venerdì 15 luglio 2005

Essere vulnerabili è aprirsi all'amore

Il DRAGO VULNERABILE è un racconto Cinese.
Sommariamente le cose vanno così: Lì pare che i draghi abbiano il potere di trasformarsi in qualsiasi animale.
Il nostro drago in questione, era evitato da tutti, si capisce il perchè, allora decise di trasformarsi in colomba, sperimentando così la gentilezza delle persone. Tutto andò bene finchè alcuni ragazzi cattivi e aggressivi lo ferirono all'ala. Avrebbe voluto ritrasformarsi in drago, ma purtroppo per farlo avrebbe dovuto prima guarire la sua ferita, altrimenti nel trasformarsi in drago avrebbe portato con sè il suo difetto e, si sa, i draghi devono essere perfetti.
Ma qualcuno passò di lì, scacciò via i ragazzi che volevano uccidere la colomba e se la portò a casa: la accarezzava amorevolmente, le parlava, si accertava che recuperasse le sue forze. Finchè guarito potè ritrasformarsi in drago riacquistando la sua forza. Ma oramai aveva sperimentato qualcosa di nuovo, di ricco e profondo, così regolarmente si trasformava in colomba con una penna rossa là dove c'era stata la ferita.

(...) Essere vulnerabili è aprirsi all'amore. E' impossibile amare un drago enorme, coperto di scaglie, con le sue mandibole mortali, la coda corazzata (...) Viceversa è molto facile amare una colomba bianca, tanto più se è stata ferita.
(...) Essere vulnerabili è un passo essenziale per diventare umani. Chiunque si protegga con un'armatura impenetrabile, si isola dai propri simili. Nei confronti di una persona del genere ci può essere timore o al massimo rispetto, ma mai amore.
(...) Essere vulnerabili è sollecitare la fiducia, seppellire l'orgoglio, trascurare la sicurezza, abbracciare la vita.
(...) La consapevolezza di poter essere ferito mi unisce ai miei fratelli e alle mie sorelle nel comune bisogno.

Tratto da "La rana nel pozzo" di Carlos G. Valles

Mi ero sfogato, avevo raccontato agli amici di quel periodo, la mia sofferenza, la disperazione di sentirmi incapace di trovare una via d'uscita, ero in trappola, mi sentivo terribilmente insicuro. Tutto sembrava essere nato da una difficolta di relazione con un collega di lavoro, ma ormai la crisi dilagava su tutti i fronti della mia vita.
Parlavo e camminavo nel giardino dell'albergo che ci ospitava, a un certo punto, passando vicino a una serie di scalini, Massimo mi interrompe: - Sali lì sopra - mi dice, io obbedisco, salgo sullo scalino, senza capire, poi aggiunge: - adesso scendi - ancora mi adeguo e meccanicamente eseguo il suo ordine.
A questo punto Massimo mi abbraccia con trasporto e aggiunge: - benvenuto fra noi umani! -, in un attimo capisco cosa vuole dirmi.
Enzo era una persona a cui si portava molto rispetto, prima un ragazzo e poi un uomo ammirabile, per la sua coerenza, la sua decisione, i suoi sforzi sempre inappuntabili di dare il massimo, senza compromessi. Ma Enzo era distante, indossava una corazza che lo rendeva inospitale a tanti.
Ora mostrava la sua ferita, era veramente un amico da amare, mi sentiva unito a lui dal comune bisogno, di cure, di assistenza.
Di lì a poco cominciai a capire "come si cambia"; la via d'uscita a quelle situazioni passava da un lungo percorso interiore, per niente razionale, qualche volta tortuoso, ma che mai avrei immaginato potesse esistere e che è stato fonte di incredibile gratificazione.

Oggi che mi è tornato in mente quell'episodio, posso concludere: - Grazie Massimo, per quelle parole; ogni volta che sarò consapevole di essere salito su un piedistallo, salterò subito giù, per tornare in mezzo alle persone "normali" come te -.



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