venerdì 1 maggio 2015

La coscienza dei volti: siam pronti alla vita

Bellissima versione dell'inno di Mameli all'inaugurazione dell'EXPO 2015 cantata dai "Piccoli cantori di Milano e dal coro S.Ilario di Rovereto. Link Inno d'Italia
Con finale  a sorpresa: "Siam pronti alla vita, l'Italia chiamò".




Ma a ricordarci che prima delle vetrine espositive, prima degli affari e della politica, prima della cultura, c'è una realtà più cruda e pervasiva, ci ha pensato Papa Francesco:
"Il tema: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Anche di questo dobbiamo ringraziare il Signore: per la scelta di un tema così importante, così essenziale… purché non resti solo un “tema”, purché sia sempre accompagnato dalla coscienza dei “volti”: i volti di milioni di persone che oggi hanno fame, che oggi non mangeranno in modo degno di un essere umano. Vorrei che ogni persona – a partire da oggi –, ogni persona che passerà a visitare la Expo di Milano, attraversando quei meravigliosi padiglioni, possa percepire la presenza di quei volti. Una presenza nascosta, ma che in realtà dev’essere la vera protagonista dell’eventoi volti degli uomini e delle donne che hanno fame, e che si ammalano, e persino muoiono, per un’alimentazione troppo carente o nociva.

Link video messaggio papa Francesco

sabato 25 aprile 2015

Partenone

"Ma come si fa a tornare da Atene senza averlo visto e aver scattato qualche foto?" Questo è quello che mi son detto.
Orologio alla mano c'erano due ore per andare a visitare il Partenone e tornare in tempo per riprendere il programma della conferenza alla quale stavo partecipando.



In un baleno, jeans, maglietta e pedalare, che poi per fortuna l'hotel era proprio lì vicino.


 Con calma, la sera, mi sono andato a rivedere la storia di questo tempio che mi ha suscitato una riflessione personale.


Il tempio è nato per  onorare una divinità pagana. Dopo pochi anni lo avevano già distrutto i Persiani, ma poi viene ricostruito.


Poi, per quasi mille anni (!), diventa una Chiesa cristiana passando dagli Ortodossi ai Cattolici e poi ancora agli Ortodossi, una delle più venerate e visitate da pellegrini.


Finché non viene il turno degli Islamici che la trasformano in una Moschea inaccessibile agli stranieri. e passano i secoli...


La storia non è finita perché i Veneziani decidono di bombardarla dal mare, riuscendo a fare proprio un bel botto perché i difensori l'avevano intanto trasformata in una polveriera, un deposito di munizioni! Segue saccheggio, come da norma di questi casi...


Mi fermo qui. La mia riflessione è solo questa:


Riusciremo mai a costruire un "Tempio" che non si distrugge per mano di altri uomini? Riusciremo mai a tenere il "nostro" Dio, fuori dalle nostre beghe?
Che pazienza, fiducia e speranza nel Futuro deve avere questo Dio che ha alitato il "soffio di vita" nel cuore di un mammifero così instabile, prepotente e arrogante.
Ma la realtà è questa: l'ha fatto.



mercoledì 15 aprile 2015

quattro principi sociali



Sto rileggendo, un po' per volta, la Evangelii Gaudium per provare ad assimilarne  le proposte e le idee, spesso spettacolari, che contiene.

Ieri mi sono imbattuto in quattro principi, che derivano da grandi postulati della Dottrina Sociale della Chiesa e che riguardano alcune "tensioni bipolari" caratteristiche di ogni realtà sociale (riferimento da 221 a 237).

"Tensione bipolare" non è un termine proprio facile, ma insomma è come dire che ci sono nella realtà sociale aspetti che sono opposti fra loro, come il polo positivo e quello negativo di un magnete, ma lo stare lì in mezzo per trovare l'equilibrio, senza buttarsi di qua o di là, comporta un vantaggio e una comprensione maggiore della realtà.

