Appunti sparsi per documentare come si cambia;
non perchè il tempo che passa ci invecchia, ma perchè ognuno può assecondare un profondo e intimo movimento interno. Cambiare è svelare progressivamente se stessi, essere consapevole delle proprie passioni, illuminare le relazioni con le persone che si amano.
Per ascoltare tutto il brano bisogna essere appassionati di "prog": sono 19 minuti. Ma ne vale la pena.
Francesco di Giacomo, cantante e autore dei testi del banco di Mutuo Soccorso non c'è più.
So di forzare i testi ma a me piace immaginarlo: "là negli spazi dove morte non ha domini, dove l'amore varca i confini..."
Stan cantando al mio funerale chi mi piange forse non lo sa che per anni ho cercato me e passo dopo passo con le spine ormai nei piedi tanto stanco stanco,
Io sono arrivato nel giardino del mago dove dietro ogni ramo crocifissi ci sono gli ideali dell'uomo. Grandi idee invecchiate nel giardino del mago io sto appeso ad un ramo dentro un quadro che balla sotto un chiodo nell'aria
.... C'è chi ride chi geme chi cavalca farfalle chi conosce il futuro chi comanda alle stelle come un re. .... Com'è strano oggi il sole non si fa scuro chissà perché forse la sera non verrà a uccidermi ancora ha avuto pietà solo ora. Per pietà della mia mente che se ne va il giorno aspetterà, per me si fermerà un po' di più; vedo già foglie di vetro alberi e gnomi corrersi dietro torte di fiori e intorno a me leggeri cigni danzano a che serve poi la realtà.
Coi capelli sciolti al vento io dirigo il tempo il mio tempo là negli spazi dove morte non ha domini dove l'amore varca i confini e il servo balla con il re corona senza vanità eterna è la strada che va.
(tratto da "Il giardino del mago" - Darwin -1972).
"Della Famiglia.. serve un cammino per comprendere le sfide attuali con la luce e la forza che vengono dal Vangelo.
"Già, almeno qui da noi sembra che ci sia una grande confusione e uno sfaldamento, ma anche la richiesta di quell'amore che vince ogni chiusura, ogni solitudine, ogni tristezza...
Se alla fine tutto dovesse risolversi in documenti e dichiarazioni comprensibili solo agli addetti ai lavori, che rimandano a cose già dette e già scritte..."
"e la preghiera per la quale ho bussato?"
"Spirito Santo, illumina i Padri sinodali e guidali nel loro impegnativo compito. Possano sentire la vicinanza e il tifo di tutte quelle famiglie che, al di là della loro età anagrafica, che siano sposate da pochi mesi o da molti decenni, vivono la loro unione come un "Mistero Grande" che ancora oggi aspetta di essere svelato in pieno.
Possa il nostro Papa servire il Popolo di Dio nella verità e nella carità.
È la Liguria terra leggiadra. Il sasso ardente, l'argilla pulita, s'avvivano di pampini al sole.
È gigante l'ulivo. A primavera appar dovunque la mimosa effimera.
Ombra e sole s'alternano per quelle fondi valli che si celano al mare, per le vie lastricate che vanno in su, fra campi di rose, pozzi e terre spaccate, costeggiando poderi e vigne chiuse.
In quell'arida terra il sole striscia sulle pietre come un serpe. Il mare in certi giorni è un giardino fiorito. Reca messaggi il vento.
Venere torna a nascere
ai soffi del maestrale.
O chiese di Liguria, come navi disposte a esser varate!
O aperti ai venti e all'onde
liguri cimiteri!
Una rosea tristezza vi colora
quando di sera, simile ad un fiore
che marcisce, la grande luce
si va sfacendo e muore.
