lunedì 27 ottobre 2014

La gabbia

Mentre uno suona,  l'altro, che fa?

Coltiva le arti marziali.


"Ma da dove gli è uscita questa passione?" Ti viene da dire. Io non riesco a vedere neanche un match di pugilato...

Mettiamo subito le cose in chiaro:" A vedere mio figlio prendere botte non ci vengo!" 

Questa la mia prima e definitiva reazione, quando con il classico: "Mà, Pà, vi devo dire una cosa: mi preparo per dei combattimenti sul ring".


Un ring: una gabbia semmai. Che uno dice, perché una gabbia? Si massacreranno di botte e si vuole impedire che uno scappi!

La data viene fissata  ma poi l'alluvione  a Genova riesce a rimandare lo scontro di una settimana.
Mi era praticamente passato di mente quando arriva  il whatsapp: 
"Ho vinto l'incontro di MMA(significa Mixed Martial Arts)  e seguono foto e filmato.

"Quando farai il prossimo?

"Non so, oramai sono trentenne, lì è pieno di ragazzini..."

"E vai!" Mi è scappato ad alta voce...

A parte gli scherzi, a me risulta più facile arroccarmi sulle mie posizioni. Ma con i figli non può funzionare così. Devi fare delle capriole, rispettare le diversità.

In realtà so che Benedetto, da questi sport di combattimento, ha imparato la determinazione, la costanza, l'impegno, la lealtà, credo anche il rispetto dell'altro. 
Tutte cose che può applicare nella vita e nel lavoro.

Quindi bene, Bene!


La musica più bella di sempre

Ricordo perfettamente il posto. 
Non che questo sia importante ai fini di quello che sto per raccontare.
E' solo per dire che ho in testa un ricordo ben formato e un riferimento preciso: stavamo camminando in gruppo ed ero insieme ai miei amici di allora; eravamo giunti all'altezza dei giardinetti di Quinto, in una di quelle interminabili scorribande pomeridiane, su e giù per Nervi e dintorni (forse nella vana idea di "tacchinare" qualche ragazza). 
Sicuramente non avevamo ancora diciotto anni ed eravamo tutti persi per la musica Progressive-Rock.


Se ne parlava per ore e si cominciava a suonarla. Si citavano i complessi emergenti e quelli che erano già un mito; si esaltava la scena italiana: PFM, Banco, Orme...; si ci scioglieva per gli assoli di chitarra travolgenti; ci si entusiasmava per il suono elettronico del moog che ti entrava dentro le costole e ti risaliva per la schiena facendoti vibrare; si fantasticava di poter imparare quei fraseggi di flauto gutturale così  impetuosi ed eleganti nello stesso tempo; si imitavamo con la voce quei  geniali riff musicali che l'uso del basso elettrico faceva diventare base portante dei pezzi; ci stupivamo per la tecnica della batteria,  che tutto faceva meno che limitarsi a dare il ritmo; sognavamo dentro l'architettura maestosa dei testi e delle atmosfere nei pezzi che duravano più di venti minuti....


Che fortuna avere diciotto anni all'epoca del progressive-rock. La musica migliore di sempre! E' questo quello che pensavo e dicevo.

Eppure anche in quel contesto c'era stata una voce (quella di Agostino - tanto per ribadire quanto è vivo il ricordo) che aveva detto: "Però io penso che il giorno in cui pronunceremo la frase -ah la musica dei miei tempi-  allora vorrà dire che saremo diventati vecchi!"

Beh quel tempo è arrivato da tempo, anche se vecchio non mi sento affatto, alle soglie dei sessantuno.

Quindi, rilassatevi, per me, il Prog è la miglior musica di sempre.


