giovedì 21 novembre 2013

Che tempo fa il prossimo weekend

Per via del mio pendolarismo fra Genova-Roma-Genova, sono molto sensibile all'argomento che tempo farà a Genova il prossimo weekend.

Da un bel po', basandomi sulle sensazioni personali, mi sto lamentando sulla rarità di un fine settimana decente. Ma per passare dalla fase del "mugugno" e del "si dice" a quella dell'osservazione, sono andato sulla sezione dati storici del sito  www.meteo.it per avere informazioni concrete sulle recenti condizioni meteorologiche a Genova.

Bene, l'intuito è confortato ora da dati concreti.
L'unico mese senza precipitazioni nel weekend è stato finora il lontano Gennaio 2013.
Non si salvano né Luglio né Agosto.

Quando poi ho controllato delle sequenze temporali più lunghe ecco venire fuori che nel periodo Febbraio-Maggio sul totale di 17 settimane ben 13 week-end hanno avuto pioggia (o temporale o neve).

Infine, nell'ultimo periodo, da Settembre fino ad ogg, ci sono state 11 settimane di cui ben 9 weekend con brutto tempo; purtroppo la serie è destinata a peggiorare il prossimo Sabato-Domenica!




Qui il "come si cambia" ce lo potrebbero spiegare gli esperti dei cambiamenti climatici ma sull'accanimento del maltempo nei week-end il più indicato sarebbe, forse, il rag. Fantozzi.

venerdì 15 novembre 2013

La vita è un film

Gramellini scriveva nel febbraio 2013, in un articolo dal titolo  "I grandi vecchi"  che

La vita è un film muto. Contano i gesti, non i fiati.

Ora a parte il riferimento specifico alla storia personale e alla popolarità dei due personaggi ai quali si riferiva (Papa emerito Benedetto XVI che si era dimesso e Giorgio Napolitano che aveva accettato suo malgrado il re-incarico a presidente), la frase è molto bella ed è, come si dice, "ad effetto". 
Ho apprezzato i concetti  e li condivido ma...

... questo slogan mi suggerisce oggi alcune osservazioni.

La scelta della parola "fiati" è cruciale nell'emozione che suscita la frase. 
Se il giornalista avesse scritto:
La vita è un film muto. Contano i gesti non le parole....il significato, non solo sarebbe stato meno efficace, ma anche meno comprensibile.

In realtà in un film sonoro non ci sono  i "fiati", ci sono attori che recitano usando delle parole.

"Fiati"  ha però il potere, nella nostra mente, di provocare un cortocircuito con un noto proverbio:
"Aprire la bocca e darle fiato". Cioè parlare per riempire un vuoto. Per mettersi in mostra. Per confondere. Per sentirsi o far credere di essere importanti. 

Se questo è il parlare, la conseguenza, il suggerimento, è quello di affidarsi al film muto: suggestivo!

Però la parola, di per sé, non può avere il segno negativo davanti anche se  è vero che dovrebbe essere usata attentamente. Lo sapeva bene Gesù: "Il vostro parlare sia si si no no  (Mt 5,33-34.37)", ma azzerarla e ammutolirla  ha proprio l'effetto voluto, quello di una vera provocazione.

Allora se non possiamo fare affidamento su quello che esce dalla bocca affidiamoci all'azione!

Ma anche qui in realtà... ci sono gesti e gestacci, gesta e gestualità, ostentazioni e pose. Anche un attentato è un gesto, lo è anche una guerra, è un'azione anche rubare, corrompere, uccidere.
Quindi, ahimè non possiamo rifugiarci solo sul valore dei gesti. La vita non è un film muto.


La vita è un film sonoro: contano la sceneggiatura, la recitazione, la trama, la durata, le inquadrature, la fotografia, la colonna musicale... e naturalmente il Produttore.



giovedì 14 novembre 2013

Lentamente muore, anzi lentamente vive

Lentamente muore (Ode alla vita)

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.


Muore lentamente
chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo
quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita,
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce
o non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza 
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

Questa poesia di Martha Medeiros è generalmente considerata opera di Pablo Neruda.
Martha Medeiros - Porto Alegre, 1961 - Giornalista, scrittrice e poetessa brasiliana