Nella prosperità l'uomo non comprende… (Sal 49,21)
Conosciamo tutti l’ospedale, per ragioni diverse. Certamente vi siamo nati e vi abbiamo generato i nostri figli e figlie. Ci andiamo per esami, analisi, visite e controlli; qualcuno è di casa perché ci lavora, altri purtroppo per problemi di salute, anche gravi. Luogo di attese, paure, speranze, sofferenze certo, ma anche luogo di ricchezza e profondità delle relazioni. Lì gli affetti conoscono un’ atmosfera tutta speciale, si fanno più intensi, più veri, si rinsaldano, si acquietano. È la forza della fragilità che ci fa toccare con mano il senso e lo spessore del nostro vivere, ci fa avvertire la preziosità dei nostri legami, ci mette in contatto con la dimensione Altra della vita, dove efficienza, produttività, prestigio, bella apparenza non entrano a dare sostanza e valore al nostro esserci. Perché nella malattia, nella sofferenza, ognuno è quello che è, spogliato di tutto quanto è accessorio, rivestito solo delle sue qualità umane, abitato da un unico profondo desiderio di ciò che veramente conta: vici- nanza e affetto, comprensione e tenerezza, considerazione e stima, dialogo e ascolto. Si tratta semplicemente dell’essenziale, di ciò che fa bella e umana la nostra vita, sempre. E per tutti, malati e sani, i momenti del soffrire possono svelare l’autentico modo di stare al mondo, quello calmo, pacato, paziente, generoso, consa- pevole, con lo sguardo volto al Signore, Colui che non ci fa mai mancare la sua vicinanza e la sua Tenerezza. (Dove siamo di casa - L'Ospedale. Fascicolo della Diocesi di Milano per la Famiglia)
Se l'amore è "solo un sentimento, uno stato psicofisico", "non si può costruirci sopra qualcosa di solido": "ma se invece l'amore è una relazione, allora è una realtà che cresce, e possiamo anche dire a modo di esempio che si costruisce come una casa". Così papa Francesco ai fidanzati in Piazza San Pietro: questa casa, "per vivere insieme per sempre", non va fondata "sulla sabbia dei sentimenti che vanno e vengono, ma sulla roccia dell'amore vero, l'amore che viene da Dio".
"Vivere insieme è un'arte, un cammino paziente, bello e affascinante. Non finisce quando vi siete conquistati l'un l'altro. Anzi, è proprio allora che inizia! Il matrimonio è anche un lavoro di tutti i giorni. Un lavoro artigianale, da oreficeria"... “il marito ha il compito di fare più donna la moglie e la moglie quello di fare più uomo il marito”. “Quando camminerete per strada – ha detto a una coppia – a te diranno ‘ma che bella signora, è così perché ha un bravo marito. E a te che sei cosi’ grazie a tua moglie. Questo significa crescere insieme. Procurare che l’altro cresca. Il Signore benedice questo”.
Sappiamo tutti che non esiste la famiglia perfetta, e neppure il marito perfetto, o la moglie perfetta. Esistiamo noi, peccatori. Gesù, che ci conosce bene, ci insegna un segreto: non finire mai una giornata senza chiedersi perdono (…), senza che la pace ritorni in casa. Se impariamo a chiederci scusa e a perdonarci a vicenda, il matrimonio durerà, andrà avanti”.
Papa Francesco in occasione della giornata di San Valentino, la festa degli innamorati.
