Appunti sparsi per documentare come si cambia; non perchè il tempo che passa ci invecchia, ma perchè ognuno può assecondare un profondo e intimo movimento interno. Cambiare è svelare progressivamente se stessi, essere consapevole delle proprie passioni, illuminare le relazioni con le persone che si amano.
venerdì 28 dicembre 2012
e ora fermatelo...
giovedì 27 dicembre 2012
Passa e rimane
Passa ma rimane questo Natale 2012.
Tante emozioni da mettere nel sacco riservato alle cose buone della propria vita, quello in cui vai a curiosare nei momenti più grami.
Se fosse un tema potrebbe intitolarsi "Quattro giorni per quattro nonni" se non che, con tutte le sacrosante ragioni, bisogna includere anche i tre zii!
Fa strano dire che il "come si cambia", questa volta, consiste nel ritrovarsi a vivere un Natale talmente tradizionale da non averne mai vissuto uno così. L'Albero sommerso dai regali, il Presepe dell'Eremo fuori dalla porta dove risuonano i canti classici, la famiglia riunita al completo, i giochi intorno al tavolo, le risate schiette, gli scherzi, i pranzi, le cene e i dolci basati sulla cucina regionale da cui ognuno di noi proviene: Napoletana, Genovese, Siciliana e naturalmente Catalana.
Dire che tutto girava intorno a Pau è assai scontato ma corrisponde totalmente al vero.
Ma non è certo il richiamo alla "tradizione" che fa di questi giorni dei "giorni speciali". Il fatto è che la nascita di un bimbo scatena in un'intera famiglia l'occasione (che però bisogna saper cogliere) per riscoprire i fondamentali della tua vita.
Lì, per esempio, dietro le diverse scelte dei figli, scelte che a volte si accettano senza condividere e che si portano insieme senza sentirle proprie, che a volte fanno anche male, magari ci ritrovi l'unica cosa veramente importante per cui valeva la pena di provarci a fare il genitore. E' una parola talmente stiracchiata e maltrattata, banalizzata e malridotta che spesso diventa irriconoscibile. Ci ritrovi un flusso di energia che va e uno che ritorna. Che si allarga e contiene che si divide e si moltiplica...
Tante emozioni da mettere nel sacco riservato alle cose buone della propria vita, quello in cui vai a curiosare nei momenti più grami.
Se fosse un tema potrebbe intitolarsi "Quattro giorni per quattro nonni" se non che, con tutte le sacrosante ragioni, bisogna includere anche i tre zii!
Fa strano dire che il "come si cambia", questa volta, consiste nel ritrovarsi a vivere un Natale talmente tradizionale da non averne mai vissuto uno così. L'Albero sommerso dai regali, il Presepe dell'Eremo fuori dalla porta dove risuonano i canti classici, la famiglia riunita al completo, i giochi intorno al tavolo, le risate schiette, gli scherzi, i pranzi, le cene e i dolci basati sulla cucina regionale da cui ognuno di noi proviene: Napoletana, Genovese, Siciliana e naturalmente Catalana.
Dire che tutto girava intorno a Pau è assai scontato ma corrisponde totalmente al vero.
Anche durante la S.Messa di Natale, dove con gli altri nonni ci siamo ritrovati a partecipare una poco comprensibile liturgia in Catalano, non abbiamo potuto evitare di sorridere quando il sacerdote ha proclamato: "la pau sigui amb vosaltres" e tutti ci hanno stretto la mano dicendo "Pau", "Pau","Pau".
[in Catalano Pau significa Paolo ma anche Pace]
Ma non è certo il richiamo alla "tradizione" che fa di questi giorni dei "giorni speciali". Il fatto è che la nascita di un bimbo scatena in un'intera famiglia l'occasione (che però bisogna saper cogliere) per riscoprire i fondamentali della tua vita.
Non ho scritto "Vita", con la lettera iniziale maiuscola, ho scritto "vita" perché non intendo il teorizzare sui massimi sistemi filosofici ma il guardare dentro il proprio sacco.
Lì, per esempio, dietro le diverse scelte dei figli, scelte che a volte si accettano senza condividere e che si portano insieme senza sentirle proprie, che a volte fanno anche male, magari ci ritrovi l'unica cosa veramente importante per cui valeva la pena di provarci a fare il genitore. E' una parola talmente stiracchiata e maltrattata, banalizzata e malridotta che spesso diventa irriconoscibile. Ci ritrovi un flusso di energia che va e uno che ritorna. Che si allarga e contiene che si divide e si moltiplica...
