da sostituire nell'impianto?
Visto oggettivamente ha "perso"; il pezzo, riconsegnato a costo di incredibili peripezie, è stato buttato via; fatica inutile, verrebbe da dire.
Solo un'illusione l'aver raggiunto lo scopo.
Visto soggettivamente, ha "vinto". Dentro di sè ha vinto, perchè ha completato il suo percorso. Quello che succede dopo (la centralina cestinata) non appartire più alla sua sfera, è un problema di qualcun altro.
Vincenzo ad un certo punto ha abbandonato la guida che conosceva la sua lingua e lo accompagnava in un mondo sconosciuto; sente che deve affrontare il resto del viaggio da solo.
Solo in un mondo dove non solo la lingua è aliena, ma anche la cultura, così come ogni gesto quotidiano.
Comunicare è un'impresa impossibile, anzi sembra un'impresa impossibile.
Nonostante la sua meta sia vaga, il nome di una città impronunciabile, senza alcun indirizzo, lo scontroso Vincenzo armato di ingenuità e di innocenza, non cede mai al panico, tira dritto, finchè incontra qualcuno deputato a ricevere il suo pezzo di ricambio revisionato e torna indietro pronto a costruire il capitolo successivo della sua vita.

Comunque del mio sogno non ricordo altro, non so aggiungere come si risolveva la mancanza di comunicazione. Certamente nei miei sogni la possibilità di comunicare è una costante, spesso legata ad un telefono cellulare. Si vede che è importante, e spesso ho paura di non saperlo fare, non perdere il contatto profondo con me stesso.