Sessantuno.
E via, sono passati, inclusi festeggiamenti e regali.
nei giorni scorsi, mi ero detto che sarebbe stato un compleanno qualsiasi; un numero interlocutorio. Ma alla fine i pensieri vengono su da soli.
"Come si cambia" a sessantun'anni?
Dire che mi sento giovane dentro, non solo suona banale ma non corrisponde alle sensazioni che veramente provo.
Direi piuttosto che ho tanta voglia di scoprire la vita e la Vita; che ho ancora la stessa voglia di quanto avevo diciannove anni di farmi domande sui grandi perché; di imparare qualcosa su Dio, di come entra nella mia storia e di come io nella Sua; di crescere perché si sveli sempre un po' più il mistero d'amore che da trentacinque anni mi lega a Maria Teresa; ho voglia di andare oltre alla mia storia professionale, per tirare fuori la creatività ancora inespressa; di tornare ad essere "enzo mangialegnate", quel bambino discolo e impertinente che per tanti anni si è accontentato di "essere quello che gli altri si aspettavano che fosse".
Chissa!
Per intanto: pasta 'ncasciata, Cerasuolo di Vittoria e cassata siciliana.
Un brindisi con nuovi amici con cui percorrere un altro tratto di strada; un saluto via Skype da un nipotino che non voleva cantarmi la canzoncina "tanta felicidad..."; due splendidi figli, vicini, che mi commuovono solo a guardarli.
Abbastanza per un "Grazie" supplementare.
Appunti sparsi per documentare come si cambia; non perchè il tempo che passa ci invecchia, ma perchè ognuno può assecondare un profondo e intimo movimento interno. Cambiare è svelare progressivamente se stessi, essere consapevole delle proprie passioni, illuminare le relazioni con le persone che si amano.
domenica 30 novembre 2014
mercoledì 26 novembre 2014
L'Europa Nonna
Ci voleva un Papa venuto dalla fine del mondo per dire all'Europa cos'è oggi e cosa potrebbe essere domani.
Ma ahimè, il dubbio rimane: dietro i numerosi e vibranti applausi c'erano delle teste pensanti o dei "robot" asserviti alla causa degli interessi personali, di gruppi di potere, o imbalsamate da ideologie afflosciate e logore, cieche di rabbia irragionevole o, peggio ancora, mummie di ipocrisia?
Dietro l'immagine,quasi un po' tenera, di un'Europa Nonna, si accostano, in realtà, parole dure:
"Si ricava un'impressione generale di stanchezza e d'invecchiamento, non più fertile e vivace. Per cui i grandi ideali che hanno ispirato l'Europa sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici delle sue istituzioni”;
... Essere sostanzialmente incuranti degli altri per favorire quella globalizzazione dell'indifferenza che nasce dall'egoismo, che a sua volta nasce dal culto dell'opulenza, cui corrisponde la cultura dello scarto.
...Abbiamo davanti agli occhi l'immagine di un'Europa ferita, che non sembra più capace di fronteggiare con la vitalità e energia di un tempo. Un'Europa un po' stanca, pessimista, che si sente cinta d'assedio dalle novità che provengono da altri continenti."
Ah! Se Francesco avesse potuto raccontare di un'Europa Nonna, capace di donare saggezza ed esperienza agli altri popoli. Di prenderli sulle ginocchia per raccontare storie antiche, per aiutarli a non ripetere gli stessi errori, per farli sognare con ideali che durano per sempre... la dignità della vita, la pace, la cultura, l'accoglienza...
All'Europa possiamo domandare: dov'è il tuo vigore? Dov'è quella tensione ideale che ha animato e reso grande la tua storia? Dov'è il tuo spirito di intraprendenza curiosa? Dov'è la tua sete di verità, che hai finora comunicato al mondo con passione?
Tuttavia, la pace non è la semplice assenza di guerre, di conflitti, di tensioni. Nella visione cristiana essa è, nello stesso tempo,dono di Dio e frutto dell'azione libera e razionale dell'uomo che intende perseguire il bene comune nella verità e nell'amore.

Poi ecco che nel discorso spunta l'immagine di un poeta italiano del Novecento, Clemente Rebora, che in una delle sue poesie descrive un pioppo, con i suoi rami protesi al cielo e mossi dal vento, il suo tronco solido e fermo e le profonde radici che s'inabissano nella terra, viene paragonata all'Europa.