Eppure, secondo me, è l'unico e il solo motivo per cui il nostro "esserci" ha un senso così profondo da abbracciare il passato e il futuro; una parola capace di richiamare in un colpo solo l'inizio e la fine di tutto.
... Sai cosa ti dico...oggi questa parola intorno alla quale continuo a girare, la penso ma non la scrivo.
Oggi, così, mi sembra di dargli più valore.
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Vincenzo Trichini
alle
18:45
martedì 18 dicembre 2012
Il lavoro nutre il corpo e l'anima
Articolo 4 della costituzione italiana:
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Ogni legge che va conto il lavoro è un sacrilegio...tu, è inutile che mi dai tutti i diritti, se non ho il lavoro non sono niente. Amare il proprio lavoro credo che sia una vera e concreta forma di felicità sulla terra.
Quello che spetta ai futuri governi non è solo cercare il lavoro ma far sì che ognuno di noi ami il proprio lavoro. Con la disoccupazione le persone non è che perdono solo il lavoro, perdono se stessi e stanno male e producono infelicità. Fanno stare male gli altri. Perdiamo tutti quando non c'è il lavoro. Perché quando lavoriamo non è che modifichiamo solo l'oggetto a cui stiamo lavorando, modifichiamo noi stessi. Diamo una forma alla nostra vita. Quando ci danno la busta paga non troviamo solo i soldi, troviamo un'altra ricompensa: noi stessi. Quella paga non è "avere" è "essere". Quel compenso non dà solo da mangiare al corpo , nutriamo l'anima; se non c'è il lavoro crolla tutto...
(tratto da Benigni, La più bella del mondo- Rai1 17 Dicembre 2012)
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
22:28
lunedì 10 dicembre 2012
E' arrivata la stella
Nella grotta dell' Eremo, a San Pol de Mar, anche quest'anno è arrivata la Stella con la buona notizia che è ci è nato un Salvatore.
Però quest'anno la buona notizia è doppia: insieme al Bambino ci è nato un nipotino.
lunedì 3 dicembre 2012
Prove da Nonni
Prima sorpresa: arriviamo a Barcellona e all'uscita dell'aeroporto sono ad aspettarci figlia, genero, Duc e ...Pau!
"Ciao Pau, siamo i nonni, non siamo solo un'immagine che appare sullo schermo del computer, non siamo virtuali, siamo qui..."
Naturalmente Pau che ha appena cinque mesi non può rispondere. Ci guarda con due occhi enormi e chiarissimi, sorride e poi intimidito tuffa ripetutamente la testa contro il corpo rassicurante della sua mamma.
Ma intanto è l'inizio che dà il via alle successive 42 - quarantadue -ore di ...prove da Nonni.
Le prove includono un paio di passeggiatine mattutine, giochi a livello terra e a livello divano, versi gutturali e facce da deficienti che possano provocare le risate del nipotino; tenerissimi momenti nel lettone al nostro risveglio (commozione); pappe e cambi pannolini (solo la nonna); foto e riprese video con tutte le tecnologie possibili (solo il nonno).
Lo so, storie di quotidiana normalità ma in questo caso amplificate dalla lontananza che rende ogni gesto unico, nuovo e prezioso.


"Ciao Pau, siamo i nonni, non siamo solo un'immagine che appare sullo schermo del computer, non siamo virtuali, siamo qui..."
Naturalmente Pau che ha appena cinque mesi non può rispondere. Ci guarda con due occhi enormi e chiarissimi, sorride e poi intimidito tuffa ripetutamente la testa contro il corpo rassicurante della sua mamma.
Ma intanto è l'inizio che dà il via alle successive 42 - quarantadue -ore di ...prove da Nonni.
Le prove includono un paio di passeggiatine mattutine, giochi a livello terra e a livello divano, versi gutturali e facce da deficienti che possano provocare le risate del nipotino; tenerissimi momenti nel lettone al nostro risveglio (commozione); pappe e cambi pannolini (solo la nonna); foto e riprese video con tutte le tecnologie possibili (solo il nonno).
