venerdì 26 dicembre 2014

Calma in noi le dissonanze

 Spirito che aleggi sulle acque,
calma in noi le dissonanze,



 i flutti inquieti, il rumore delle parole,
i turbini di vanità,


e fa sorgere nel silenzio
la Parola che ci ricrea.


Spirito che in un sospiro sussurri
al nostro spirito il Nome del Padre,


vieni a radunare tutti i nostri desideri,
falli crescere in un fascio di luce
che sia risposta alla tua luce.


(tratto da una invocazione allo Spirito Santo di Taizè)

mercoledì 24 dicembre 2014


BUON NATALE


Il presepe rappresenta un angolo dell'eremo di San Pol de Mar  e, naturalmente, è stato costruito pezzettino per pezzettino, con grande abilità, da Dario, sotto la vigile sorveglianza e supervisione di Pau.


Visualizzazione di IMG_0417.JPG

Dammi, Signore, il senso del buon umore. Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo per scoprire nella vita un po' di gioia e farne parte anche agli altri. Amen.
(Thomas More)

lunedì 8 dicembre 2014

Come le lucertole

Il cielo è azzurro, allora,  come le lucertole, si cerca il sole, e si sale, per allargare l'orizzonte. Il parco delle Mura di Genova è il posto giusto.

La val Bisagno

Il forte Puin

Il forte Puin

Il Fratello Minore

Genova sullo sfondo del Puin

La val Polcevera


Ed è già ora di tornare, il sole,  regalando suggestioni di luce, si abbassa verso ovest, da dove arrivano le prime velature del prossimo temporale.

domenica 7 dicembre 2014

Triangoli con lacci

Era proprio tanto tempo che non andavo a passeggiare sulle alture di S.Ilario! 


Naturalmente c'è una spiegazione: alluvioni, temporali e inondazioni non sono il contorno giusto per programmare una passeggiata rilassante.
Anche ieri il tempo non era un gran che, ma, sul mare, qualche chiazza di sole spuntava, tra quel tipo di  nuvole che i pittori di una volta amavano utilizzare per raffigurare i raggi della luce di Dio.  

La visione della chiesetta di San Rocco è sempre gratificante, anche se non riesco proprio ad abituarmi all'idea che ci si possa arrivare in macchina. Io da bambino mi arrampicavo per la ripida salita da via del Commercio. Oggi per arrivare dalla chiesa di S.Ilario è un tragitto piatto e devi anche stare attento alle macchine che passano.

Poi c'è da dire che ieri, mentre ci avviavamo a passo lento incrociando quelle bellissime casette dai colori liguri e quelle salite che ti sparano come un cannone verso Monte Giugo, c'era un non so che nell'aria; passando davanti a "qualche" Villa, veniva da dire: "Anch'io sono  un po' stanchino di quell'Italia che ha voglia di reagire alla crisi urlando vaffa millantando improbabili democrazie della rete..." 


Ma in fondo questo è un altro discorso o forse no, comunque, ieri, la compagnia degli amici, era piacevole e si parlava di Grandi Sistemi e di Grandi Perché, mentre sotto i nostri occhi scorreva una Nervi bigia, dall'aria un po' acciaccata, come una nobile ormai decaduta.

   A rompere l'incantesimo ci hanno pensato due triangoli di stoffa con laccetti appesi alla ringhiera.

"Cosa ci fanno qui due mutande con pizzo?". Intorno non c'erano case, non potevano far parte della biancheria stesa ad asciugare.

Con un minimo di imbarazzo e circospezione è stato inevitabile girare intorno a se stessi per cercare le eventuali proprietarie...
Niente e nessuno.
E così, una situazione potenzialmente boccaccesca, si è esaurita con delle inevitabili battute su piccoli sistemi e piccoli perché.



domenica 30 novembre 2014

Sessantuno

Sessantuno. 
E via, sono passati, inclusi festeggiamenti e regali.
nei giorni scorsi, mi ero detto che sarebbe stato un compleanno qualsiasi; un numero interlocutorio. Ma alla fine i pensieri vengono su da soli. 

