mercoledì 18 febbraio 2015

7 brevi lezioni di fisica


"Nella consapevolezza che possiamo sempre sbagliarci, e quindi pronti ogni istante a cambiare idea se appare una nuova traccia, ma sapendo anche che se siamo bravi capiremo giusto, e troveremo. Questo è la scienza."

Forse sarebbe meglio dire "questo dovrebbe essere la scienza". In realtà anche nella categoria "scienziati" come in quella giornalisti, manager, avvocati, architetti, tassisti, idraulici, calciatori, meccanici, in poche parole in tutte le attività umane, si incontrano persone niente affatto predisposte a cambiare idea, pronte a forzare soluzioni di comodo, sistematicamente predisposte a non cogliere il cambiamento, a opporsi per pregiudizio o per invidia o per potere alle evidenze.
Tanto detto così, per non fare della "scienza" un nuovo mito.


A parte questa precisazione la lettura del libricino è, secondo me, entusiasmante.

Io l'ho letto sul Freccia Bianca Roma-Genova potendomi anche permettere delle soste tra un capitolo e l'altro per andare dietro ai pensieri che la lettura mi suscitava.

E' entusiasmante perché l'autore ha veramente una grande capacità espressiva che semplifica senza approssimare e permette a chiunque di cogliere le idee chiave.

Tra salti dall'infinitesimo all'infinito, passando per la ridefinizione della comune percezione del tempo e dello spazio, dell'energia e del calore, della trama del tessuto che compone la realtà e tuffandosi verso le origini del cosmo, il libro porta il lettore verso riflessioni che investono direttamente l'Essere di ciascuno di noi. 


Risultati immagini per equazione relatività
Einstein


Risultati immagini per heisenberg principio
Heisenberg
"Nasciamo e moriamo come nascono e muoiono le stelle, sia individualmente che collettivamente. Questa è la nostra realtà. Per noi, proprio per la sua natura effimera, la vita è preziosa. Perché, come scrive Lucrezio, «Il nostro appetito di vita è vorace, la nostra sete di vita insaziabile». Ma immersi in questa natura che ci ha fatto e che ci porta, non siamo esseri senza casa, sospesi fra due mondi, parti solo in parte della natura, con la nostalgia di qualcosa d’altro. No: siamo a casa. La natura è la nostra casa e nella natura siamo a casa." "
"Noi siamo fatti della stessa polvere di stelle di cui sono fatte le cose e sia quando siamo immersi nel dolore sia quando ridiamo e risplende la gioia non facciamo che essere quello che non possiamo che essere: una parte del nostro mondo."
E' sempre l'autore a citare ancora Lucrezio:
 «… siamo tutti nati dal seme celeste; tutti abbiamo lo stesso padre, /da cui la terra, la madre che ci alimenta, riceve limpide gocce di pioggia, / e quindi produce il luminoso frumento, e gli alberi rigogliosi, / e la razza umana, e le stirpi delle fiere,/ offrendo i cibi con cui tutti nutrono i corpi, per condurre una vita dolce / e generare la prole…». Per natura amiamo e siamo onesti. E per natura vogliamo sapere di più.


Com'è giusto che sia, nel testo, mai viene pronunciata la parola "Dio" (una volta compare in minuscolo), né per negarlo né per assumerlo.

Per me, che amo la "scienza" e vibro per la poesia che colgo nelle leggi della natura, 

per me che credo, come posso e come so fare, nel Dio del Vangelo, 
per me, dicevo, dietro queste parole avverto l'eco, la saggezza, la formidabile intuizione di chi, qualche migliaio di anni fa, scrisse in qualche rotolo di pergamena:

"Il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente"

E quel "tutti abbiamo lo stesso padre", per me diventa "tutti abbiamo lo stesso Padre"

E ancora quel "per natura amiamo" mi risuona come:
«Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.

sabato 31 gennaio 2015

Singapore

Singapore, il mio primo viaggio in Asia!
Ancora frastornato dal fuso orario, dall'intestino in disordine e da una Roma infreddolita, provo a fare qualche foto nella mia memoria.

