domenica 26 maggio 2013

Ricarica completa delle pile: istruzioni per l'uso

A distanza di un anno eccomi di nuovo alla Certosa di Pesio. 

Ci sono momenti in cui bisogna ricaricare le batterie: questa volta pieno totale!

Finalmente libero da quell'ansia interiore per la quale hai sempre qualcosa da fare; testa bassa al lavoro davanti al monitor scrivendo procedure aziendali o la sera trovando sempre qualcos'altro da fare pur di non spegnere la luce (magari l'ultima partita a Ruzzle) o lasciandosi travolgere dall'impressione di essere un pendolo che oscilla senza tregua da Roma a Genova e viceversa, o trasformando anche i pochi momenti di preghiera in una corsa verso l'amen finale.

Un giorno in monastero ti costringe a scendere dal treno freccia-compulsiva; c'è l'immediata percezione che puoi finalmente prenderti il tuo tempo; che hai un'ora e poi ancora un'altra e un'altra ancora, tutto quello che ti serve, per arrivare ad ascoltare il rumore dei tuoi pensieri, per rimuginare come un erbivoro e fare tue le riflessioni che ti vengono proposte, per poter intonare la voce con il lento canto dei salmi che ti placa,  per poter condividere le emozioni con la tua compagna-di-viaggio. 
Se poi, come oggi, ti capita una di quelle giornate dove lo scenario della natura è da urlo per l'azzurro del cielo, le sfumature di verde degli alberi e il bianco delle Alpi Marittime, allora si scatena un effetto domino e la giornata diventa di quelle da incorniciare in un quadretto.

Ma la cosa più bella è stata conoscere padre Daniele. Non avrei dovuto conoscerlo perché lui avrebbe dovuto essere già in Mongolia dove è missionario. Invece con suo grande rammarico e mia grande fortuna, problemi burocratici di visto lo hanno fermato in Italia.

Difficilmente i missionari sono degli ottimi "oratori". Infatti il suo parlare è come rovesciare di colpo un bottiglione pieno d'acqua che fa Bloo, bloo , glu, glu e si formano bolle d'aria e risucchi che rendono l'uscita dell'acqua irregolare e dirompente nello stesso tempo, efficace!

E' gente che non ha niente di cui vantarsi e ti racconta che" volevo fare qualcosa di bello nella mia vita...ma avevo paura..". ora celebra Messa in una Gher (in russo Yurta) e dialoga con i monaci buddisti. Io sono un monaco di Gesù dice loro nella loro lingua per farsi capire.





Parla della preghiera e cita tanti autori fra cui anche S.Agostino commentando un brano del Vangelo di Giovanni (17,18) su dove è Dio: "..si deve allontanare dall'anima ogni idea di immagini corporali, ogni cosa che rappresenti alla mente l'idea di lunghezza, di larghezza, di spessore, qualsiasi cosa che abbia un colore dovuto alla luce materiale, o che sia estesa nello spazio, finito o infinito che sia.....non bisogna mettersi a cercare dove sia ... perché nessuno può trovare un luogo dove non sia..."


Sono riuscito a fare una passeggiata con lui e ho scoperto che è un ingegnere...mi pareva che ci fosse una sensibilità comune! E poi mi ha dato tanti altri consigli sulla mia vita, sulle mie paure, sull'imparare a perdonare... ma questa è un'altra storia.












venerdì 24 maggio 2013

Errata corrige: non perché il tempo che passa ci invecchia

Solo per questo post devo correggere l'incipit del mio blog: 

non  perché il tempo che passa ci invecchia.


Lo so, siamo belli anche a sessantanni, ma a guardare queste foto che ho digitalizzato da vecchie diapositive recuperate qualche settimana fa... eravamo meglio allora... e per essere sinceri fino in fondo, non ne eravamo neanche coscienti!

Estate 1979, ancora fidanzati, in vacanza a Vittoria.

Scoglitti (Vittoria) spiaggia riviera Kamarina


Scoglitti (Vittoria) spiaggia riviera kamarina
Villa di Vittoria -Vittoria Colonna (quella sopra)

Villa di Vittoria, dove giocavo a quaccio anni

Colonna della chiesa delle Grazie

  
Traghetto Villa san Giovanni

PortoPalo (SR)



domenica 19 maggio 2013

Una ventosa domenica di Maggio a Mornese, come sul lago di Galilea.

Mornese è un piccolo paese nelle colline del basso Piemonte, vicino ad Ovada. E' anche il posto dove è nata una santa, conosciuta più all'estero che in Italia: Maria Domenica Mazzarello.

Stamattina, nonostante le cattive previsioni meteo, il vento teso ha contribuito a spazzare il cielo e concedere una giornata fredda ma azzurra e lì oggi ho partecipato a un incontro con Paolo Curtaz.