Ascolto mio figlio Antonio alle prese con la "sua" musica:
ritmi parossisticamente veloci ed ossessivi; 
sonorità dure come il metallo contro il metallo; 
pezzi che durano pochi minuti e che sembrano copiarsi uno con l'altro all'infinito (per chi non è abituato ad ascoltare il genere); 
assenza di altri strumenti che non siano batteria e chitarre (rigorosamente distorte); 
arrangiamenti scarni e minimali, giri di accordi ripetitivi e un po' scontati; 
chitarre picchiate con forza come fossero un tamburo;

Alzo lo sguardo, e dopo aver giudicato la musica con il mio "metro" posso anche provare ad ascoltare le emozioni di Antonio e posso guardarlo negli occhi:
vedo la passione sincera e coinvolgente con cui suona e canta, ops: volevo dire: urla (secondo me 1/4 di tono sotto l'intonazione);
lo sento raccontare della fratellanza che si crea con gli altri gruppi; 
lo vedo partire per qualche tour dai ritmi asfissianti per l'Italia, la Francia  o la Spagna sapendo che a malapena riuscirà a coprire le spese vive; 
imparo qualcosa dall'accoglienza che si scambiano organizzatori e gruppi musicali quando si invertono di continuo nei ruoli: nelle case, nei garage, nei capannoni...

In questo caso scorrono, di nuovo, nella mia mente, i ricordi dei giardinetti di Quinto e quella specie di profezia del mio amico.

La musica migliore di sempre per Antonio è il punk-rock!

Antonio - Cocks


giovedì 9 ottobre 2014

La gente delle cinque e ventidue

L'arpeggio della chitarra di Steve Hackett in Horizon dei Genesis mi sveglia morbidamente alle 5 in punto. 
Cinque secondi dopo sono già in bagno.
Alle 5.17 sono fuori di casa. 

Non è questione di efficienza, se la barba l'ho sistemata la sera prima e se lo zaino è già pronto, se  pantaloni-camicia-e-golfino sono già allineati sulla sedia e se la colazione la preparo e consumo in tre minuti.  Mi sto solo inventando come allungare di qualche minuto il mio breve sonno!

Poi mi scaracollo giù per la scalinata deserta che porta alla fermata del bus. 
Uno può farsi l'idea che a quell'ora prendere un 'autobus debba necessariamente essere un'impresa disperata e quanto mai inaffidabile, invece non è così. Le vetture arrivano con una regolarità da manuale: impensabile nelle ore successive della giornata.
Bene perché, tramontana o non tramontana, non  rischio di rimane intirizzito e far crescere l'ansia di arrivare in stazione troppo tardi.

Sono le  5.22, massimo 5.24 quando salgo a bordo della vettura che in sette minuti mi porterà alla fermata più vicina a Piazza Principe.



Gli autobus del mattino non sono affatto vuoti. Non sono l'unica vittima di un destino avverso che è costretta ad alzarsi prima dell'alba una volta la settimana [frase da leggere in modo drammatico e sarcastico]

Se prendo l'autobus della linea 18 non ci sono dubbi: buona parte dei passeggeri sembra avercelo scritto in fronte che lavora all'Ospedale e va a cominciare il suo turno. Assonnati ma dignitosi.

Se salgo sul silenziosissimo filobus della linea 20  sembrano invece prevalere donne sud-americane. Mi sono fatto l'idea che siano badanti che devono presentarsi alle loro assistite di primo mattino o forse è più probabile che lavorino in qualche impresa di pulizia negli uffici del centro. Mi colpisce l'impressione che trasmettono di essere già a mille, a regime. Il cellulare e il pollice che lo aziona lo stanno a dimostrare senza incertezze.

Il campionario della lunga vettura snodata del bus numero 1 è invece decisamente diverso: ragazzi di colore con addosso vestiti di stoffe colorate, qualche sbandato della notte con la testa appoggiata al finestrino e l'alito pesante che si avverte a tre metri. 
E' evidente l'assenza di operai: d'altronde non ci sono le fabbriche in direzione centro. Ma non ci sono neppure studenti: troppo presto per andare all'università o forse troppo tardi per vederli rientrare a casa dalla loro vita notturna.

Ma fondamentalmente mi sento diverso dagli altri passeggeri!

Il mio obiettivo non è quello di svegliarmi al più presto per cominciare la giornata. Il mio tentativo è quello di rimanere in una sorta di limbo. Semi-sveglio, giusto il tempo necessario per accomodarmi nel posto prenotato sul Freccia Bianca, di  indossare la mascherina per gli occhi e provare a riaddormentarmi...
A quel punto il viaggio si confonde col sogno del dormiveglia.....

                     ... salvo che, periodicamente, un qualche-rompipalle non faccia squillare il suo qualche-phone o che un solerte controllore non voglia ricontrollare il mio non-biglietto (si chiamano paperless-tickets) per la seconda o terza volta. 