Solo ad enunciali si capisce quale contributo strepitoso potrebbero fornire ad uno sviluppo sociale  veramente in favore dell'umanità.
Eccoli:

  • Il tempo è superiore allo spazio
  • L’unità prevale sul conflitto
  • La realtà è più importante dell’idea 
  • Il tutto è superiore alla parte  

Lo spazio rappresenta il subito, l'ora, il tornaconto immediato, lo spazio locale. Il tempo è una dimensione di prospettiva, il fare guardando alle prossime generazioni, al futuro.
Bellissimo il riferimento alla parabola della zizzania (cfr Mt 13, 24-30). Lì si descrive un aspetto importante dell’evangelizzazione, che consiste nel mostrare come il "nemico" può occupare lo spazio del Regno e causare danno con la zizzania, ma è vinto dalla bontà del grano che si manifesta con il tempo. 

A me insegnavano: "meglio una cosa imperfetta in unità, che una perfetta in disunità". Quante volte si sperimenta la verità di questo motto in famiglia e in parrocchia, molto meno nell'ambiente di lavoro o nelle vicende politiche pubbliche!
Comunque la lettera del Papa evidenzia che di fronte ai conflitti c'è chi va avanti come se nulla fosse, lavandosene le mani, mentre altri entrano nel conflitto in modo tale che ne rimangono prigionieri e perdono l’orizzonte. L'atteggiamento modello è «Beati gli operatori di pace» (Mt 5,9)

Il terzo principio sembra semplice. La realtà semplicemente è, l’idea si elabora. Tra le due si deve instaurare un dialogo costante, evitando che l’idea finisca per separarsi dalla realtà. Ciò che coinvolge è la realtà illuminata dal ragionamento.

Infine l'ultimo punto riguarda la globalizzazione e la localizzazione; entrambe sono importanti per non rimanere chiusi in un ambito ristretto col rischio  della meschinità quotidiana e viceversa per non cadere nell'universalismo astratto e globalizzante, come passeggeri mimetizzati del vagone di coda, che ammirano i fuochi artificiali del mondo, che è di altri... 
E d'altronde, il tutto è più della parte, ed è anche più della loro semplice somma. 
Altra esperienza che abbiamo occasione di vivere più spesso di quanto crediamo.

Mi rendo conto che la mia sintesi è inadeguata e imprecisa, naturalmente meglio andare a rileggersi il testo originale da soli. 

martedì 7 aprile 2015

Fior di pera

Questo alberello di pero non ne vuol sapere di crescere, ma nel frattempo ci regala questi bellissimi fiori.
Per quanto riguarda i frutti, come per ognuno di noi, ci vuole pazienza e saper aspettare il tempo giusto.



domenica 5 aprile 2015

Scacce e non chiamatele focacce

Mamma Salvina ci ha lasciato tanti anni fa, ma grazie soprattutto a qualche mese trascorso in casa sua quando Maria Teresa aspettava Marianna, abbiamo imparato a fare la scacce alla sua maniera.

Con gli anni abbiamo consolidato una tradizione tutta nostra secondo la quale le scacce si fanno a pasquetta e sono la base per la classica scampagnata, possibilmente con degli amici.

Per noi c'è una versione, chiamiamola così: classica, i cui ingredienti sono ricotta, cipolla, piselli, prezzemolo, formaggio grana (conditi con olio, sale e un po' di pepe).
Poi le varianti: con salsiccia e sugo, con salsiccia e piselli con patate, melanzane, peperoni (diciamo contorno mediterraneo), oppure prosciutto e mozzarella e via così, largo alla fantasia.

Nel filmato ho ripreso la caratteristica chiusura che io chiamo a libretto. Per me è un passaggio fondamentale! Non solo per la particolare forma che prende la scaccia, ma perché crea un doppio strato di ripieno separato dalla sfoglia.
Poi prima di infornare una spennellata d'olio qualche buco con la forchetta nella parte superiore e via, si attende il miracolo.



In questo preciso momento la prima delle due infornate è quasi pronta è in casa si sta spandendo un profumo delizioso tanto che, nonostante il pranzo di Pasqua - cioè ingolfo da cibo oltre il livello di guardia - verrebbe voglia di aprire il forno e infilarsi una scaccia  direttamente in bocca.