Ci sarebbe da soffermarsi ad ogni punto. 
In periodi crisi e di lamentele suggerisce un approccio coraggioso. 
Se provo a specchiarmi in queste parole mi vedo pieno di contraddizioni, di paure, di slanci che poi lascio ricadere, di gesti appesantiti dalla gravità...
Mi piace cambiare i percorsi e il ritmo della marcia, spesso la vita mi ha costretto farlo a farlo, altre volte l'ho scelto. Quando non lo scelgo io mi sento spaventato. 
Ho imparato  parlare con chi non conosco: da bambino provavo vergogna solo a entrare nel negozio e chiedere un chilo di pane...
Ho potuto liberarmi da tanti guru, non solo da quello televisivo.
Alle mie passioni ho imparato dare spazio, ma non ancora abbastanza.
Ma la passione che metto per le cose che faccio spesso mi procura disillusioni amare.
Sono lontani i tempi dei puntini sulle "i", ma li ricordo dolorosamente.
Così tante volte ho imparato dagli errori e così tante volte ad ogni errore mi sconforto. 
Il coraggio di ribaltare il tavolo del lavoro non l'ho ancora avuto... e ultimamente mi ha portato più infelicità che felicità.
Trovare grazia presso me stesso ha richiesto un duro e lungo lavoro interiore da non smettere mai.
Ho il coraggio di fare domande sulle cose che non capisco e non abbandono i progetti che inizio ma sono impaziente e un po' mi trastullo nella lamentela....

lunedì 11 novembre 2013

innamorarsi un po' per caso?

Quando cominciamo una nuova edizione del corso di preparazione al matrimonio ci piace ascoltare dalle varie coppie come si sono conosciute e come è scattata la scintilla dell'innamoramento.

Così è stato anche ieri con il nuovo gruppo di giovani che abbiamo conosciuto.
Come sempre è un momento molto buffo e tenero.


Per esempio c'è una lei che subisce uno scippo, cade per terra e quando va a fare la denuncia incontra un ex compagno di classe che la aiuta a districarsi all'interno della Questura...

C'è chi avvia una conversazione per un semplice malinteso all'esterno di una rumorosa discoteca. 
"Ciao di dove sei?"  
"Di Recco" risponde lui.
Peccato che lei capisce "Greco" e controbatte: "Ma di quale zona?"
E lui pensa: "Che strana domanda, Recco è solo un paesino" e risponde: "Del centro".
E lei nella sua testa: "Oh poverino sarà proprio solo" e ad alta voce: "però parli proprio bene l'italiano".
E così via finché, quando finalmente l'equivoco si scioglie, oramai è passato abbastanza tempo perché lui e lei abbiano maturato il desiderio di conoscersi meglio e rincontrarsi.

Poi ci sono le classiche feste di compleanno alle quali lei o lui partecipano per l'insistenza di un amico/a e dall'altro lato del tavolo, inaccessibile, c'è una faccia per la quale improvvisamente si accende un riflettore interno che poi non si spegne...

I colleghi di lavoro non mancano neanche quest'anno e neppure i lunghi corteggiamenti alla fine dei quale il futuro partner si accorge che c'è ben più che una bella amicizia...

Veramente originale infine la coppia che si è conosciuta in autobus. Un gruppo di tifosi Sampdoriani commentano l'ultima partita della loro squadra e ricordano l'anno dello scudetto: "...Ma chi ha fatto il gol del 3-0 con il Lecce?".
La nostra Lei è una sfegatata e un'accanita tifosa. Si intromette e suggerisce: "Vialli!", ma viene ignorata. E di nuovo: "... è Vialli!" Poi rivolgendosi al ragazzo accanto, apostrofa piuttosto indispettita: "Ma quello lì proprio non mi considera!".
La risposta che arriva è inaspettata: "Quello lì, sarebbe mio padre..."
Quanto basta, dopo il naturale imbarazzo, per solidarizzare fra tifosi e iniziare una storia d'amore, di lì a breve.

L'anno scorso un'altra situazione proprio ridicola.
Entrambi sono stati invitati a una festa mascherata ed entrambi si sono presentati... senza maschera! E così ci si riconosce e si passa la prima serata insieme.

E ancora quelli che si conoscevano da bambini. Tutte le estati a giocare insieme. Un giorno, il bambino interrompendo il gioco guarda la bimba e le dice: "un giorno ti sposerò". Un attimo di silenzio e poi riprendono a giocare. 
Passano gli anni, ognuno con  le proprie storie d'amore, finché  dopo alcune delusioni, scoprono che la loro lunga amicizia si sta trasformando in innamoramento.

venerdì 8 novembre 2013

L'ho fatto!

E infine, l'ho fatto!

Dopo qualche anno di partecipazione ho deciso di rimuovere il mio profilo su Facebook.

Negli ultimi tempi l'ho seguito con sempre meno interesse e coinvolgimento.
In questo momento il bilancio sulla condivisione dei post con gli "amici" non è positivo. 

Certamente sono consapevole di perdere qualcosa: foto e notizie  di persone che vedo raramente, o che considero veramente amiche, che probabilmente in altro modo mi sarà difficile ottenere, ma al momento preferisco pagare questo scotto. 