Poi se il santo della Puntualità mi ha assistito (dai risultati pratici sembra che gli accendo troppe poche candele!), al momento di togliere la mascherina sono già a Civitavecchia e allora vuol dire che  posso anch'io cominciare la decompressione per presentarmi in ufficio dignitosamente.



domenica 28 settembre 2014

Nonni, tra radici e frutti

"Gli anziani che hanno fede  sono come alberi che continuano a portare frutti...". 

"Il nonno è padre due volte e la nonna madre due volte. Nei paesi dove c'erano persecuzioni, in Europa, e penso all'Albania dove sono andato domenica, sono stati proprio i nonni a portare i bambini a battezzarsi. Bravi: sono stati bravi nelle persecuzioni e hanno salvato la fede".

"Ben vengano le case per anziani, purché siano veramente case e non prigioni. E siano per gli anziani, non per l'interesse di qualcun altro, non istituti dove gli anziani vivono dimenticati, nascosti". 

"Un popolo che non ha memoria non ha futuro".

"Una delle cose più belle della nostra vita di famiglia è carezzare un bambino e lasciarsi carezzare da un nonno e da una nonna".

Papa Francesco,  28/9/2014


venerdì 26 settembre 2014

Il cerchio della vita

Chi insegue e chi è inseguito?
Chi è davanti e chi è dietro?
Chi corre e chi rallenta?
Chi è nonno  e chi è nipote?

Abbagliati dai raggi del sole che tramonta o da quelli del sole che nasce?
Si sta sul tetto o nel giardino?

Mentre giro in tondo divento un aereo che vola alto e poi vola basso, mi trasformo in una nave sulle onde del mare agitato e in un ciclista che arranca nella strada di montagna; mentre giro e cambio il verso mi sento la moto che crossa nei prati e una canoa che scorre nel fiume calmo; incitato a cambiare ancora divento un coche e di nuovo un avion.

Giro girotondo casca il mondo casca la terra tutti giù per terra!

Il cerchio della vita non si ferma mai.

domenica 14 settembre 2014

Il matrimonio non è una fiction

Il Papa oggi ha sposato 20 coppie e facendo riferimento alle letture della domenica ha parlato del matrimonio.
Tutti i media titolano "il matrimonio non è una fiction" e sottinteso: "che bello, che bello, che bravo, che bravo, passiamo oltre...".

Fiction (letteralmente “finzione”) viene usata in italiano per indicare la narrazione di eventi immaginari, non reali. Nel suo significato più esteso, la definizione di fiction può essere applicata a qualsiasi tipologia di narrazione – letteratura, cinematografia, fumetti eccetera.

Quando di Fiction si tratta, spesso comincia proprio nel giorno del "ti accolgo per sempre" e finisce il giorno in cui, per una lista di motivi sempre più sacrosanti della promessa fatta, si smette di sopportare il viaggio, ci si arrende.
Così nascono situazioni dolorose, frustrazioni, abbandoni, rimpianti, o peggio rivalse e guerre, e nuove storie, o peggio nuove non-storie....
La verità che spesso tendiamo a dimenticare, da cristiani in pantofole, è che Gesù non condanna nessuno, ma chiede di essere guardato!

Anche quando, a volte, gli avvenimenti sono andati troppo oltre... e "guardarlo" non cambia la realtà dei fatti ed è impossibile tornare indietro, Lui chiede di "guardarlo"!
Non è questione di regole di diritti o doveri. Troppo spesso per queste situazioni ci comportiamo come se il messaggio di misericordia di Gesù, non fosse più applicabile.
E' come se dicessimo a queste persone: "dovevi pensarci prima; adesso, stai lì, accetta la tua croce e possibilmente non lamentarti troppo".
Il valore straordinario del Sacramento del Matrimonio ha bisogno di essere ancora e ancora di più esplorato come Simbolo dell'Amore fra Dio e il suo Popolo, troppo grande per fermarsi a delle norme che riguardano poter-o-non-poter-fare la comunione per i divorziati, potersi o non potersi ri-fare una vita....
Il punto è: stiamo guardando Gesù?  La domanda è rivolta a chi sta soffrendo situazioni di matrimonio-devastato ma cerca solo un "nuovo bollino" ed è rivolta ha chi ha le carte in regola e si sente giudice. 