Il primo fotogramma visualizza i grattacieli. Tanti. Dall'alto dell'aereo spuntano come file interminabili e allineate. Tanti, come tante sono le navi in rada, anche loro tutte allineate nella stessa direzione.
Qualcuno mi descrive con entusiasmo lo spettacolo notturno che si gode dalla baia. "Guardati tutto intorno. Qui c'è la capacità di creare ricchezza; uno di questi grattacieli vale settecento milioni di dollari; lo tirano su a tempo di record; qui sì che l'economia gira; è qui che gli europei portano i soldi, non più in Svizzera o Montecarlo, quella è periferia!"

E' vero, lo spettacolo è proprio bello e un po' emozionante. Queste costruzioni illuminate sembrano tanti istogrammi in 3D, come quelli che si costruiscono nei grafici di Excel.
Nello stesso tempo sento un disagio reale, uno stridore. Una vocina mi domanda: "Quanto ci vuole a entrare in questo giro e dimenticarsi dell'altro lato del mondo?"





Il secondo fotogramma riguarda le etnie. Impossibile dire quale prevale. In centro ritrovi tantissime familiari fisionomie europee che si intersecano con quelle cinesi, con i tratti indiani e naturalmente quelli malesi, che poi sarebbero i padroni di casa. Colpiscono gli abbigliamenti femminili così diversificati: minigonne, sari indiani, veli e chador mussulmani, jeans, tailleur da donne in carriera, leggins, abiti tradizionali ed eleganze esotiche.

Poi, nelle poche ore che rimangono libere dal lavoro, comincio ad esplorare. Mi sento come quei piccoli mammiferi del bosco che escono timidamente dalla loro tana e si guardano intorno, ogni volta allargano sempre un po' di più il loro cerchio.






Ma il tempo è quello che è: giusto il tempo per odorare, nel vero senso della parola, Little India e visitare qualche coloratissimo tempio Indù dove i devoti offrono alla divinità fiori e cibo che viene poi restituito "divinizzato" dal celebrante.

Un giro in Metro per arrivare a China Town perché avevo promesso di portare a Pau un drago. Quando ormai disperavo, l'ho trovato! Rosso e lungo almeno due metri. Un dragone volante da tenere alla briglia con un filo, se sei capace






Anche l'intervallo di pausa pranzo è servito per soddisfare qualche curiosità turistica, per esempio ammirare il Merlion, simbolo di Singapore, alla foce del fiume o qualche per incursione nei negozi d souvenir.



Della città coloniale rimane ben poco: business must go!







lunedì 5 gennaio 2015

Tu mi hai rapito il cuore

Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
(cantico dei cantici)


Veramente sono passati trentacinque anni? 
Non ci posso credere! 
Tanta voglia di lavorare, giorno per giorno, sul Mistero Grande del nostro amore per farlo crescere, per far sì che tu possa essere più donna, come io più uomo.

venerdì 26 dicembre 2014

Calma in noi le dissonanze

 Spirito che aleggi sulle acque,
calma in noi le dissonanze,



 i flutti inquieti, il rumore delle parole,
i turbini di vanità,


e fa sorgere nel silenzio
la Parola che ci ricrea.


Spirito che in un sospiro sussurri
al nostro spirito il Nome del Padre,


vieni a radunare tutti i nostri desideri,
falli crescere in un fascio di luce
che sia risposta alla tua luce.


(tratto da una invocazione allo Spirito Santo di Taizè)

mercoledì 24 dicembre 2014


BUON NATALE


Il presepe rappresenta un angolo dell'eremo di San Pol de Mar  e, naturalmente, è stato costruito pezzettino per pezzettino, con grande abilità, da Dario, sotto la vigile sorveglianza e supervisione di Pau.


Visualizzazione di IMG_0417.JPG

Dammi, Signore, il senso del buon umore. Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo per scoprire nella vita un po' di gioia e farne parte anche agli altri. Amen.
(Thomas More)

lunedì 8 dicembre 2014

Come le lucertole

Il cielo è azzurro, allora,  come le lucertole, si cerca il sole, e si sale, per allargare l'orizzonte. Il parco delle Mura di Genova è il posto giusto.

