lunedì 4 settembre 2006

Il triciclo

(Sogno 2/9)

La macchina procede in salita affrontando molto lentamente i tornanti. Intorno, attraverso una muraglia di alti alberi verdi, si intravvedono laghetti ricolmi d'acqua.
La strada continua a salire regolarmente ma io sono in bicicletta e la fatica è sempre più evidente nell'affanno del respiro e nei muscoli che si induriscono.
Ora intorno c'è più spazio, ci sono prati e campi con l'erba appena tagliata.
Io continuo a salire, inforcando un minuscolo triciclo nel quale entro a fatica.
Arrivo a un bivio dove la strada, da una parte prosegue in leggera salita, dall'altra continua a inerpicarsi. Valuto le due possibilità. La strada poco pendente è più lunga, qualla ripida è più corta.
Decido per la salita diretta. Il ritmo delle mie pedalate diventa sempre più lento e impacciato, finchè piantato sui minuscoli pedali devo fermarmi.
Scendo, sistemo il triciclo sulle spalle e proseguo a piedi.


Nella logica del sogno, là dove scelgo la strada più faticosa, là dove il mezzo con cui mi muovo diventa sempre meno adatto al percorso e sempre più infantile, là dove mi costringo a uno spreco di energie non adeguato; là dove ignoro i limiti delle mie possibilità e testardamente cerco di andare verso una meta, c'è un comportamento "pericoloso" che riconosco in me. Riconoscerlo è fondamentale per non cadere in quella logica insana.

"A tutti i costi"; "Sempre"; "Subito"; "Puntare a traguardi irrangiungibili". Parole da non confondere con una sana determinazione nelle attività che si svolgono, con l'affidabilità che ti riconoscono gli altri nei ruoli che ricopri.
Avere la misura delle proprie risorse è la base per volersi bene.
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