E' invece no, dopo la cottura si seguirà il rito annuale, secondo le norme di mamma Salvina.
Le scacce saranno coperte con uno strofinaccio umido e il tutto avvolto con delle tovaglie spesse in modo che l'umido della stoffa si trasmetta alla crosta e la mantenga morbida fino a domani.

Che dire: la tecnologia fa miracoli ma per quanto riguarda il profumo, bisogna accontentarsi della mia descrizione: fragranza di pane cotto, di grano croccante e di olio che sfrigola, dolcezza di cipolle e di piselli cotti sventagliati in tutti gli angoli della casa insieme all'aroma delle salsicce il cui grasso svapora ed è sostenuto dal pizzico del finocchietto.








mercoledì 1 aprile 2015


Salvatore Adamo

La notte... l'attesa

Il primo grande romanzo di un indimenticabile poeta e cantautore


Passando da un Belgio brumoso in cui la polvere di carbone sembra avere coperto ogni cosa a una Sicilia inondata di sole, il racconto di tutta una vita accompagna il lettore pagina dopo pagina come una melodia bellissima.

«Al calar della sera eravamo partiti da Vittoria, villaggio natale di mio padre, per trascorrere la giornata dell’indomani a Scoglitti, la spiaggia popolare più vicina, a quindici chilometri, ovvero a sette ore di carretta… Ci risvegliammo all’alba sulla riva del Mediterraneo in un fantastico fiammeggiare di corallo. Un’ostia immensa s’innalzava sull’orizzonte incandescente: il sole! Che bellezza! Guardavamo tutti e nove affascinati, senza parlare, incapaci di dare un giusto significato alle nostre parole senza rischiare la rovina e la perdita di quella briciola di eternità che ci era offerta.» 
Fazi Editore - febbraio 2015


Papà Toledo, ogni volta che in televisione appariva Salvatore Adamo mi raccontava che veniva da Vittoria e che il suo papà, prima di emigrare in Belgio, lavorava nella bottega di nonno Vincenzo. Nella mia immaginazione di bambino questo fatto mi faceva apparire il cantante come un parente prossimo e mi faceva nascere un moto di orgoglio, naturalmente immotivato.

Sul percorso Vittoria - Scoglitti fatto col carretto, ho invece il ricordo di mamma Salvina che raccontava quanto, anche allora, quella strada fosse trafficata. 
Lei la faceva in bicicletta, un po' seguendo il nonno Emanuele, un po' pedalando a rotta di collo per conto suo e rischiando, in più di una occasione, di finire sotto le ruote di un carro o scalciata dalle zampe di un cavallo.

Oggi, se cerchi su google foto di quella strada, trovi auto rovesciate, caschi distrutti, sagome per terra e sangue.

mercoledì 25 marzo 2015

gioia in due, tre volte gioia, dolore in due, metà dolore.

Come altre volte e come ha fatto nella stessa giornata della sua visita a Napoli, quando parlava dei "silenzi" di Dio, Papa Francesco non ha paura di dirlo: "Io non ho la ricetta". Un solo consiglio, occorrono testimonianza e preghiera.

Come ci si prepara al matrimonio in chiesa? Un corso su "Diventate sposi in otto lezioni" Non è la soluzione. La preparazione al matrimonio è un’altra cosa. Deve incominciare da casa, dagli amici...