Libra nel vento con tutte le sue foglie
il pioppo severo;
spasima l'anima in tutte le sue doglie
nell'ansia del pensiero:
il pioppo severo;
spasima l'anima in tutte le sue doglie
nell'ansia del pensiero:
dal tronco in rami per fronde si esprime
tutte al ciel tese con raccolte cime:
fermo rimane il tronco del mistero,
e il tronco s'inabissa ov'è più vero.
tutte al ciel tese con raccolte cime:
fermo rimane il tronco del mistero,
e il tronco s'inabissa ov'è più vero.
Nel corso della sua storia, l'Europa si è sempre protesa verso l'alto, ma l'innalzarsi del pensiero, della cultura, delle scoperte scientifiche è possibile solo per la solidità del tronco e la profondità delle radici che lo alimentano. Se si perdono le radici, il tronco lentamente si svuota e muore e i rami si piegano verso terra e cadono.
D'altra parte «il tronco s'inabissa ov'è più vero». Le radici si alimentano della verità, che costituisce il nutrimento, la linfa vitale di qualunque società che voglia essere davvero libera, umana e solidale. D’altra parte, la verità fa appello alla coscienza, che è irriducibile ai condizionamenti, ed è perciò capace di conoscere la propria dignità e di aprirsi all'assoluto.
Grazie!
Con questa parola conclude il suo discorso il Papa, ma "Grazie" è la parola che dobbiamo dire ad alta voce noi, a lui!
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
08:09
martedì 25 novembre 2014
Un percorso a tappe
Un percorso a tappe, come quello di una coppia che decide di vivere insieme "per sempre", ha bisogno di essere regolarmente alimentato.
Qualche settimana fa una persona molto saggia diceva a una piccola platea: "Se tutto sembra finire, non dite che l'amore è morto. Dite piuttosto che l'avete ucciso... sì l'avete ucciso di fame!"
Papa Francesco con un linguaggio semplice e chiaro sa dare suggerimenti che possono incidere profondamente nella "qualità" di questo camminare insieme "per sempre".
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
23:40
lunedì 27 ottobre 2014
La gabbia
Mentre uno suona, l'altro, che fa?
Coltiva le arti marziali.

"Ma da dove gli è uscita questa passione?" Ti viene da dire. Io non riesco a vedere neanche un match di pugilato...
Mettiamo subito le cose in chiaro:" A vedere mio figlio prendere botte non ci vengo!"
Questa la mia prima e definitiva reazione, quando con il classico: "Mà, Pà, vi devo dire una cosa: mi preparo per dei combattimenti sul ring".
Un ring: una gabbia semmai. Che uno dice, perché una gabbia? Si massacreranno di botte e si vuole impedire che uno scappi!
La data viene fissata ma poi l'alluvione a Genova riesce a rimandare lo scontro di una settimana.
Mi era praticamente passato di mente quando arriva il whatsapp:
"Ho vinto l'incontro di MMA" (significa Mixed Martial Arts) e seguono foto e filmato.
"Quando farai il prossimo?"
"Non so, oramai sono trentenne, lì è pieno di ragazzini..."
"E vai!" Mi è scappato ad alta voce...
A parte gli scherzi, a me risulta più facile arroccarmi sulle mie posizioni. Ma con i figli non può funzionare così. Devi fare delle capriole, rispettare le diversità.
In realtà so che Benedetto, da questi sport di combattimento, ha imparato la determinazione, la costanza, l'impegno, la lealtà, credo anche il rispetto dell'altro.
Tutte cose che può applicare nella vita e nel lavoro.
Quindi bene, Bene!
Coltiva le arti marziali.

"Ma da dove gli è uscita questa passione?" Ti viene da dire. Io non riesco a vedere neanche un match di pugilato...
Mettiamo subito le cose in chiaro:" A vedere mio figlio prendere botte non ci vengo!"
Questa la mia prima e definitiva reazione, quando con il classico: "Mà, Pà, vi devo dire una cosa: mi preparo per dei combattimenti sul ring".
Un ring: una gabbia semmai. Che uno dice, perché una gabbia? Si massacreranno di botte e si vuole impedire che uno scappi!
La data viene fissata ma poi l'alluvione a Genova riesce a rimandare lo scontro di una settimana.
Mi era praticamente passato di mente quando arriva il whatsapp:
"Ho vinto l'incontro di MMA" (significa Mixed Martial Arts) e seguono foto e filmato.