Sono incontri molto semplici: Paolo parla commentando il Vangelo di Marco, poi si hanno a disposizione spazi di tempo adeguati per il silenzio e la riflessione personale poi si ricomincia....
La differenza non la fa l'originalità dell'agenda ma il contenuto. Non che Paolo sia un "leader" nel senso classico, non che sia un trascinatore...anzi, con la sua aria da valdostano, semmai, ti trasmette un senso di pacatezza, di raccoglimento.
La differenza sta tutta nella capacità di spiegarti i fatti descritti nel Vangelo ricostruendo con competenza il contesto originale, il significato delle parole usate, puntando dritto al messaggio che lo scrittore intendeva trasmettere, non come può essersi modificato nel corso dei secoli per successive interpretazioni. 
Ti ritrovi ad ascoltare, ma in realtà vedi davanti a te come la scena di un film che scorre davanti ai tuoi occhi.
Qui ora io traduco così come ho colto e ricordo....

In questo caso la scena è quella successiva al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
In seguito a quell'episodio, Gesù era un po' deluso dai suoi apostoli perché non avevano compreso il fatto dei pani. Li aveva costretti a prendere la barca e aveva anche indicato il posto dove si sarebbero rivisti, mentre lui era rimasto solo a ripensare agli ultimi avvenimenti e a pregare.
Ma gli apostoli sono in difficoltà, hanno capito che al di là dell'euforia che li aveva contagiati nei giorni precedenti, c'è qualcosa che non va, qualcosa che non riescono a comprendere; il loro cuore è indurito. In questo stato d'animo li sorprende un forte vento contrario che non riescono a contrastare con i remi; è sera: la stanchezza e il panico si sta facendo largo nel gruppo.
In questa situazione Gesù decide di intervenire, lo fa per aiutarli, per incoraggiarli ma il risultato è che questi si spaventano ancora di più. Pensano di vedere un fantasma che cammina sulle acque, non riconoscono che è il loro Maestro.

Il viaggio previsto sfuma, si torna indietro al punto di partenza...io mi vedo la scena del ritorno vissuta come  un fallimento, uno stop, la paura e l'incomprensione hanno avuto il sopravvento.

Qualcuno forse, oltre al sottoscritto, ci si ritrova in questo stato d'animo.
Quante volte, trascinato dall'entusiasmo, dalla voglia di fare, di cambiare e voler cambiare, mi sono invece ritrovato in quello stato d'animo che si riassume bene con l'immagine di una tempesta che ferma lo slancio, e lì riconosco di non aver capito i fatti "del pane e dei pesci". 

Cioè non ho capito che il vero cambiamento è la compassione, il con-patire, il condividere quello che si ha. Altro che ansia per lo spread che va su o giù e per il lavoro precario...

lunedì 13 maggio 2013

Una battaglia che stiamo perdendo

Immaginare una battaglia contro l'uso sfrenato dei cellulari nei treni,  almeno fino alle otto del mattino aggiungo pro-domo mia, sembra una causa persa. Anzi mi sembra che si vada nella direzione opposta , infatti su Italo è stata prevista una carrozza speciale dove chi vuole evitare gli squilli dei telefonini può rifugiarsi. Si chiama "prima relax". 
Stessa opzione per Trenitalia dove sul FrecciaRossa il livello su servizio Business prevede la stessa segregazione dei pacifici viaggiatori.
[Quindi su entrambi occorre pagare di più per avere questo cosidetto "servizio"]

In verità, cercando nel regolamento di  Trenitalia, ho trovato tra gli obblighi e responsabilità del viaggiatore quello di "non causare disagio o disturbo o comunque provocare giustificate lamentele da parte di altri viaggiatori a causa della suoneria alta dei cellulari o usando un tono di voce elevato".


La cosa buffa è che nel 2011 questo fatto sembra essere successo negli Stati Uniti (qui la notizia)

Cellulare in treno polizia fa scendere


Il mio aneddoto invece è questo:
Stamattina, prima che il treno partisse da Genova alle 5.51, avevo già chiuso gli occhi; stavo piacevolmente sognando quando la malvagia suoneria a tutto volume di un cellulare, seguita da una petulante e indisponente voce,  mi ha fatto sobbalzare sul sedile e velocemente ha fatto svaporare il tentativo di allungare di un po' la mia nottata di sonno.
Purtroppo era solo l'inizio: la mia dirimpettaia, che non avevo neanche sentito arrivare, grazie alle sue conversazioni telefoniche mi ha reso partecipe ininterrottamente, fin che campo elettromagnetico ha voluto,  di tutte le sue attività lavorative del giorno, incluso un cazziatone alla sua segretaria, uso di voce suadente con un cliente e un tono decisamente incazzato con un fornitore!
Dico la verità: bellissima la parlata toscana e bellissime le donne enormi, con quella voce roca da "soul-singer",  ma i miei sentimenti di stamattina erano veramente truci e avrei fatto carte false per fermare il treno e farla scendere in aperta campagna!