Domanda di una famiglia 
Santità, Lei ci ha recentemente detto che bisogna comunicare il bello della famiglia, in quanto essa è il luogo privilegiato dell’incontro della gratuità dell’amore. La sfida richiede impegno, conoscenza e resistenza alle correnti contrarie, rivalutando la capacità di scelte coraggiose che difendono il senso vero della famiglia come risorsa della società e come mezzo privilegiato di trasmissione della fede. Lei ci incita a “non lasciarci rubare la speranza” ma ... la famiglia è sotto attacco, come possiamo costruire una pastorale della famiglia in uscita, all’attacco e non chiusa in difesa, e che ne racconti a tutti la bellezza ? 
(Santo Padre)
La famiglia è in crisi: questo è vero, non è una novità. I giovani non vogliono sposarsi, preferiscono convivere, tranquilli e senza compromessi; poi, se viene un figlio si sposeranno per forza. Oggi non va di moda sposarsi! Poi, tante volte nei matrimoni in chiesa io domando: “Tu che vieni a sposarti, lo fai perché davvero vuoi ricevere dal tuo fidanzato e dalla tua fidanzata il Sacramento, o tu vieni perché socialmente si deve fare così?”. È successo poco tempo fa che, dopo una lunga convivenza, una coppia che io conosco si decise a sposarsi. “E quando?”. “Ancora non sappiamo, perché stiamo cercando la chiesa che sia in armonia con il vestito, e poi stiamo cercando il ristorante che sia vicino alla chiesa, e poi dobbiamo fare le bomboniere, e poi …”. “Ma dimmi: con che fede ti sposi?”. La crisi della famiglia è una realtà sociale. Poi ci sono le colonizzazioni ideologiche sulle famiglie, modalità e proposte che ci sono in Europa e vengono anche da Oltreoceano Poi quello sbaglio della mente umana che è la teoria del gender, che crea tanta confusione. Così la famiglia è sotto attacco. Come si può fare, con la secolarizzazione che è attiva? Come si può fare con queste colonizzazioni ideologiche? Come si può fare con una cultura che non considera la famiglia, dove si preferisce non sposarsi? Io non ho la ricetta, La Chiesa è consapevole di questo e il Signore ha ispirato di convocare il Sinodo sulla famiglia, sui tanti problemi. Ad esempio, il problema della preparazione al matrimonio in chiesa. Come si preparano le coppie che vengono per sposarsi? A volte si fanno tre conferenze… E’ sufficiente questo per verificare la fede? Non è facile. La preparazione al matrimonio non è questione di un corso, come potrebbe essere un corso di lingue: diventate sposi in otto lezioni. La preparazione al matrimonio è un’altra cosa. Deve incominciare da casa, dagli amici, dalla gioventù, dal fidanzamento. Il fidanzamento ha perso il senso sacro del rispetto. Oggi, normalmente, fidanzamento e convivenza sono quasi la stessa cosa. Non sempre, perché ci sono belli esempi… Come preparare un fidanzamento che maturi? Perché quando il fidanzamento è buono, arriva a un punto che devi sposarti, perché è maturo. E’ come la frutta: se tu non la cogli quando è matura, non va bene. Ma è tutta una crisi, e vi chiedo di pregare tanto. Io non ho ricette per questo. Ma è importante la testimonianza dell’amore, la testimonianza di come risolvere i problemi.
Nel matrimonio si litiga anche e.. volano i piatti. Io do sempre un consiglio pratico: litigate fin che volete, ma non finite la giornata senza fare la pace. Per fare questo non è necessario mettersi in ginocchio, basta una carezza, perché quando si litiga, c’è qualcosa di rancore dentro, e se si fa la pace subito, va bene. Il rancore freddo del giorno prima è molto più difficile da togliere, pertanto fate la pace lo stesso giorno. È un consiglio. Poi, è importante chiedere sempre all’altro se piace o non piace una cosa: siete in due, l’“io” non è molto valido nel matrimonio, è valido  il “noi”. È anche vero quello che si dice dei matrimoni: gioia in due, tre volte gioia; pena e dolore in due, metà pena, metà dolore. Così bisogna vivere la vita matrimoniale e questo si fa con la preghiera, molta preghiera e con la testimonianza, affinché l’amore non si spenga. Perché sempre ci sono nella vita prove difficili, non si può avere l’illusione di trovare un’altra persona e dire: “Ah, se io avessi conosciuto questa prima o questo prima, avrei sposato questo o questa”. Ma non l’hai conosciuto prima, è arrivato tardi. Chiudi la porta subito! State attenti a queste cose e andate avanti con la vostra testimonianza e così torno all’inizio: la famiglia è in crisi, e non è facile dare una risposta, tuttavia occorrono la testimonianza e la preghiera.
Napoli
Sabato, 21 marzo 2015

mercoledì 11 marzo 2015

Nulla si perde e tutto si ritrova

Troppo suggestivo l'episodio che ho raccontato nel mio post "Occhiali e chiavi" per non ricamarci sopra qualche considerazione.