"Quando farai il prossimo?"
"Non so, oramai sono trentenne, lì è pieno di ragazzini..."
"E vai!" Mi è scappato ad alta voce...
A parte gli scherzi, a me risulta più facile arroccarmi sulle mie posizioni. Ma con i figli non può funzionare così. Devi fare delle capriole, rispettare le diversità.
In realtà so che Benedetto, da questi sport di combattimento, ha imparato la determinazione, la costanza, l'impegno, la lealtà, credo anche il rispetto dell'altro.
Tutte cose che può applicare nella vita e nel lavoro.
Quindi bene, Bene!
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
21:27
La musica più bella di sempre
Ricordo perfettamente il posto.
Non che questo sia importante ai fini di quello che sto per raccontare.
E' solo per dire che ho in testa un ricordo ben formato e un riferimento preciso: stavamo camminando in gruppo ed ero insieme ai miei amici di allora; eravamo giunti all'altezza dei giardinetti di Quinto, in una di quelle interminabili scorribande pomeridiane, su e giù per Nervi e dintorni (forse nella vana idea di "tacchinare" qualche ragazza).
Sicuramente non avevamo ancora diciotto anni ed eravamo tutti persi per la musica Progressive-Rock.
Se ne parlava per ore e si cominciava a suonarla. Si citavano i complessi emergenti e quelli che erano già un mito; si esaltava la scena italiana: PFM, Banco, Orme...; si ci scioglieva per gli assoli di chitarra travolgenti; ci si entusiasmava per il suono elettronico del moog che ti entrava dentro le costole e ti risaliva per la schiena facendoti vibrare; si fantasticava di poter imparare quei fraseggi di flauto gutturale così impetuosi ed eleganti nello stesso tempo; si imitavamo con la voce quei geniali riff musicali che l'uso del basso elettrico faceva diventare base portante dei pezzi; ci stupivamo per la tecnica della batteria, che tutto faceva meno che limitarsi a dare il ritmo; sognavamo dentro l'architettura maestosa dei testi e delle atmosfere nei pezzi che duravano più di venti minuti....
Che fortuna avere diciotto anni all'epoca del progressive-rock. La musica migliore di sempre! E' questo quello che pensavo e dicevo.
Eppure anche in quel contesto c'era stata una voce (quella di Agostino - tanto per ribadire quanto è vivo il ricordo) che aveva detto: "Però io penso che il giorno in cui pronunceremo la frase -ah la musica dei miei tempi- allora vorrà dire che saremo diventati vecchi!"
Beh quel tempo è arrivato da tempo, anche se vecchio non mi sento affatto, alle soglie dei sessantuno.
Quindi, rilassatevi, per me, il Prog è la miglior musica di sempre.
Ascolto mio figlio Antonio alle prese con la "sua" musica:
ritmi parossisticamente veloci ed ossessivi;
sonorità dure come il metallo contro il metallo;
pezzi che durano pochi minuti e che sembrano copiarsi uno con l'altro all'infinito (per chi non è abituato ad ascoltare il genere);
assenza di altri strumenti che non siano batteria e chitarre (rigorosamente distorte);
arrangiamenti scarni e minimali, giri di accordi ripetitivi e un po' scontati;
chitarre picchiate con forza come fossero un tamburo;
Alzo lo sguardo, e dopo aver giudicato la musica con il mio "metro" posso anche provare ad ascoltare le emozioni di Antonio e posso guardarlo negli occhi:
vedo la passione sincera e coinvolgente con cui suona e canta, ops: volevo dire: urla (secondo me 1/4 di tono sotto l'intonazione);
lo sento raccontare della fratellanza che si crea con gli altri gruppi;
lo vedo partire per qualche tour dai ritmi asfissianti per l'Italia, la Francia o la Spagna sapendo che a malapena riuscirà a coprire le spese vive;
imparo qualcosa dall'accoglienza che si scambiano organizzatori e gruppi musicali quando si invertono di continuo nei ruoli: nelle case, nei garage, nei capannoni...
In questo caso scorrono, di nuovo, nella mia mente, i ricordi dei giardinetti di Quinto e quella specie di profezia del mio amico.
La musica migliore di sempre per Antonio è il punk-rock!
Non che questo sia importante ai fini di quello che sto per raccontare.