Lo so, storie di quotidiana normalità ma in questo caso amplificate dalla lontananza che rende ogni gesto unico, nuovo e prezioso.
mercoledì 28 novembre 2012
matrimonio in Italia: di meno e più tardi
Molti quotidiani on-line di oggi riportano la notizia che, secondo le statistiche aggiornate dell'ISTAT, in Italia ci si sposa di meno e più tardi.
Certo ce ne rendevamo conto tutti "a naso", ma il conforto dei numeri evidenzia in modo impietoso questa tendenza.
Chi, come me e Mariateresa, si occupa di preparazione al matrimonio lo scopre anno dopo anno: le nuove coppie che desiderano sposarsi in chiesa sono poche e cresce la loro età media; ma in realtà basta guardare i propri figli, i loro amici e amiche, i figli e le figlie degli amici...
L’età media del primo matrimonio negli uomini è ora di 34 anni e quella delle donne di 31 anni (circa 7 anni di differenza rispetto ai dati del 1975).
Sono inoltre diminuiti di 39 mila in 4 anni i matrimoni religiosi.
A provocare il rinvio delle" prime" nozze (così c'è scritto, perché poi ci sono anche le statistiche dei successivi matrimoni) sono diversi fattori:
Da una parte ci si orienta sempre più verso le unioni di fatt,o anche in presenza di figli o comunque si allungano le convivenze pre-matrimoniali.
Dall'altra è soprattutto la prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine ad accentuare la tendenza; qui intervengono svariate motivazioni ognuna con differente impatto:
- l’allungamento dei tempi necessari al completamento della formazione scolastica,
- le difficoltà sempre crescenti nel trovare lavoro,
- la condizione di precariato del lavoro stesso,
- la difficoltà di acquistare un’abitazione.
In realtà sono decenni che queste cause vengono elencate, comunque, ad oggi, possiamo senz'altro aggiungere all'interminabile lista dei guasti provocati dalla crisi economica, anche un aumento del senso di incertezza e insicurezza nei giovani.
Per aggiungere il carico finale, ci metterei pure - nessuno si offenda - che altre statistiche confrontando il comportamento dei giovani nel resto dell'Europa, affibbiano ai nostri figli l'etichetta di "mammoni".
E in effetti, sembrano pensare in molti, perché esporsi a rischi di scelte importanti quando tutto sommato un tetto è garantito e un rapporto affettivo con un partner comunque fruibile?
Mi rendo conto che per molte persone questi numeri non segnalano nessun fenomeno "negativo" ma solo un marcato cambiamento sociologico e comportamentale rispetto al passato.
Secondo me, al di là delle considerazioni religiose e morali, il matrimonio è una fonte inesauribile di energia per la coppia e di sostegno alla comunità sociale.
Certo, non un qualsiasi matrimonio: non fanno testo quelle coppie che si accontentano di "durare tanto" senza badare alla qualità del loro rapporto.
Che serve poter dichiarare venti, trenta quaranta anni di matrimonio se dietro c'è una vita fatta di tran-tran, senza impulsi vitali, senza una continua ricerca del bene reciproco, senza la volontà di superare i propri limiti e quello del coniuge, senza l'ebrezza di affrontare insieme le sfide della vita...?
...quindi in un certo senso il matrimonio non è qualcosa da "ripristinare" in una versione del passato più o meno recente ma una sfida da raccogliere per il futuro.
Che dire? Qualche settimana fa i vescovi italiani hanno pubblicato delle nuove linee guida per la preparazione dei giovani al matrimonio. Nelle conclusioni si scrive: " Riveste grande importanza la testimonianza di sposi e di famiglie che vivono nella verità la loro vocazione".
"Su questa strada voi assicurate un servizio non solo religioso o ecclesiale, ma anche sociale, contribuendo a costruire la città dell’uomo"
Certo ce ne rendevamo conto tutti "a naso", ma il conforto dei numeri evidenzia in modo impietoso questa tendenza.
Chi, come me e Mariateresa, si occupa di preparazione al matrimonio lo scopre anno dopo anno: le nuove coppie che desiderano sposarsi in chiesa sono poche e cresce la loro età media; ma in realtà basta guardare i propri figli, i loro amici e amiche, i figli e le figlie degli amici...