In realtà, le chiavi, tecnicamente, non le ho affatto perse. Ho solo risolto malamente una tipica attività di "Problem Solving".
Situazione: stavo partendo per la montagna e ho valutato che portarmi dietro le chiavi nello zainetto che avrei usato per fare sci di fondo, avrebbe comportato un rischio elevato di perdita dell'oggetto.
Fin qui tutto corretto. Il ragionamento ci sta tutto.
Il problema era quindi: dove mettere le chiavi per non-dimenticarmi di riprenderle prima di ripartire per Roma al rientro dalle ferie?
Qui c'è stato l'errore. Ho scartato il comodino e altri posti tipo la cassetta con le chiavi nell'ingresso, vicino al computer, sopra il cuscino e così via, giudicandoli poco "visibili" o "pericolosi"; così dalla mia posizione di quel momento, cioè seduto alla sponda del mio letto, ho visto il gancio per fissare le tende, proprio all'altezza dei miei occhi. Perfetto, ho pensato. Ahimè, perché era decisamente imperfetto!
Infatti dopo sei giorni di vacanza, qualsiasi ragionamento si era azzerato e nel preparare lo zaino, ho recuperato altri oggetti depositati nel comodino, dimenticandomi completamente delle chiavi che sono rimaste, appunto, nel gancio attaccato al muro.
Un problem-solving efficace sarebbe stato attaccare un cartello nella porta della stanza o sopra al comodino, con scritto a larghi caratteri stampatello: "RICORDARSI DELLE CHIAVI CHE SONO (DOVE SONO)".

Per quanto riguarda gli occhiali di Maria Teresa, la ricostruzione è invece un po' più labile e non c'è l'evidenza di un errore di ragionamento grossolano.
Una ipotesi è che gli occhiali fossero stati appoggiati provvisoriamente sopra la valigia appena chiusa (o che ci siano caduti inavvertitamente) e poi il gesto di sollevarla per portarla nell'ingresso abbia causato un effetto catapulta che ha spedito gli occhiali in angolo buio e inaccessibile.
Tutto molto razionale!
Certo però che chiavi, occhiali, perdere e ritrovare sono molto suggestivi dal punto di vista psicologico!
Per quanto mi riguarda, mi sembra che il mio inconscio abbia fatto del suo meglio per assicurarsi la scomparsa delle chiavi. Un successo direi. Da cosa desiderasse "rimanere fuori" è però un altro discorso che al momento non so ipotizzare se non dicendo banalità.
Per Maria Teresa, sembra che, dopo la perdita degli occhiali, la preoccupazione maggiore fosse non poter "guardare bene" il nipotino, tanto, appunto, da spingerla ad acquistare un paio di occhiali di fortuna che guarda caso erano in grado di "vedere meglio" di quelli originali (che infatti, a questo punto, dovrà comunque dismettere dopo questo episodio).

Che poi entrambi perdiamo e ritroviamo le cose della nostra vita (che nessuno si azzardi a dire che siamo un po' rincitrulliti) aiutandoci l'un l'altro e sapendo convivere con le nostre debolezze e paure anche con un pizzico di ironia, beh, è una cosa che mi piace veramente molto.
Proprio una bella metafora per una coppia che sta insieme da oltre trentacinque anni cercando di dare "qualità" al proprio rapporto.

Comunque ho un aggiornamento quasi in tempo reale. Maria Teresa ha ritrovato anche il berretto che credevo di aver perso (ma va!) in autogrill: era nel valigiotto di Pau.
Direi che per questo turno di vita è proprio il caso di dire:
"Nulla si perde, tutto si ritrova".
Se poi qualcuno ci vuol leggere una legge dell'Amore, fa bene, l'intento è proprio quello.