"Come si cambia" a sessantun'anni? 
Dire che mi sento giovane dentro, non solo suona banale ma non corrisponde alle sensazioni che veramente provo.
Direi  piuttosto che ho tanta voglia di scoprire la vita e la Vita; che ho ancora la stessa voglia di quanto avevo diciannove anni di farmi domande sui grandi perché; di imparare qualcosa su Dio, di come entra nella mia storia e di come io nella Sua; di crescere perché si sveli sempre un po' più il mistero d'amore che da trentacinque anni mi lega a Maria Teresa; ho voglia di andare oltre alla mia storia professionale, per tirare fuori la creatività ancora inespressa; di tornare ad essere "enzo mangialegnate", quel bambino discolo e impertinente che per tanti anni si è accontentato di "essere quello che gli altri si aspettavano che fosse".

Chissa! 
Per intanto: pasta 'ncasciata, Cerasuolo di Vittoria e cassata siciliana.
Un brindisi con nuovi amici con cui percorrere un altro tratto di strada; un saluto via Skype da un nipotino che non voleva cantarmi la canzoncina "tanta felicidad..."; due splendidi figli, vicini, che mi commuovono solo a guardarli. 
Abbastanza per un "Grazie" supplementare.





mercoledì 26 novembre 2014

L'Europa Nonna

Ci voleva un Papa venuto dalla fine del mondo per dire all'Europa cos'è oggi e cosa potrebbe essere domani.
Ma ahimè, il dubbio rimane: dietro i numerosi e vibranti applausi c'erano delle teste pensanti o dei "robot" asserviti alla causa degli interessi personali, di gruppi di potere, o imbalsamate da ideologie afflosciate e logore, cieche di rabbia irragionevole o, peggio ancora, mummie di ipocrisia?

Dietro l'immagine,quasi un po' tenera, di un'Europa Nonna, si accostano, in realtà, parole dure: 
"Si ricava un'impressione generale di stanchezza e d'invecchiamento, non più fertile e vivace. Per cui i grandi ideali che hanno ispirato l'Europa sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici delle sue istituzioni”; 
... Essere sostanzialmente incuranti degli altri per favorire quella globalizzazione dell'indifferenza che nasce dall'egoismo, che a sua volta nasce dal culto dell'opulenza, cui corrisponde la cultura dello scarto. 
...Abbiamo davanti agli occhi l'immagine di un'Europa ferita, che non sembra più capace di fronteggiare con la vitalità e energia di un tempo. Un'Europa un po' stanca, pessimista, che si sente cinta d'assedio dalle novità che provengono da altri continenti."

Ah! Se Francesco avesse potuto raccontare di un'Europa Nonna, capace di donare saggezza ed esperienza agli altri popoli. Di prenderli sulle ginocchia per raccontare storie antiche, per aiutarli a non ripetere gli stessi errori, per farli sognare con ideali che durano per sempre... la dignità della vita, la pace, la cultura, l'accoglienza...

All'Europa possiamo domandare: dov'è il tuo vigore? Dov'è quella tensione ideale che ha animato e reso grande la tua storia? Dov'è il tuo spirito di intraprendenza curiosa? Dov'è la tua sete di verità, che hai finora comunicato al mondo con passione?

Tuttavia, la pace non è la semplice assenza di guerre, di conflitti, di tensioni. Nella visione cristiana essa è, nello stesso tempo,dono di Dio e frutto dell'azione libera e razionale dell'uomo che intende perseguire il bene comune nella verità e nell'amore. 


Poi ecco che nel discorso spunta l'immagine di  un poeta italiano del Novecento, Clemente Rebora, che in una delle sue poesie descrive un pioppo, con i suoi rami protesi al cielo e mossi dal vento, il suo tronco solido e fermo e le profonde radici che s'inabissano nella terra, viene paragonata all'Europa.