E' solo per dire che ho in testa un ricordo ben formato e un riferimento preciso: stavamo camminando in gruppo ed ero insieme ai miei amici di allora; eravamo giunti all'altezza dei giardinetti di Quinto, in una di quelle interminabili scorribande pomeridiane, su e giù per Nervi e dintorni (forse nella vana idea di "tacchinare" qualche ragazza).
Sicuramente non avevamo ancora diciotto anni ed eravamo tutti persi per la musica Progressive-Rock.
Se ne parlava per ore e si cominciava a suonarla. Si citavano i complessi emergenti e quelli che erano già un mito; si esaltava la scena italiana: PFM, Banco, Orme...; si ci scioglieva per gli assoli di chitarra travolgenti; ci si entusiasmava per il suono elettronico del moog che ti entrava dentro le costole e ti risaliva per la schiena facendoti vibrare; si fantasticava di poter imparare quei fraseggi di flauto gutturale così impetuosi ed eleganti nello stesso tempo; si imitavamo con la voce quei geniali riff musicali che l'uso del basso elettrico faceva diventare base portante dei pezzi; ci stupivamo per la tecnica della batteria, che tutto faceva meno che limitarsi a dare il ritmo; sognavamo dentro l'architettura maestosa dei testi e delle atmosfere nei pezzi che duravano più di venti minuti....
Che fortuna avere diciotto anni all'epoca del progressive-rock. La musica migliore di sempre! E' questo quello che pensavo e dicevo.
Eppure anche in quel contesto c'era stata una voce (quella di Agostino - tanto per ribadire quanto è vivo il ricordo) che aveva detto: "Però io penso che il giorno in cui pronunceremo la frase -ah la musica dei miei tempi- allora vorrà dire che saremo diventati vecchi!"
Beh quel tempo è arrivato da tempo, anche se vecchio non mi sento affatto, alle soglie dei sessantuno.
Quindi, rilassatevi, per me, il Prog è la miglior musica di sempre.
Ascolto mio figlio Antonio alle prese con la "sua" musica:
ritmi parossisticamente veloci ed ossessivi;
sonorità dure come il metallo contro il metallo;
pezzi che durano pochi minuti e che sembrano copiarsi uno con l'altro all'infinito (per chi non è abituato ad ascoltare il genere);
assenza di altri strumenti che non siano batteria e chitarre (rigorosamente distorte);
arrangiamenti scarni e minimali, giri di accordi ripetitivi e un po' scontati;
chitarre picchiate con forza come fossero un tamburo;
Alzo lo sguardo, e dopo aver giudicato la musica con il mio "metro" posso anche provare ad ascoltare le emozioni di Antonio e posso guardarlo negli occhi:
vedo la passione sincera e coinvolgente con cui suona e canta, ops: volevo dire: urla (secondo me 1/4 di tono sotto l'intonazione);
lo sento raccontare della fratellanza che si crea con gli altri gruppi;
lo vedo partire per qualche tour dai ritmi asfissianti per l'Italia, la Francia o la Spagna sapendo che a malapena riuscirà a coprire le spese vive;
imparo qualcosa dall'accoglienza che si scambiano organizzatori e gruppi musicali quando si invertono di continuo nei ruoli: nelle case, nei garage, nei capannoni...
In questo caso scorrono, di nuovo, nella mia mente, i ricordi dei giardinetti di Quinto e quella specie di profezia del mio amico.
La musica migliore di sempre per Antonio è il punk-rock!
![]() |
| Antonio - Cocks |
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
19:02
giovedì 9 ottobre 2014
La gente delle cinque e ventidue
L'arpeggio della chitarra di Steve Hackett in Horizon dei Genesis mi sveglia morbidamente alle 5 in punto.
Cinque secondi dopo sono già in bagno.
Alle 5.17 sono fuori di casa.
Non è questione di efficienza, se la barba l'ho sistemata la sera prima e se lo zaino è già pronto, se pantaloni-camicia-e-golfino sono già allineati sulla sedia e se la colazione la preparo e consumo in tre minuti. Mi sto solo inventando come allungare di qualche minuto il mio breve sonno!
Poi mi scaracollo giù per la scalinata deserta che porta alla fermata del bus.
Uno può farsi l'idea che a quell'ora prendere un 'autobus debba necessariamente essere un'impresa disperata e quanto mai inaffidabile, invece non è così. Le vetture arrivano con una regolarità da manuale: impensabile nelle ore successive della giornata.