L’età media del primo matrimonio negli uomini è ora di 34 anni e quella delle donne di 31 anni (circa 7 anni di differenza rispetto ai dati del 1975).
Sono inoltre diminuiti di 39 mila in 4 anni i matrimoni religiosi.
A provocare il rinvio delle" prime" nozze (così c'è scritto, perché poi ci sono anche le statistiche dei successivi matrimoni) sono diversi fattori:
Da una parte ci si orienta sempre più verso le unioni di fatt,o anche in presenza di figli o comunque si allungano le convivenze pre-matrimoniali.
Dall'altra è soprattutto la prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine ad accentuare la tendenza; qui intervengono svariate motivazioni ognuna con differente impatto:
- l’allungamento dei tempi necessari al completamento della formazione scolastica,
- le difficoltà sempre crescenti nel trovare lavoro,
- la condizione di precariato del lavoro stesso,
- la difficoltà di acquistare un’abitazione.
In realtà sono decenni che queste cause vengono elencate, comunque, ad oggi, possiamo senz'altro aggiungere all'interminabile lista dei guasti provocati dalla crisi economica, anche un aumento del senso di incertezza e insicurezza nei giovani.
Per aggiungere il carico finale, ci metterei pure - nessuno si offenda - che altre statistiche confrontando il comportamento dei giovani nel resto dell'Europa, affibbiano ai nostri figli l'etichetta di "mammoni".
E in effetti, sembrano pensare in molti, perché esporsi a rischi di scelte importanti quando tutto sommato un tetto è garantito e un rapporto affettivo con un partner comunque fruibile?
Mi rendo conto che per molte persone questi numeri non segnalano nessun fenomeno "negativo" ma solo un marcato cambiamento sociologico e comportamentale rispetto al passato.
Secondo me, al di là delle considerazioni religiose e morali, il matrimonio è una fonte inesauribile di energia per la coppia e di sostegno alla comunità sociale.
Certo, non un qualsiasi matrimonio: non fanno testo quelle coppie che si accontentano di "durare tanto" senza badare alla qualità del loro rapporto.
Che serve poter dichiarare venti, trenta quaranta anni di matrimonio se dietro c'è una vita fatta di tran-tran, senza impulsi vitali, senza una continua ricerca del bene reciproco, senza la volontà di superare i propri limiti e quello del coniuge, senza l'ebrezza di affrontare insieme le sfide della vita...?
...quindi in un certo senso il matrimonio non è qualcosa da "ripristinare" in una versione del passato più o meno recente ma una sfida da raccogliere per il futuro.
Che dire? Qualche settimana fa i vescovi italiani hanno pubblicato delle nuove linee guida per la preparazione dei giovani al matrimonio. Nelle conclusioni si scrive: " Riveste grande importanza la testimonianza di sposi e di famiglie che vivono nella verità la loro vocazione".
"Su questa strada voi assicurate un servizio non solo religioso o ecclesiale, ma anche sociale, contribuendo a costruire la città dell’uomo"
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Vincenzo Trichini
alle
13:55
venerdì 23 novembre 2012
Chi è, di dove viene?
L'origine di Gesù è insieme nota ed ignota [...] Gesù interrogherà i suoi discepoli dicendo: "la gente chi dice che io sia? [...] voi, chi dite che io sia?"
Chi è Gesù, di dove viene? Le due domande vanno inscindibilmente insieme.
Lo scopo dei quattro Vangeli è quello di rispondere a queste domande. Sono stati scritti proprio per darvi una risposta.
da L'infanzia di Gesù di Joseph Ratzinger
Chi è Gesù, di dove viene? Le due domande vanno inscindibilmente insieme.
Lo scopo dei quattro Vangeli è quello di rispondere a queste domande. Sono stati scritti proprio per darvi una risposta.
da L'infanzia di Gesù di Joseph Ratzinger
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
20:38
mercoledì 7 novembre 2012
In una coppia c'è chi
| sa librarsi in volo come una libellula |
| ... e chi deve faticosamente mantenersi a galla; |
| chi fa il galletto |
| .... e chi fa il pavone; |
| chi guarda lontano |
| ...e chi guarda vicino; |
| chi guarda dall'alto |
| ...e chi guarda dal basso. |
| Ecco cosa si può imparare... |
| ...da un soggiorno in costiera amalfitana al "il cavaliere dei conti". |
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
18:58
martedì 6 novembre 2012
Il matrimonio che vorremmo
Ieri sera insieme a Maria Teresa sono andato a vedere il mio primo film "romano".