La val Bisagno

Il forte Puin

Il forte Puin

Il Fratello Minore

Genova sullo sfondo del Puin

La val Polcevera


Ed è già ora di tornare, il sole,  regalando suggestioni di luce, si abbassa verso ovest, da dove arrivano le prime velature del prossimo temporale.

domenica 7 dicembre 2014

Triangoli con lacci

Era proprio tanto tempo che non andavo a passeggiare sulle alture di S.Ilario! 


Naturalmente c'è una spiegazione: alluvioni, temporali e inondazioni non sono il contorno giusto per programmare una passeggiata rilassante.
Anche ieri il tempo non era un gran che, ma, sul mare, qualche chiazza di sole spuntava, tra quel tipo di  nuvole che i pittori di una volta amavano utilizzare per raffigurare i raggi della luce di Dio.  

La visione della chiesetta di San Rocco è sempre gratificante, anche se non riesco proprio ad abituarmi all'idea che ci si possa arrivare in macchina. Io da bambino mi arrampicavo per la ripida salita da via del Commercio. Oggi per arrivare dalla chiesa di S.Ilario è un tragitto piatto e devi anche stare attento alle macchine che passano.

Poi c'è da dire che ieri, mentre ci avviavamo a passo lento incrociando quelle bellissime casette dai colori liguri e quelle salite che ti sparano come un cannone verso Monte Giugo, c'era un non so che nell'aria; passando davanti a "qualche" Villa, veniva da dire: "Anch'io sono  un po' stanchino di quell'Italia che ha voglia di reagire alla crisi urlando vaffa millantando improbabili democrazie della rete..." 


Ma in fondo questo è un altro discorso o forse no, comunque, ieri, la compagnia degli amici, era piacevole e si parlava di Grandi Sistemi e di Grandi Perché, mentre sotto i nostri occhi scorreva una Nervi bigia, dall'aria un po' acciaccata, come una nobile ormai decaduta.

   A rompere l'incantesimo ci hanno pensato due triangoli di stoffa con laccetti appesi alla ringhiera.

"Cosa ci fanno qui due mutande con pizzo?". Intorno non c'erano case, non potevano far parte della biancheria stesa ad asciugare.

Con un minimo di imbarazzo e circospezione è stato inevitabile girare intorno a se stessi per cercare le eventuali proprietarie...
Niente e nessuno.
E così, una situazione potenzialmente boccaccesca, si è esaurita con delle inevitabili battute su piccoli sistemi e piccoli perché.



domenica 30 novembre 2014

Sessantuno

Sessantuno. 
E via, sono passati, inclusi festeggiamenti e regali.
nei giorni scorsi, mi ero detto che sarebbe stato un compleanno qualsiasi; un numero interlocutorio. Ma alla fine i pensieri vengono su da soli. 

"Come si cambia" a sessantun'anni? 
Dire che mi sento giovane dentro, non solo suona banale ma non corrisponde alle sensazioni che veramente provo.
Direi  piuttosto che ho tanta voglia di scoprire la vita e la Vita; che ho ancora la stessa voglia di quanto avevo diciannove anni di farmi domande sui grandi perché; di imparare qualcosa su Dio, di come entra nella mia storia e di come io nella Sua; di crescere perché si sveli sempre un po' più il mistero d'amore che da trentacinque anni mi lega a Maria Teresa; ho voglia di andare oltre alla mia storia professionale, per tirare fuori la creatività ancora inespressa; di tornare ad essere "enzo mangialegnate", quel bambino discolo e impertinente che per tanti anni si è accontentato di "essere quello che gli altri si aspettavano che fosse".

