domenica 12 aprile 2020

Il seme che aveva un Nome


Pasqua 2020: Pasqua di quarantena, nella qiuale non posso vedere nessuno dei miei quattro nipotini, se non attraverso lo schermo di un cellulare o di un computer.

Per loro ho scritto un racconto, attingendo ad un tema molto utilizzato per parlare di vita nuova: quello del seme.



Se ne stava appeso sull’albero a testa in giù… 
No non era una scimmia … 
No, neppure un serpente …. 
Insomma, lasciatemi il tempo di raccontare ….

Dicevo se ne stava sull’albero a testa in giù, attaccato a un ramo, gli piaceva farsi cullare dal vento. Da lassù poteva gustare il calore del sole e la luce delle stelle.
I grilli cantavano un ritmo punk che lo rendeva felice, si sentiva al sicuro, si sentiva speciale.
E così lasciava passare i giorni e le settimane.

Tutti i suoi fratelli erano già volati via o caduti giù a terra. Una famiglia di piccoli semi che erano cresciuti dentro al guscio.
Nessuno aveva loro spiegato da dove provenissero e dove sarebbero andati, ma chissà perché, loro lo sapevano.
Sarebbero cresciuti e un giorno, qualcuno sarebbe diventato un nuovo albero.
Come? Chissà questo era per tutti un mistero.

Questo piccolo seme sapeva anche di avere un nome: Pasqualino.

E intanto continuava a rimanere lì appeso al ramo, a divertirsi, a fare il solletico ai bruchi che gli passavano vicino.
Il fatto è che lui aveva un segreto. Lui sapeva di essere un seme speciale.
Quindi i misteri erano due: come avrebbe fatto a diventare un nuovo albero, lui così minuscolo e, perché aveva un nome, Pasqualino, che lo rendeva così “speciale”?


Tutto cambiò il giorno in cui sul ramo si poggiò l’uccello Nero-come-la-notte. 
Aprì e chiuse le sue ali, gettò un rauco grido e si guardò attorno con occhi liquidi.
Con un gesto crudele artigliò il guscio, lo strappò dal ramo e prese il volo, portandosi dietro anche il piccolo seme Pasqualino.
Chiuso fra gli artigli del rapace Pasqualino aveva paura e non capiva cosa stesse succedendo. Gridava: “Dove sono? Cosa sta succedendo? Voglio scendere!”. 

Poi di colpo l’uccello Nero-come-la-notte lasciò andare la sua preda che cadde a terra. Il seme si staccò definitivamente dal suo guscio e rotolò a terra, lontano.
Per un attimo Pasqualino si illuse. Rimase lì, fermo, tremante. 
Tutto immobile. 
Ma durò poco, senza più il sostegno del guscio, il primo vento che passò di lì lo sollevò e lo trascinò via di campo in campo, di strada in strada. Pesanti scarponi lo calpestarono e lo graffiarono, finché non rimase sommerso da una grande zolla di terra rossa.

Lì sotto la terra, il seme Pasqualino cominciò a ripensare nuovamente al suo destino.


Ora però si sentiva confuso, solo; aveva paura, era al buio. “Forse era tutto un inganno”, pensò, “Non diventerò mai un grande albero, non saprò mai perché ho un nome”. 
Troppi pensieri. Pasqualino lentamente si addormentò coperto da una terra morbida, umida, calda.

Pasqualino dormì un giorno intero, poi ne passò ancora un altro e il piccolo seme non si svegliava, al terzo giorno successe una cosa incredibile. 

Il seme si spaccò e proprio in quel punto venne su un piccolo germoglio che si fece strada fra la terra fino a spuntare fuori timidamente: era di un verde brillante e aveva già due minuscole foglioline.

Pasqualino era di nuovo sveglio e si guardò con meraviglia. 

Non era più un seme, era… insomma cos’era? Una minuscola pianta, ma aveva tutto quello che gli serviva per diventare un albero: l’acqua della pioggia, il calore del sole alternato al fresco della notte, la brezza del vento.
Ecco era tutto vero, quello che era successo a lui sarebbe successo anche ai suoi fratelli semi che vivevano nel suo vecchio guscio. Chissà dove erano adesso, trasportati dal vento! 

Poi gli venne in mente che aveva un altro mistero ancora da risolvere. Lui aveva un nome si chiamava Pasqualino! Cos’altro doveva ancora succedere?

Quando già era cresciuto abbastanza perché gli uccellini potessero poggiarsi sui suoi delicati rametti, arrivò un uccello Bianco-come-la-luce.


“Ciao Pasqualino” Gli disse l’uccello. “Ehi ma tu conosci il mio nome! Come fai a saperlo?”
Gli rispose Bianco-come la-luce: “Oh! Certo che lo so, tu sei Speciale. Tu sei Unico e insieme sei Primo!”
Pasqualino, non ebbe più bisogno di spiegazioni. Tutto scorreva dentro di sé.

Lui è l’Albero-che-vivrà-per sempre. Non ci sarà bisogno di seguire il ciclo delle stagioni. Lui è sempre-vivo perché – ora lo vede chiaramente - contiene in sé tutti gli autunni, gli inverni, le primavera e le estati.

Pasqualino sa ora di contenere anche il sole e i grilli che suonano il punk, il vento ballerino e quello impetuoso e perfino i bruchi a cui fare il solletico. 
Lui contiene tutti i semi del mondo e i tutti i frutti della terra. 
Insomma, Pasqualino è proprio la Vita stessa.
L’uccello Bianco-come-la-luce volò via.