Bene perché, tramontana o non tramontana, non rischio di rimane intirizzito e far crescere l'ansia di arrivare in stazione troppo tardi.
Sono le 5.22, massimo 5.24 quando salgo a bordo della vettura che in sette minuti mi porterà alla fermata più vicina a Piazza Principe.

Gli autobus del mattino non sono affatto vuoti. Non sono l'unica vittima di un destino avverso che è costretta ad alzarsi prima dell'alba una volta la settimana [frase da leggere in modo drammatico e sarcastico]
Se prendo l'autobus della linea 18 non ci sono dubbi: buona parte dei passeggeri sembra avercelo scritto in fronte che lavora all'Ospedale e va a cominciare il suo turno. Assonnati ma dignitosi.
Se salgo sul silenziosissimo filobus della linea 20 sembrano invece prevalere donne sud-americane. Mi sono fatto l'idea che siano badanti che devono presentarsi alle loro assistite di primo mattino o forse è più probabile che lavorino in qualche impresa di pulizia negli uffici del centro. Mi colpisce l'impressione che trasmettono di essere già a mille, a regime. Il cellulare e il pollice che lo aziona lo stanno a dimostrare senza incertezze.
Il campionario della lunga vettura snodata del bus numero 1 è invece decisamente diverso: ragazzi di colore con addosso vestiti di stoffe colorate, qualche sbandato della notte con la testa appoggiata al finestrino e l'alito pesante che si avverte a tre metri.
E' evidente l'assenza di operai: d'altronde non ci sono le fabbriche in direzione centro. Ma non ci sono neppure studenti: troppo presto per andare all'università o forse troppo tardi per vederli rientrare a casa dalla loro vita notturna.
Ma fondamentalmente mi sento diverso dagli altri passeggeri!
Il mio obiettivo non è quello di svegliarmi al più presto per cominciare la giornata. Il mio tentativo è quello di rimanere in una sorta di limbo. Semi-sveglio, giusto il tempo necessario per accomodarmi nel posto prenotato sul Freccia Bianca, di indossare la mascherina per gli occhi e provare a riaddormentarmi...
A quel punto il viaggio si confonde col sogno del dormiveglia.....
... salvo che, periodicamente, un qualche-rompipalle non faccia squillare il suo qualche-phone o che un solerte controllore non voglia ricontrollare il mio non-biglietto (si chiamano paperless-tickets) per la seconda o terza volta.
Poi se il santo della Puntualità mi ha assistito (dai risultati pratici sembra che gli accendo troppe poche candele!), al momento di togliere la mascherina sono già a Civitavecchia e allora vuol dire che posso anch'io cominciare la decompressione per presentarmi in ufficio dignitosamente.
Cinque secondi dopo sono già in bagno.
Alle 5.17 sono fuori di casa.
Non è questione di efficienza, se la barba l'ho sistemata la sera prima e se lo zaino è già pronto, se pantaloni-camicia-e-golfino sono già allineati sulla sedia e se la colazione la preparo e consumo in tre minuti. Mi sto solo inventando come allungare di qualche minuto il mio breve sonno!
Poi mi scaracollo giù per la scalinata deserta che porta alla fermata del bus.
Uno può farsi l'idea che a quell'ora prendere un 'autobus debba necessariamente essere un'impresa disperata e quanto mai inaffidabile, invece non è così. Le vetture arrivano con una regolarità da manuale: impensabile nelle ore successive della giornata.
Bene perché, tramontana o non tramontana, non rischio di rimane intirizzito e far crescere l'ansia di arrivare in stazione troppo tardi.
Sono le 5.22, massimo 5.24 quando salgo a bordo della vettura che in sette minuti mi porterà alla fermata più vicina a Piazza Principe.
Gli autobus del mattino non sono affatto vuoti. Non sono l'unica vittima di un destino avverso che è costretta ad alzarsi prima dell'alba una volta la settimana [frase da leggere in modo drammatico e sarcastico]
Se prendo l'autobus della linea 18 non ci sono dubbi: buona parte dei passeggeri sembra avercelo scritto in fronte che lavora all'Ospedale e va a cominciare il suo turno. Assonnati ma dignitosi.
Se salgo sul silenziosissimo filobus della linea 20 sembrano invece prevalere donne sud-americane. Mi sono fatto l'idea che siano badanti che devono presentarsi alle loro assistite di primo mattino o forse è più probabile che lavorino in qualche impresa di pulizia negli uffici del centro. Mi colpisce l'impressione che trasmettono di essere già a mille, a regime. Il cellulare e il pollice che lo aziona lo stanno a dimostrare senza incertezze.