Alla fine, di Facebook, mi rimane un senso di confusione e di babele: una sovrapposizione di nomi, immagini e parole; una quantità di informazioni inutili; il dover subire l'uso del mezzo come megafono di proclami di ogni tipo; di discussioni infinite che non portano a niente...

Mi sono detto: "ma se questo è il mio sentire, chi mi obbliga a stare qui dentro?"


Rimango affezionato all'idea del Blog dove, sottovoce, posso pubblicare il mio diario pubblico, le mie idee  e le mie aspirazioni. Dove nessuno è "costretto" a leggermi (o subirmi) perché è "amico". Un punto di contatto da utilizzare quando se ne ha voglia...

Magari, questo sì, appena possibile mi occuperò di cambiargli indirizzo in modo che il nome sia meno criptico.

lunedì 28 ottobre 2013

Legàmi

Il card. Angelo Bagnasco, in preparazione dell'anno della famiglia 2013-14 ha scritto una lettera alle famiglie della Diocesi di Genova.

Per chi volesse leggerla qui link al Cittadino.

Io vorrei soffermarmi su breve passaggio che mi ha colpito durante la lettura.

...La coppia è legame, cosa che oggi è spesso percepito come un limite insopportabile. Ma la questione non è il legame ma l'amore.

Dopo questa frase mi sono fermato. Mi sono detto: 'forse non ho capito bene'. Lo rileggo.
...La coppia è legame, cosa che oggi è spesso percepito come un limite insopportabile....
 Legame uguale limite insopportabile...

Ci penso un po': legame suona come laccio, corda che lega, qualcosa che limita i movimenti, una catena al collo....

Che strano, sarà per via degli studi che ho fatto ma a me la parola "legame" evoca istintivamente qualcosa di diverso.
Un legame mi fa pensare alle forze della natura: c'è il legame chimico, quello elettrico-magnetico, l'attrazione gravitazionale...

A fatica riesco ad associare a quella parola il senso della limitazione di libertà e di costrizione.
Due particelle o due molecole creano un legame perché sono attratte una verso l'altra. Quell'attrazione non è un "limite" semmai è la conseguenza del loro tendere verso una situazione di maggiore equilibrio.

Prendo da wikipedia: I legami chimici "più forti" hanno un contenuto energetico maggiore e sono più difficili da rompere, mentre i legami "più deboli" hanno un contenuto energetico minore e sono più facili da rompere. Da ciò deriva che le molecole che hanno al loro interno legami chimici più deboli sono più instabili. 
Il legame chimico funge da forza attrattiva, alla quale è contrapposta una forza di tipo repulsivo (che aumenta di intensità al diminuire della distanza), per cui la posizione reciproca degli atomi è una posizione di equilibrio data dall'azione contrastante delle due forze.

Una semplice metafora, ma l'idea mi è piaciuta.

L'ho pensata applicata al legame del matrimonio fra un uomo e una donna, e anche alla mia storia personale.

Un legame che è un tendere verso il futuro, verso il meglio.
Un legame, per dirla alla papa Francesco che non è provvisorio.





mercoledì 23 ottobre 2013

Il colore della vendetta.

Brevissimo racconto di... ehm, l'ho scritto io.

Lentamente i pensieri del giorno defluiscono lasciando spazio ad altre immagini più sfumate, quelle che precedono il sonno.
Zzzz
C'è ancora bisogno di qualche respiro lungo, quello necessario a trovare quell'equilibrio interiore che consente di regolarizzare il respiro; ancora il tempo per spostare la mano in una posizione....

"Zzzz?"
Come sarebbe a dire: Zzzz?

Mi tiro su dal letto di scatto e accendo la luce del comodino; ora sono completamente sveglio, con un stato d'animo fra lo sconcerto e  l'apprensione.

E' il 22 Ottobre, cosa ci fa una dannata zanzara nella mia camera?
Salto giù dal letto. La caccia è aperta.
Ci metto poco tempo ad individuarla sulla parete, là sopra la mia testa. Mi armo di bombe termonucleari e mi avvicino. 
La vedo bene: piccola snella e soprattutto sveglia; non mi dà il tempo di avvicinarmi che è già sparita.

I dieci minuti successivi sono un'inutile appostamento fatto di movimenti della braccia scoordinati, che avrebbero lo scopo di farla tornare in volo, e momenti di immobilità per spingerla a uscire allo scoperto. 
Purtroppo il "drone" nemico sembra sparito; non mi resta che cospargermi di "Off" nella testa, nelle orecchie, nel collo, nelle mani. Mi rimetto a letto con uno sgradevole odore di citronella che mi circonda.
Comunque sono salvo, penso.