Pasqualino pensò: “questo posto è proprio un paradiso!”


lunedì 17 febbraio 2020

Cammino Francese 2019

Il Cammino di Santiago da Saint Jean Pied de Port a Santiago raccontato da Massimo ed Enzo
Giugno-Luglio 2019 -800 Km indimenticabili, vesciche comprese!


Cammino Francese 2019-1 Pirenei-Navarra (link al canale You-Tube)


Cammino Francese 2019-2 La Rioja  (link al canale You-Tube)


Cammino Francese 2019-3 Mesetas  (link al canale You-Tube)


Cammino Francese 2019-4 Castilla y Leon  (link al canale You-Tube)


Cammino Francese 2019-5 Galizia e Santiago  (link al canale You-Tube)


Cammino Francese 2019-6 L'Oceano  (link al canale You-Tube)


sabato 2 novembre 2019


"Se percorrerai terre e mari e scavalcherai colline e monti, troverai tracce del divino; se scendi nel profondo del tuo cuore, vi troverai Dio stesso (Madeleine Delbrel).

venerdì 24 novembre 2017

Le emozioni sul Cammino da Astorga a Santiago - Luglio 2017

Parte 1
Parte 2

 

Parte 3



Parte 4


#Juve120


Buffon, Thuram, Scirea, Chiellini, Platini, Pirlo, Zidane, Nedved, Baggio, Trezeguet, Del Piero

Bellissima, ma ... abbiamo la memoria corta sembra la Juve degli ultimi 50 anni. E le leggende di prima le mettiamo in panchina?

giovedì 13 luglio 2017

Todo se comple

Tutto si compie!
È stato nello stesso tempo tutto diverso e tutto uguale a come mi aspettavo. 
Se rappresentazione della vita doveva essere, ebbene lo è stato fino alla fine. 
E siccome il trionfalismo non si abbina con la mia storia, neanche il cammino é stato trionfale. Ogni cosa va guadagnata, si, con tenacia , ma anche pronti ad adattarsi alle situazioni che cambiano. 

La cerimonia del butafumeiro è un bel segno esteriore della purificazione. Qui come l'ho visto io. 


sabato 8 luglio 2017

A questo punto del cammino

Siamo oltre la metà del nostro cammino a 115 km dalla meta a 5 tappe. 145 sono i km percorsi. 
Oggi stiamo fermi a Sarria. Riposo.
Abbiamo visitato il monastero della Maddalena appena fuori il paese. Bene, non avremmo potuto farlo, apre alle 11.
Nel bellissimo chiostro c'è un percorso di immagini e testi e si può anche contribuire aggiungendo un post-it.
Una bella preghiera iniziale ricorda che a questo punto del cammino abbiamo senz'altro capito che questa è un'occasione di incontri con altri che anno lo stesso obiettivo: arrivare a Santiago, ma che soprattutto è possibile incontrare se stessi con i propri limiti, le proprie motivazioni i propri silenzi è Colui che un giorno ha deciso un giorno di condividere il nostro cammino. 



venerdì 7 luglio 2017

Foncebadon Cruz de Hierro

Ho lasciato le pietre portate da casa; le mie e quelle degli amici

O' Cebreiro

Il testo di questa preghiera è stato ritrovato affisso
nella chiesetta romanica di S. Maria La Real che si trova a O Cebreiro
sul Cammino di Santiago di Compostela..
Il testo della preghiera è stato raccolto da Peter e Florence van der Heijde
e tradotto da Giacomo Tessaro.


Preghiera del pellegrino


Quand'anche avessi percorso tutti i sentieri,
superato montagne e valli da est a ovest,
se non ho scoperto la libertà di essere me stesso,
allora non sono ancora arrivato.
Quand'anche avessi condiviso tutti i miei beni
con persone di altre lingue e culture;
quand'anche avessi per amici dei pellegrini dell’altra parte del mondo
e dormito negli stessi alloggi dei santi e dei principi,
se, domani, non sono capace di perdonare al mio vicino,
allora non sono ancora arrivato.
Quand'anche avessi portato il mio sacco dal primo all’ultimo giorno e sostenuto i pellegrini a corto di forze,
o ceduto il mio letto a qualcuno arrivato dopo di me,
donato la mia borraccia senza alcuna contropartita,
se, di ritorno a casa e al lavoro non sono capace di seminare attorno a me la fratellanza, la felicità, l’unità e la pace,
allora non sono ancora arrivato.
Quand'anche avessi ogni giorno mangiato e bevuto a sazietà,
a disposizione tutte le sere un tetto e una doccia,
ricevuto delle cure per le mie ferite,
se non ho visto in tutto questo l’amore di Dio,
allora non sono ancora arrivato.
Quand'anche avessi visitato tutti i monumenti
e ammirato i più bei tramonti,
imparato a dire buongiorno in tutte le lingue,
gustato l’acqua di tutte le fontane,
se non ho indovinato chi è Colui che, senza nulla attendere in cambio, mi offre tanta bellezza e tanta pace,
allora non sono ancora arrivato.
Se adesso smetto di camminare sulla tua strada,
di proseguire la mia ricerca e di vivere in coerenza con ciò che ho imparato; se, d’ora in avanti, non vedo in ogni persona, amico o nemico, un compagno di strada;
se, ancora oggi, il Dio di Gesù di Nazareth
non è per me il solo Dio della mia vita,
allora non sono ancora arrivato.
[preghiera di Fratello Dino]