Il campionario della lunga vettura snodata del bus numero 1 è invece decisamente diverso: ragazzi di colore con addosso vestiti di stoffe colorate, qualche sbandato della notte con la testa appoggiata al finestrino e l'alito pesante che si avverte a tre metri.
E' evidente l'assenza di operai: d'altronde non ci sono le fabbriche in direzione centro. Ma non ci sono neppure studenti: troppo presto per andare all'università o forse troppo tardi per vederli rientrare a casa dalla loro vita notturna.
Ma fondamentalmente mi sento diverso dagli altri passeggeri!
Il mio obiettivo non è quello di svegliarmi al più presto per cominciare la giornata. Il mio tentativo è quello di rimanere in una sorta di limbo. Semi-sveglio, giusto il tempo necessario per accomodarmi nel posto prenotato sul Freccia Bianca, di indossare la mascherina per gli occhi e provare a riaddormentarmi...
A quel punto il viaggio si confonde col sogno del dormiveglia.....
... salvo che, periodicamente, un qualche-rompipalle non faccia squillare il suo qualche-phone o che un solerte controllore non voglia ricontrollare il mio non-biglietto (si chiamano paperless-tickets) per la seconda o terza volta.
Poi se il santo della Puntualità mi ha assistito (dai risultati pratici sembra che gli accendo troppe poche candele!), al momento di togliere la mascherina sono già a Civitavecchia e allora vuol dire che posso anch'io cominciare la decompressione per presentarmi in ufficio dignitosamente.
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
18:57
domenica 28 settembre 2014
Nonni, tra radici e frutti
"Gli anziani che hanno fede sono come alberi che continuano a portare frutti...".
"Il nonno è padre due volte e la nonna madre due volte. Nei paesi dove c'erano persecuzioni, in Europa, e penso all'Albania dove sono andato domenica, sono stati proprio i nonni a portare i bambini a battezzarsi. Bravi: sono stati bravi nelle persecuzioni e hanno salvato la fede".
"Ben vengano le case per anziani, purché siano veramente case e non prigioni. E siano per gli anziani, non per l'interesse di qualcun altro, non istituti dove gli anziani vivono dimenticati, nascosti".
"Un popolo che non ha memoria non ha futuro".
"Una delle cose più belle della nostra vita di famiglia è carezzare un bambino e lasciarsi carezzare da un nonno e da una nonna".
Papa Francesco, 28/9/2014
"Il nonno è padre due volte e la nonna madre due volte. Nei paesi dove c'erano persecuzioni, in Europa, e penso all'Albania dove sono andato domenica, sono stati proprio i nonni a portare i bambini a battezzarsi. Bravi: sono stati bravi nelle persecuzioni e hanno salvato la fede".
"Ben vengano le case per anziani, purché siano veramente case e non prigioni. E siano per gli anziani, non per l'interesse di qualcun altro, non istituti dove gli anziani vivono dimenticati, nascosti".
"Un popolo che non ha memoria non ha futuro".
"Una delle cose più belle della nostra vita di famiglia è carezzare un bambino e lasciarsi carezzare da un nonno e da una nonna".
Papa Francesco, 28/9/2014
venerdì 26 settembre 2014
Il cerchio della vita
Chi insegue e chi è inseguito?
Chi è davanti e chi è dietro?
Chi corre e chi rallenta?
Chi è nonno e chi è nipote?
Abbagliati dai raggi del sole che tramonta o da quelli del sole che nasce?
Si sta sul tetto o nel giardino?
Mentre giro in tondo divento un aereo che vola alto e poi vola basso, mi trasformo in una nave sulle onde del mare agitato e in un ciclista che arranca nella strada di montagna; mentre giro e cambio il verso mi sento la moto che crossa nei prati e una canoa che scorre nel fiume calmo; incitato a cambiare ancora divento un coche e di nuovo un avion.
Giro girotondo casca il mondo casca la terra tutti giù per terra!
Il cerchio della vita non si ferma mai.
Chi è davanti e chi è dietro?
Chi corre e chi rallenta?
Chi è nonno e chi è nipote?
Abbagliati dai raggi del sole che tramonta o da quelli del sole che nasce?