Il matrimonio che vorrei.
Il trailer (clicca qui) non rende per niente giustizia. Il film è presentato come una commedia leggera e al limite del volgare, ma non è così!
Nonostante i tempi un po' lunghi l'interpretazione di Tommy Lee Jones e Meryl Streep è strepitosa. Due grandi attori che sanno dosare gli sguardi, le pause, i gesti e calarsi nella parte con grande disinvoltura, senza cadute di stile.
La storia è quella dell'amore fra due coniugi sessantenni che la routine sta spegnendo inesorabilmente e racconta del tentativo di salvare il matrimonio seguendo i consigli di un consulente.
Più che la trama, quello che colpisce sono i dialoghi e i silenzi fra i coniugi, la descrizione dei gesti e degli atteggiamenti quotidiani che hanno provocato la crisi. L'apatia e resistenza di lui e la testarda determinazione a riscoprire il "matrimonio che vorrei" di lei.
Non nascondo che sia io che Maria Teresa ci siamo commossi. Tra qualche giorno cominciamo in parrocchia un nuovo corso di preparazione al matrimonio e questo film sembra racchiudere tanti dei messaggi su cui rifletteremo nel percorso.

Davvero il "matrimonio che vorremmo": che non è solo quello di una finzione cinematografica, ma quello di tante coppie che non rinunciano all'intimità di un dialogo anche dopo decenni di convivenza; che non si accontentano di far durare nel tempo "lo stare insieme", ma che vogliono puntare alla qualità del loro rapporto; che vogliono continuare a vivere la sessualità come un'occasione speciale per dare felicità all'altro attraverso il contatto fisico e delle anime; che dopo oltre trentanni di convivenza possono guardarsi ancora negli occhi e vedersi bellissimi a dispetto del tempo e delle rughe, non perché fingono ma perché la bellezza non sparisce: cambia!
Un matrimonio che sa guardare sempre alla magia iniziale dell'innamoramento e che da lì può ripartire e ricominciare quando serve.
Consiglio spassionato per tutti: andate a vederlo.
Il matrimonio che vorrei.
Il trailer (clicca qui) non rende per niente giustizia. Il film è presentato come una commedia leggera e al limite del volgare, ma non è così!
Nonostante i tempi un po' lunghi l'interpretazione di Tommy Lee Jones e Meryl Streep è strepitosa. Due grandi attori che sanno dosare gli sguardi, le pause, i gesti e calarsi nella parte con grande disinvoltura, senza cadute di stile.
La storia è quella dell'amore fra due coniugi sessantenni che la routine sta spegnendo inesorabilmente e racconta del tentativo di salvare il matrimonio seguendo i consigli di un consulente.
Più che la trama, quello che colpisce sono i dialoghi e i silenzi fra i coniugi, la descrizione dei gesti e degli atteggiamenti quotidiani che hanno provocato la crisi. L'apatia e resistenza di lui e la testarda determinazione a riscoprire il "matrimonio che vorrei" di lei.
Non nascondo che sia io che Maria Teresa ci siamo commossi. Tra qualche giorno cominciamo in parrocchia un nuovo corso di preparazione al matrimonio e questo film sembra racchiudere tanti dei messaggi su cui rifletteremo nel percorso.
Davvero il "matrimonio che vorremmo": che non è solo quello di una finzione cinematografica, ma quello di tante coppie che non rinunciano all'intimità di un dialogo anche dopo decenni di convivenza; che non si accontentano di far durare nel tempo "lo stare insieme", ma che vogliono puntare alla qualità del loro rapporto; che vogliono continuare a vivere la sessualità come un'occasione speciale per dare felicità all'altro attraverso il contatto fisico e delle anime; che dopo oltre trentanni di convivenza possono guardarsi ancora negli occhi e vedersi bellissimi a dispetto del tempo e delle rughe, non perché fingono ma perché la bellezza non sparisce: cambia!
Un matrimonio che sa guardare sempre alla magia iniziale dell'innamoramento e che da lì può ripartire e ricominciare quando serve.
Consiglio spassionato per tutti: andate a vederlo.
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
22:29
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