Abbiamo lo sguardo puntato su di Lui, come il popolo nel deserto che guardava il Serpente per guarire?
Se così fosse è certo che potremmo guarire, oppure vuol dire che al messaggio di Gesù abbiamo sostituito una nuova-vecchia legge.

Il matrimonio non è una fiction, è la vita reale, il suo finale, non è stato ancora scritto dagli sceneggiatori finché i due sono in vita!



Fin qui io, ora le parole del Papa...

{}
E’ incalcolabile la forza, la carica di umanità contenuta in una famiglia: l’aiuto reciproco, l’accompagnamento educativo, le relazioni che crescono con il crescere delle persone, la condivisione delle gioie e delle difficoltà… Le famiglie sono il primo luogo in cui noi ci formiamo come persone e nello stesso tempo sono i “mattoni” per la costruzione della società.

Viene da pensare alle coppie di sposi che “non sopportano il viaggio”, il viaggio della vita coniugale e familiare. La fatica del cammino diventa una stanchezza interiore; perdono il gusto del Matrimonio, non attingono più l’acqua dalla fonte del Sacramento. La vita quotidiana diventa pesante, e tante volte, “nauseante”.

Il rimedio che Dio offre [...]per gli sposi che “non sopportano il cammino” e vengono morsi dalle tentazioni dello scoraggiamento, dell’infedeltà, della regressione, dell’abbandono... Anche a loro Dio Padre dona il suo Figlio Gesù, non per condannarli, ma per salvarli: se si affidano a Lui, li guarisce con l’amore misericordioso che sgorga dalla sua Croce, con la forza di una grazia che rigenera e rimette in cammino sulla strada della vita coniugale e familiare.
L’amore di Gesù, che ha benedetto e consacrato l’unione degli sposi, è in grado di mantenere il loro amore e di rinnovarlo quando umanamente si perde, si lacera, si esaurisce. L’amore di Cristo può restituire agli sposi la gioia di camminare insieme; perché questo è il matrimonio: il cammino insieme di un uomo e di una donna, in cui l’uomo ha il compito di aiutare la moglie ad essere più donna, e la donna ha il compito di aiutare il marito ad essere più uomo. 

Questo è il compito che avete tra voi. “Ti amo, e per questo ti faccio più donna” – “Ti amo, e per questo ti faccio più uomo”. E’ la reciprocità delle differenze. Non è un cammino liscio, senza conflitti: no, non sarebbe umano. E’ un viaggio impegnativo, a volte difficile, a volte anche conflittuale, ma questa è la vita! E in mezzo a questa teologia che ci dà la Parola di Dio sul popolo in cammino, anche sulle famiglie in cammino, sugli sposi in cammino, un piccolo consiglio. E’ normale che gli sposi litighino, è normale. Sempre si fa. Ma vi consiglio: mai finire la giornata senza fare la pace. Mai. E’ sufficiente un piccolo gesto. E così si continua a camminare. 

Il matrimonio è simbolo della vita, della vita reale, non è una “fiction”! 
E’ sacramento dell’amore di Cristo e della Chiesa, un amore che trova nella Croce la sua verifica e la sua garanzia. Auguro a tutto voi un bel cammino: un cammino fecondo; che l’amore cresca. Vi auguro felicità. Ci saranno le croci, ci saranno. Ma sempre il Signore è lì per aiutarci ad andare avanti. Che il Signore vi benedica!

Papa Francesco 14/09/2014

domenica 31 agosto 2014

Il drone mi mancava

Questo ancora mi mancava.
Girando per Roma nel weekend è facile imbattersi in qualche matrimonio. Le belle chiese non mancano e le coppie che vogliono "farla fuori dal bulacco" neanche.
Così se entri in una chiesa per ammirare un affresco ti imbatti in addobbi floreali elaborati con tecniche esotiche ed eccentriche; oppure davanti al piazzale puoi dilatare le pupille di fronte a  macchine che accompagnano la sposa che sono a dir poco stravaganti; oppure puoi assistere a entrate in  chiesa che sembrano riprese di un set cinematografico: ciak si gira! No, non è venuta bene; che la sposa rientri in macchina ed esca di nuovo, il velo non era col verso giusto; per non parlare dei vestiti degli invitati e invitate ché nell'ampio raggio che va dal veramente raffinato, elegante e sfarzoso a veramente coatto e  un po' puttanesco ci sta proprio tutto...