La sapienza grida per le strade, nelle piazze fa udire la voce; nei clamori della città essa chiama, pronuncia i suoi detti alle porte della città. (Sap 1,20-21)
Che la famiglia sia ‘scuola di umanità’ lo capiamo al volo, che la scuola sia anche come una famiglia invece lo pensiamo un po’ meno, eppure anch’essa opera bene se è intessuta di buone re- lazioni, se gli insegnanti collaborano tra loro, amano i loro alunni, se bambini e ragazzi si rispettano, stimano gli adulti e si fidano delle loro parole. In famiglia come a scuola l’alleanza tra gli adulti fa bene, è ciò che di meglio si possa avere: docenti e genitori in- sieme perché la crescita di piccoli e grandicelli sia ben curata, promossa, protetta. È campo aperto la scuola, statale o paritaria che sia: in essa convergono tensioni e problemi del vivere civile, valori dell’umano da custodire e trasmettere, decisioni da valu- tare e soppesare. È dunque vitale farsi avanti nella scuola, se pos- sibile partecipare agli organismi collegiali, sostenere le giuste istanze, promuovere sguardi buoni che smorzano giudizi e ri- valità: le giovani generazioni a scuola sbirciano gli adulti, appren- dono anche lì ciò che conta nelle dinamiche del vivere umano. C’è un vantaggio per tutti se in essa si respira aria buona, se ri- valità e competizione si attenuano un po’ per tutti così da far posto alla promozione sempre più convinta dell’intelligenza e del sapere, ma anche del valore di ciascuno, da sempre tanto prezioso agli occhi di Dio. (Dove siamo di casa - La scuola. Fascicolo della Diocesi di Milano per la Famiglia)
Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. (Fil 3,12)
È buona cosa, si sa, avviare i piccoli a uno sport, calcio, nuoto, ba- sket, pallavolo, tennis, e tanti altri: sono le attività che portano la famiglia nei luoghi del gioco, per lo più ‘campi’, che siano all’aperto o meno poco importa. Momento di svago, di competizione, di vi- cinanza con i propri piccoli, di scambio con altre famiglie, con gli allenatori e le allenatrici, grandi ‘mister’ agli occhi dei nostri figli. Lo sport è un mondo speciale che vede alleati sui campi di gioco adulti che a vario titolo si curano della crescita delle nuove gene- razioni. Lì i figli diventano anche di altri, obbediscono ad altri, da loro ricevono complimenti, sopportano rimproveri, sono invitati a dare il massimo, ad avere a cuore i compagni, a essere generosi, avere fiducia in se stessi, mettere al primo posto ‘il bene comune’ della squadra. Lo sport è palestra di vita, come forse nessuna altra: i piccoli iniziano a conoscere le loro doti e a far i conti con i propri limiti, scoprono che ‘se anche qualcuno è più bravo di me, non per questo non valgo niente…’. Buona cosa preservarlo dalle no- stre invadenze indebite, lasciando agli allenatori e alle allenatrici il loro ‘primato’; cosa sacrosanta custodirlo da eccessi nelle pa- role, nei toni, nei gesti e nei giudizi. Perché tutti i nostri giovani, bravi e meno bravi, possano trovare nello sport un buon allena- mento per le tante cose che contano nella vita. (Dove siamo di casa - Lo sport. Fascicolo della Diocesi di Milano per la Famiglia)
Quanto sono amabili le tue dimore, Signore! L’anima mia anela e desidera gli atri del Signore. Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente. (Sal 84,2-3)
È un luogo speciale la chiesa - ogni paese o quartiere ne ha una - luogo di tutti, spesso aperto lungo la giornata, silenzioso, raccolto, ordinato. Lì Qualcuno c’è sempre, e non ci entri mai invano. Fare una visita quotidiana in chiesa è forse cosa d’altri tempi, eppure quanta pace ci verrebbe da quel breve momento di sosta. Perché anche noi, uomini e donne di oggi, abbiamo bisogno di rientrare in noi stessi, di porre il nostro cuore sotto lo sguardo del Signore, di posare i nostri occhi sul mistero. Per rinfrancarci l’animo, per sentirci meno soli, per purificare i nostri sguardi. Così, più in pace, si esce di chiesa, e quella nostra fugace apparizione cono- sce la forza segreta del mistero che si fa vicino, per un attimo magari, un solo istante, eppure prezioso. La chiesa di domenica cambia volto, illuminata, popolata, vibrante di vita e di movi- mento. Il mistero in quel giorno prende forma nella vita della comunità, diventa corpo e sangue del Signore donato per noi e da noi accolto, perché le nostre vite ne siano nutrite e si donino a loro volta nell’amore reciproco. Ci nutriamo del Signore nel giorno di domenica, così ha da essere, ma non dimentichiamo che la chiesa c’è anche di lunedì e sempre, per la nostra pre- ghiera silenziosa, per quando vogliamo rinsaldare la percezione buona della vita. (Dove siamo di casa -La chiesa. Fascicolo della Diocesi di Milano per la Famiglia)