Chissa! 
Per intanto: pasta 'ncasciata, Cerasuolo di Vittoria e cassata siciliana.
Un brindisi con nuovi amici con cui percorrere un altro tratto di strada; un saluto via Skype da un nipotino che non voleva cantarmi la canzoncina "tanta felicidad..."; due splendidi figli, vicini, che mi commuovono solo a guardarli. 
Abbastanza per un "Grazie" supplementare.





mercoledì 26 novembre 2014

L'Europa Nonna

Ci voleva un Papa venuto dalla fine del mondo per dire all'Europa cos'è oggi e cosa potrebbe essere domani.
Ma ahimè, il dubbio rimane: dietro i numerosi e vibranti applausi c'erano delle teste pensanti o dei "robot" asserviti alla causa degli interessi personali, di gruppi di potere, o imbalsamate da ideologie afflosciate e logore, cieche di rabbia irragionevole o, peggio ancora, mummie di ipocrisia?

Dietro l'immagine,quasi un po' tenera, di un'Europa Nonna, si accostano, in realtà, parole dure: 
"Si ricava un'impressione generale di stanchezza e d'invecchiamento, non più fertile e vivace. Per cui i grandi ideali che hanno ispirato l'Europa sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici delle sue istituzioni”; 
... Essere sostanzialmente incuranti degli altri per favorire quella globalizzazione dell'indifferenza che nasce dall'egoismo, che a sua volta nasce dal culto dell'opulenza, cui corrisponde la cultura dello scarto. 
...Abbiamo davanti agli occhi l'immagine di un'Europa ferita, che non sembra più capace di fronteggiare con la vitalità e energia di un tempo. Un'Europa un po' stanca, pessimista, che si sente cinta d'assedio dalle novità che provengono da altri continenti."

Ah! Se Francesco avesse potuto raccontare di un'Europa Nonna, capace di donare saggezza ed esperienza agli altri popoli. Di prenderli sulle ginocchia per raccontare storie antiche, per aiutarli a non ripetere gli stessi errori, per farli sognare con ideali che durano per sempre... la dignità della vita, la pace, la cultura, l'accoglienza...

All'Europa possiamo domandare: dov'è il tuo vigore? Dov'è quella tensione ideale che ha animato e reso grande la tua storia? Dov'è il tuo spirito di intraprendenza curiosa? Dov'è la tua sete di verità, che hai finora comunicato al mondo con passione?

Tuttavia, la pace non è la semplice assenza di guerre, di conflitti, di tensioni. Nella visione cristiana essa è, nello stesso tempo,dono di Dio e frutto dell'azione libera e razionale dell'uomo che intende perseguire il bene comune nella verità e nell'amore. 


Poi ecco che nel discorso spunta l'immagine di  un poeta italiano del Novecento, Clemente Rebora, che in una delle sue poesie descrive un pioppo, con i suoi rami protesi al cielo e mossi dal vento, il suo tronco solido e fermo e le profonde radici che s'inabissano nella terra, viene paragonata all'Europa.

Libra nel vento con tutte le sue foglie
il pioppo severo;
spasima l'anima in tutte le sue doglie
nell'ansia del pensiero:
dal tronco in rami per fronde si esprime
tutte al ciel tese con raccolte cime:
fermo rimane il tronco del mistero,
e il tronco s'inabissa ov'è più vero.

Nel corso della sua storia, l'Europa si è sempre protesa verso l'alto, ma l'innalzarsi del pensiero, della cultura, delle scoperte scientifiche è possibile solo per la solidità del tronco e la profondità delle radici che lo alimentano. Se si perdono le radici, il tronco lentamente si svuota e muore e i rami si piegano verso terra e cadono. 

D'altra parte «il tronco s'inabissa ov'è più vero». Le radici si alimentano della verità, che costituisce il nutrimento, la linfa vitale di qualunque società che voglia essere davvero libera, umana e solidale. D’altra parte, la verità fa appello alla coscienza, che è irriducibile ai condizionamenti, ed è perciò capace di conoscere la propria dignità e di aprirsi all'assoluto.

Grazie
Con questa parola conclude il suo discorso il Papa, ma "Grazie" è la parola che dobbiamo dire ad alta voce noi, a lui!