Ma il drone, no; il drone non l'avevo ancora considerato.
Una breve ricerca in rete  mi fa capire che in realtà è la novità dell'ultima ora. Ma certo! Che matrimonio sarebbe senza una ripresa dall'alto che valorizza l'ambiente circostante, l'uscita della sposa; "il giorno perfetto, l’abito bianco, una pioggia di riso:  è un’emozione da custodire per sempre nel cuore e negli occhi. La magia delle riprese aeree danno movimento alle scene e conferiscono un punto di vista originale e affascinante"  [virgolettato preso da una pubblicità in rete]

Comunque oggi la lacuna è stata colmata: dopo una lunga passeggiata con Maria Teresa lungo il biondo(?) Tevere e una obbligatoria tappa per consumare una gratta-checca, passiamo dall'isola Tiberina e decidiamo di dare un'occhiata alla chiesa di S. Bartolomeo. Non ero mai entrato: bellissima! Inoltre c'è un matrimonio in corso.
Mentre usciamo noto che il fotografo ha un telecomando in mano e accanto a lui, a terra, un drone!

E io che i droni  fino adesso li ho associati  alle incursioni degli americani in Iraq o allo studio delle frane a Courmayeur, rimango basito.
Poi  escono gli sposi, il marchingegno si alza in volo con un sibilo neanche troppo invadente. I miei tentativi di immortalarlo con un video sono pessimi, ma almeno una foto riesco a scattarla.
Il vestito della sposa non è più al centro dell'attenzione decine di passanti come noi sono tutti concentrati sull'evoluzione del piccolo robot.

Perplessità. Molta perplessità....

Ah, dimenticavo: auguri  "per sempre" agli sposi! 
Speriamo che quello non sia un accessorio ormai inutile.



mercoledì 27 agosto 2014

Un asino che vola

Quando ero piccolo e qualcuno mi diceva: "guarda lassù, un asino che vola" io immancabilmente ci cascavo e immancabilmente seguiva il fastidioso sfottó. Se peró vi capitasse di essere a Roma nei pressi di Tor di Nona e qualcuno vi dicesse che c'è un asino che vola, credeteci; vi sta mostrando un murale.

lunedì 25 agosto 2014

Un catalano a San Bernardo



San Bernardo è una piccola località che fa parte della piccola Torrazza che a sua volta è una piccola frazione di Sant'Olcese, un piccolo paese in provincia della ormai piccola Genova.

Anche quest'anno c'è stata la Festa in onore del Santo.
Come molte tradizioni di paese anno dopo anno la partecipazione si va spegnendo e l'età media dei partecipanti sale vertiginosamente.

Quest'anno no!
Grazie a un lavoro straordinario di alcuni volontari è stato organizzato e pubblicizzato un programma religioso e di spettacoli che ha riportato tantissima gente intorno alla piazzetta della bella chiesa di San Bernardo.

Ma per me e Maria Teresa questa edizione sarà indimenticabile per un altro motivo.


Marianna e Pau sono venuti dalla Spagna proprio per rivivere l'atmosfera della festa.
Quando i nostri tre figli erano piccoli c'era intorno a questi giorni un trambusto incredibile di via vai, di giochi, di inseguimenti, di scherzi, di risate.

Ieri i nostri ragazzi erano di nuovo lì tutti insieme e in più c'era Pau!
Come se non bastasse sono arrivati per l'occasione lo Zio e due cugini da Cuneo, e poi naturalmente le cugine e le zie che a Torrazza ancora ci abitano.
Fra le centinaia di persone tante delle amicizie estive di un tempo e i figli già grandi e figli in arrivo...
Così mentre la musica scorreva decisa e i gelati venivano leccati e i mercatini vendevano e la farinata andava a ruba, mentre i cristi ballavano guidati dalla banda musicale e mentre il megafono stonava le "ave maria" e i canti alla Madonna, tutt'intorno c'era un rincorrersi di saluti, di ricordi, di racconti, di "ma va", di complimenti, di speranze. Una giornata indimenticabile!