Ore 2.33
Un fastidiosissimo prurito al polso mi risveglia. Ci siamo. La Dannata ha banchettato!
In breve, anche se istupidito dal sonno sono di nuovo in piedi. 

Eccola la vedo di nuovo. Il bersaglio è nel muro destro; altezza un metro e venti da terra; distanza un metro e cinquanta. Perfetto!
Afferro saldamente la ciabatta a neutroni disintegranti (Decathon euro 6) e mi avvicino.

Non avere fretta, mi dico, mentre avanzo lentamente con l'arma devastatrice impugnata e salda nella mano destra.
Venti centimetri dal contatto.
Ciaff!
Un solo colpo e sul muro appare una piccola macchia nera.
...
...
Nera?
Con aria affranta giro la testa a destra e sinistra. "Dove sei dannata zanzara? E' il rosso il colore che sto cercando per la mia vendetta.

mercoledì 16 ottobre 2013

Cambiare: è quasi impossibile o molto facile?

Cambiare è nello  stesso tempo quasi impossibile, un po' più difficile, non è difficile, è molto facile...dipende da cosa vogliamo cambiare!

Benvenuto Vasco fra quelli che hanno la consapevolezza che si può cambiare solo se stessi.....faresti la rivoluzione.

Mica poco! Infatti Cambia - Menti.




Cambiare macchina è molto facile
Cambiare donna un po' più difficile
Cambiare vita è quasi impossibile
Cambiare tutte le abitudini
Eliminare le meno utili
E cambiare direzione
Cambiare marca di sigarette
O cercare perfino di smettere
Non è poi così difficile
È tenere a freno le passioni
Non farci prendere dalle emozioni
E non indurci in tentazioni
Cambiare logica è molto facile
Cambiare idea già un po' più difficile
Cambiare fede è quasi impossibile
Cambiare tutte le ragioni
Che ci hanno fatto fare gli errori
Non sarebbe neanche naturale
Cambiare opinione nonè difficile
Cambiare partito è molto più facile
Cambiare il mondo è quasi impossibile
Si può cambiare solo se stessi
Sembra poco ma se ci riuscissi
Faresti la rivoluzione
Vivere bene o cercare di vivere
Fare il meno male possibile
E non essere il migliore
Non avere paura di perdere
E pensare che sarà difficile
Cavarsela da questa situazione

sabato 5 ottobre 2013

London vs Dublin

Certo che fare il turista al termine di intense giornate di lavoro non è il metodo migliore per conoscere i posti e tanto meno di fare turismo.
Però è anche vero che andare a zonzo in centro senza l'assillo di un programma di visite da rispettare, permette di stare in contatto con il "clima" della città.
Questa volta due soggiorni ravvicinati a Londra e Dublino hanno fatto l'effetto di lasciarmi il ricordo di una Londra troppo impersonale nella sua variopinta multi-etnicità. Tanti impiegati che tornavano a casa, tutti di corsa, tutti a testa alta, in quella tipica posa di chi cammina "sopra le righe" e l'espressione che è la maschera delle persone in carriera (o presunte tali)...

Dublino invece, pur non avendo il luccichio di Londra, l'ho trovata molto vivibile, piena di giovani, con persone che ancora si fermano per strada per chiederti se ti serve una mano per orientarti.
Certo bisogna scordarsi le serate italiane (e soprattutto romane) dove puoi trovare un tavolo al ristorante anche alle undici di sera; massimo entro le nove devi avere i piedi sotto il tavolo, altrimenti lo stomaco lo riempi solo di birra....

Gogarty in Temple Street. Piano terra: birra musica celtica; primo piano: birra e musica country; secondo piano: ristorante (stufato irlandese)

"Temple bar" dà il nome alla via. Passeggiare di notte nella strada con la musica dal vivo che ti raggiunge è elettrizzante...

L'arpa è uno dei simboli dell'Irlanda. Questo ponte girevole vuole riprendere l'idea.

Alla luce del giorno i portoncini di Merrion Square sono bellissimi, lo sono anche di notte ma la foto non rende giustizia.

The Celt è un pub con musica dal vivo tutte le sere. Meno turistico ma più vicino alla cultura irlandese.

Qui a Grafton Street si fanno gli acquisti. Belli i palazzi e bella l'atmosfera, ma i colleghi di Dublino dicono che le stesse cose si trovano in negozi oltre il fiume, a metà prezzo.


Molly Malone (Cockles and Mussels, Vongole e mitili) è l'inno ufficiale della città. Figura immaginaria di donna prosperosa pescivendola di giorno e lucciola di notte.
La fisarmonica è molto popolare nei pub...e anche la guiness naturalmente.
Di Londra salvo solo Coven Garden quasi deserta di notte
...e il ristorante con le pareti imbiancate dove ho cenato