Si sta sul tetto o nel giardino?
Mentre giro in tondo divento un aereo che vola alto e poi vola basso, mi trasformo in una nave sulle onde del mare agitato e in un ciclista che arranca nella strada di montagna; mentre giro e cambio il verso mi sento la moto che crossa nei prati e una canoa che scorre nel fiume calmo; incitato a cambiare ancora divento un coche e di nuovo un avion.
Giro girotondo casca il mondo casca la terra tutti giù per terra!
Il cerchio della vita non si ferma mai.
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
20:37
domenica 14 settembre 2014
Il matrimonio non è una fiction
Il Papa oggi ha sposato 20 coppie e facendo riferimento alle letture della domenica ha parlato del matrimonio.
Tutti i media titolano "il matrimonio non è una fiction" e sottinteso: "che bello, che bello, che bravo, che bravo, passiamo oltre...".
Fiction (letteralmente “finzione”) viene usata in italiano per indicare la narrazione di eventi immaginari, non reali. Nel suo significato più esteso, la definizione di fiction può essere applicata a qualsiasi tipologia di narrazione – letteratura, cinematografia, fumetti eccetera.
Quando di Fiction si tratta, spesso comincia proprio nel giorno del "ti accolgo per sempre" e finisce il giorno in cui, per una lista di motivi sempre più sacrosanti della promessa fatta, si smette di sopportare il viaggio, ci si arrende.
Così nascono situazioni dolorose, frustrazioni, abbandoni, rimpianti, o peggio rivalse e guerre, e nuove storie, o peggio nuove non-storie....
La verità che spesso tendiamo a dimenticare, da cristiani in pantofole, è che Gesù non condanna nessuno, ma chiede di essere guardato!
Anche quando, a volte, gli avvenimenti sono andati troppo oltre... e "guardarlo" non cambia la realtà dei fatti ed è impossibile tornare indietro, Lui chiede di "guardarlo"!
Non è questione di regole di diritti o doveri. Troppo spesso per queste situazioni ci comportiamo come se il messaggio di misericordia di Gesù, non fosse più applicabile.
E' come se dicessimo a queste persone: "dovevi pensarci prima; adesso, stai lì, accetta la tua croce e possibilmente non lamentarti troppo".
Il valore straordinario del Sacramento del Matrimonio ha bisogno di essere ancora e ancora di più esplorato come Simbolo dell'Amore fra Dio e il suo Popolo, troppo grande per fermarsi a delle norme che riguardano poter-o-non-poter-fare la comunione per i divorziati, potersi o non potersi ri-fare una vita....
Il punto è: stiamo guardando Gesù? La domanda è rivolta a chi sta soffrendo situazioni di matrimonio-devastato ma cerca solo un "nuovo bollino" ed è rivolta ha chi ha le carte in regola e si sente giudice.
Abbiamo lo sguardo puntato su di Lui, come il popolo nel deserto che guardava il Serpente per guarire?
Se così fosse è certo che potremmo guarire, oppure vuol dire che al messaggio di Gesù abbiamo sostituito una nuova-vecchia legge.
Il matrimonio non è una fiction, è la vita reale, il suo finale, non è stato ancora scritto dagli sceneggiatori finché i due sono in vita!
Tutti i media titolano "il matrimonio non è una fiction" e sottinteso: "che bello, che bello, che bravo, che bravo, passiamo oltre...".
Fiction (letteralmente “finzione”) viene usata in italiano per indicare la narrazione di eventi immaginari, non reali. Nel suo significato più esteso, la definizione di fiction può essere applicata a qualsiasi tipologia di narrazione – letteratura, cinematografia, fumetti eccetera.
Quando di Fiction si tratta, spesso comincia proprio nel giorno del "ti accolgo per sempre" e finisce il giorno in cui, per una lista di motivi sempre più sacrosanti della promessa fatta, si smette di sopportare il viaggio, ci si arrende.
Così nascono situazioni dolorose, frustrazioni, abbandoni, rimpianti, o peggio rivalse e guerre, e nuove storie, o peggio nuove non-storie....
La verità che spesso tendiamo a dimenticare, da cristiani in pantofole, è che Gesù non condanna nessuno, ma chiede di essere guardato!
Anche quando, a volte, gli avvenimenti sono andati troppo oltre... e "guardarlo" non cambia la realtà dei fatti ed è impossibile tornare indietro, Lui chiede di "guardarlo"!