Però devo aggiungere che per Maria Teresa rimane valida dell'idea che in casa ci sono dei folletti



 e io insisto per qualche distorsione spazio-temporale.

martedì 10 marzo 2015

Occhiali e chiavi

Questa è la storia di un paio di occhiali e di un mazzo di chiavi, di come si sono persi e poi ritrovati.
Quali metafore racchiude lo scopriremo strada facendo.

Risultati immagini per occhiali

Le valigie e le borse sono già allineate davanti alla porta d'ingresso. La vacanza sulla neve, con figlia e nipotino al seguito si sta materializzando con crescente entusiasmo.
Ma un attimo, Maria Teresa si blocca ed esclama: "Mancano gli occhiali per vedere lontano".
Fermi tutti.
Saranno rimasti sul comodino. No.
Saranno in sala sul tavolino. No.
Saranno in fondo alla borsa. No.
Fermi  tutti e tutti alla ricerca degli occhiali perduti, finché dopo oltre un'ora di ricerche e ritardo sulla partenza bisogna arrendersi all'inspiegabile realtà che si sono proprio persi e bisogna partire senza.
Li cercheremo al ritorno con calma, intanto un occhiale di fortuna farà da ponte per una settimana.

Invece, sei giorni dopo, si ripete la stessa scena: chi cerca sotto il letto, chi dentro le lenzuola, chi dentro la spazzatura. Le più bizzarre ipotesi si fanno largo, compresa quella che contempla la presenza di folletti dispettosi e si cercano nella memoria le formule per il santo-delle-cose-perdute.
Niente fare. L'unica soluzione è un appuntamento con l'ottico.













Intanto per me viene il momento di ripartire per Roma, cioè di ricaricare nello zaino le poche cose che mi seguono nel mio pendolarismo.
Dalla stazione Termini, mando un WhatsApp a Maria Teresa: "Il treno è arrivato in orario (udite udite!) peccato che ho scordato le chiavi di casa-roma nel comodino".
Risposta: "Non ci sono".
E ahimè, ricomincia una trafila che ormai conosco: "Guarda nello scaffale dei libri", "Cerca nel cassetto dello scrittoio", "Forse sono nel cappotto"; "Potrebbero essere scivolate dietro i libri.
E così Maria Teresa non sa più cosa e dove sta cercando. Mentre la mia ansia sale a vista d'occhio.

Ora 15:18 lo scambio di WhatsApp certifica il seguente dialogo.
Io: "Sono convinto di averle lasciate nel comodino".
Lei: "Anche i miei occhiali erano sul comodino".
Io: "Abbiamo un buco nero in casa".
Lei: "Guarda, non mi spaventare".
Io: "Ma io parlo di relatività di Einstein".
Lei: "Io no!".

Ora 15:22 Si continua su questo piano surreale.
Io: "Venerdì sposto tutti i libri dello scaffale".
Lei: "Interstellar".
Io: "Oh! Già!"

Ora imprecisata verso cena. Telefonata di Maria Teresa: "Mentre cercavo le tue chiavi ho trovato i miei occhiali. Ma è incredibile erano in un angolo irraggiungibile e buio, sotto il tuo scrittorio! Io non ce l'ho messi".

Ore 21:51 Mentre sto giocando a Candy Crash e seguendo la Juventus che non segna ancora col Sassuolo, invio un WhatsApp: "Sarà una scemenza, ma guarda se fossero nel gancio che tiene le tende in camera nostra".
Non passa un minuto e arriva la sua telefonata: "Mai sei scemo? Come ti può venire in mente di mettere le chiavi nel gancio della tenda!". Accuso il colpo ma tiro un respiro di sollievo.

Ore 22: 05 Ricevo un'ancora di salvezza.
Lei: Se tu non avessi perso le chiavi, io non avrei mai trovato gli occhiali".
Io: "Questo è vero! Ringraziami".
Lei: "GRAZIE"