E beh, la mia è la cronaca di una sconfitta, perché non ho chiamato il capotreno e neppure ho tirato il freno a mano!

mercoledì 8 maggio 2013

Gli ultimi raggi di sole

Nove ore davanti al monitor a scrivere procedure e uno esce dal lavoro "riscimunito".

Allora meglio non chiudersi nella tana e sfruttare gli ultimi raggi di sole. 
Non c'è che da scegliere e allora: colle Capitolino e mercati Traiani che sono straordinariamente ad accesso libero per l'inaugurazione di una bellissima mostra fotografica.

Piazza del Campidoglio dalla scalinata di Santa Maria in Aracoel

Altare della patria visto da via Caffarelli

da via Caffarello si vede altare della patria e S.maria Aracoeli

Piazza del Campidoglio

Arco di Settimio Severo

Tramonto dai mercati di Traiano


Torre delle Milizie

Clivio Argentario

Mercati di Traiano

Torre delle Milizie

Ragazza legge un libro alla finestra

Musica per le mie orecchie: "i cristiani costruiscano ponti, non muri"




“Un cristiano deve annunziare Gesù Cristo in una maniera che Gesù Cristo venga accettato, ricevuto, non rifiutato.  Paolo non dice agli ateniesi: ‘Questa è la enciclopedia della verità. Studiate questo e avrete la verità, la verità!’. No! La verità non entra in una enciclopedia. La verità è un incontro; è un incontro con la Somma verità: Gesù, la grande verità. Nessuno è padrone della verità. La verità si riceve nell’incontro”.

“Il cristiano che vuol portare il Vangelo deve andare per questa strada: sentire tutti! 
Ma adesso è un buon tempo nella vita della Chiesa: ... perché io ricordo quando bambino si sentiva nelle famiglie cattoliche, nella mia: ‘No, a casa loro non possiamo andare, perché non sono sposati per la Chiesa, eh!’. Era come una esclusione. No, non potevi andare! O perché sono socialisti o atei, non possiamo andare. Adesso - grazie a Dio – no, non si dice quello, no? Non si dice quello no? Non si dice! C’era come una difesa della fede, ma con i muri: il Signore ha fatto dei ponti. 
Primo: Paolo ha questo atteggiamento, perché è stato l’atteggiamento di Gesù. 
Secondo: Paolo è consapevole che lui deve evangelizzare, non fare proseliti”.
 
Eppure, frequentando le comunità cristiane e anche ...  ascoltando qualche monsignore, ancora oggi si sbatte la testa contro atteggiamenti di grande chiusura, di giudizi sferzanti e inappellabili, di rigidità che negano un reale dialogo e pretendono di imporre la Verità come una legge. Perché c'è un aspetto che spesso si trascura nel considerare il "dialogo".

Ascoltare e dialogare persone che hanno idee diverse dalle proprie, significa esporsi ai dubbi, soffrire per eventuali rigidità o l'animosità che si potrebbero subire, significa non smettere di interrogarsi, approfondire senza risparmio le ragioni della propria fede, approfondire il messaggio dei Vangeli, significa fare delle proprie debolezze la propria forza...

Ma ora che queste cose le dice il Papa, e le dice con la semplicità e con il linguaggio di tutti i giorni....

tifare Juve pare sia meglio del Prozac



Non mi sottraggo ad esprimere la vibrante soddisfazione per lo scudetto numero 31 della Juventus.
Leggo sulla Stampa che "tifare Juve pare sia meglio del Prozac" e non stento a crederlo.

Che  poi questo si possa tradurre in un indice di misurazione della felicità che, analizzando i tweet degli italiani ne valuta le reazioni  e determini che la felicità dell'intera nazione è cresciuta di 7 punti, beh diciamo che è un bel giochino e niente più.

Comunque non è certo una novità che le imprese sportive, soprattutto quelle delle rappresentative nzionali, contribuiscano a vedere migliore il futuro, a dare slancio alla vita di tutti i giorni...e anche a coprire magagne o cose peggiori...

Comunque sia in questi mesi  mi sono pazientemente sottoposto a tutte le critiche, agli sberleffi, ai proclami di rimonta dell'una o dell'altra squadra, ho aspettato che la matematica dei numeri fosse inappuntabile.

Ma ora 
FORZA JUVE CAMPIONE d'ITALIA