Non è questione di regole di diritti o doveri. Troppo spesso per queste situazioni ci comportiamo come se il messaggio di misericordia di Gesù, non fosse più applicabile.
E' come se dicessimo a queste persone: "dovevi pensarci prima; adesso, stai lì, accetta la tua croce e possibilmente non lamentarti troppo".
Il valore straordinario del Sacramento del Matrimonio ha bisogno di essere ancora e ancora di più esplorato come Simbolo dell'Amore fra Dio e il suo Popolo, troppo grande per fermarsi a delle norme che riguardano poter-o-non-poter-fare la comunione per i divorziati, potersi o non potersi ri-fare una vita....
Il punto è: stiamo guardando Gesù? La domanda è rivolta a chi sta soffrendo situazioni di matrimonio-devastato ma cerca solo un "nuovo bollino" ed è rivolta ha chi ha le carte in regola e si sente giudice.
Abbiamo lo sguardo puntato su di Lui, come il popolo nel deserto che guardava il Serpente per guarire?
Se così fosse è certo che potremmo guarire, oppure vuol dire che al messaggio di Gesù abbiamo sostituito una nuova-vecchia legge.
Il matrimonio non è una fiction, è la vita reale, il suo finale, non è stato ancora scritto dagli sceneggiatori finché i due sono in vita!
Fin qui io, ora le parole del Papa...
E’ incalcolabile la forza, la carica di umanità contenuta in una famiglia: l’aiuto reciproco, l’accompagnamento educativo, le relazioni che crescono con il crescere delle persone, la condivisione delle gioie e delle difficoltà… Le famiglie sono il primo luogo in cui noi ci formiamo come persone e nello stesso tempo sono i “mattoni” per la costruzione della società.
Viene da pensare alle coppie di sposi che “non sopportano il viaggio”, il viaggio della vita coniugale e familiare. La fatica del cammino diventa una stanchezza interiore; perdono il gusto del Matrimonio, non attingono più l’acqua dalla fonte del Sacramento. La vita quotidiana diventa pesante, e tante volte, “nauseante”.
Il rimedio che Dio offre [...]per gli sposi che “non sopportano il cammino” e vengono morsi dalle tentazioni dello scoraggiamento, dell’infedeltà, della regressione, dell’abbandono... Anche a loro Dio Padre dona il suo Figlio Gesù, non per condannarli, ma per salvarli: se si affidano a Lui, li guarisce con l’amore misericordioso che sgorga dalla sua Croce, con la forza di una grazia che rigenera e rimette in cammino sulla strada della vita coniugale e familiare.
L’amore di Gesù, che ha benedetto e consacrato l’unione degli sposi, è in grado di mantenere il loro amore e di rinnovarlo quando umanamente si perde, si lacera, si esaurisce. L’amore di Cristo può restituire agli sposi la gioia di camminare insieme; perché questo è il matrimonio: il cammino insieme di un uomo e di una donna, in cui l’uomo ha il compito di aiutare la moglie ad essere più donna, e la donna ha il compito di aiutare il marito ad essere più uomo.
Questo è il compito che avete tra voi. “Ti amo, e per questo ti faccio più donna” – “Ti amo, e per questo ti faccio più uomo”. E’ la reciprocità delle differenze. Non è un cammino liscio, senza conflitti: no, non sarebbe umano. E’ un viaggio impegnativo, a volte difficile, a volte anche conflittuale, ma questa è la vita! E in mezzo a questa teologia che ci dà la Parola di Dio sul popolo in cammino, anche sulle famiglie in cammino, sugli sposi in cammino, un piccolo consiglio. E’ normale che gli sposi litighino, è normale. Sempre si fa. Ma vi consiglio: mai finire la giornata senza fare la pace. Mai. E’ sufficiente un piccolo gesto. E così si continua a camminare.
Il matrimonio è simbolo della vita, della vita reale, non è una “fiction”!
E’ sacramento dell’amore di Cristo e della Chiesa, un amore che trova nella Croce la sua verifica e la sua garanzia. Auguro a tutto voi un bel cammino: un cammino fecondo; che l’amore cresca. Vi auguro felicità. Ci saranno le croci, ci saranno. Ma sempre il Signore è lì per aiutarci ad andare avanti. Che il Signore vi benedica!
Papa Francesco 14/09/2014
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
16:44
Iscriviti a:
Post
(
Atom
)