Libra nel vento con tutte le sue foglie
il pioppo severo;
spasima l'anima in tutte le sue doglie
nell'ansia del pensiero:
dal tronco in rami per fronde si esprime
tutte al ciel tese con raccolte cime:
fermo rimane il tronco del mistero,
e il tronco s'inabissa ov'è più vero.

Nel corso della sua storia, l'Europa si è sempre protesa verso l'alto, ma l'innalzarsi del pensiero, della cultura, delle scoperte scientifiche è possibile solo per la solidità del tronco e la profondità delle radici che lo alimentano. Se si perdono le radici, il tronco lentamente si svuota e muore e i rami si piegano verso terra e cadono. 

D'altra parte «il tronco s'inabissa ov'è più vero». Le radici si alimentano della verità, che costituisce il nutrimento, la linfa vitale di qualunque società che voglia essere davvero libera, umana e solidale. D’altra parte, la verità fa appello alla coscienza, che è irriducibile ai condizionamenti, ed è perciò capace di conoscere la propria dignità e di aprirsi all'assoluto.

Grazie
Con questa parola conclude il suo discorso il Papa, ma "Grazie" è la parola che dobbiamo dire ad alta voce noi, a lui!

martedì 25 novembre 2014

Un percorso a tappe

Un percorso a tappe, come quello di una coppia che decide di vivere insieme "per sempre",  ha bisogno di essere regolarmente alimentato.

Qualche settimana fa una persona molto saggia diceva a una piccola platea: "Se tutto sembra finire, non dite che l'amore è morto. Dite piuttosto che l'avete ucciso... sì l'avete ucciso di fame!"

Papa Francesco con un linguaggio semplice e chiaro sa dare suggerimenti che possono incidere profondamente nella "qualità" di questo camminare insieme "per sempre".



lunedì 27 ottobre 2014

La gabbia

Mentre uno suona,  l'altro, che fa?

Coltiva le arti marziali.


"Ma da dove gli è uscita questa passione?" Ti viene da dire. Io non riesco a vedere neanche un match di pugilato...

Mettiamo subito le cose in chiaro:" A vedere mio figlio prendere botte non ci vengo!" 

Questa la mia prima e definitiva reazione, quando con il classico: "Mà, Pà, vi devo dire una cosa: mi preparo per dei combattimenti sul ring".


Un ring: una gabbia semmai. Che uno dice, perché una gabbia? Si massacreranno di botte e si vuole impedire che uno scappi!

La data viene fissata  ma poi l'alluvione  a Genova riesce a rimandare lo scontro di una settimana.
Mi era praticamente passato di mente quando arriva  il whatsapp: 
"Ho vinto l'incontro di MMA(significa Mixed Martial Arts)  e seguono foto e filmato.

"Quando farai il prossimo?

"Non so, oramai sono trentenne, lì è pieno di ragazzini..."

"E vai!" Mi è scappato ad alta voce...

A parte gli scherzi, a me risulta più facile arroccarmi sulle mie posizioni. Ma con i figli non può funzionare così. Devi fare delle capriole, rispettare le diversità.

In realtà so che Benedetto, da questi sport di combattimento, ha imparato la determinazione, la costanza, l'impegno, la lealtà, credo anche il rispetto dell'altro. 
Tutte cose che può applicare nella vita e nel lavoro.

Quindi bene, Bene!


La musica più bella di sempre

Ricordo perfettamente il posto. 
Non che questo sia importante ai fini di quello che sto per raccontare.
E' solo per dire che ho in testa un ricordo ben formato e un riferimento preciso: stavamo camminando in gruppo ed ero insieme ai miei amici di allora; eravamo giunti all'altezza dei giardinetti di Quinto, in una di quelle interminabili scorribande pomeridiane, su e giù per Nervi e dintorni (forse nella vana idea di "tacchinare" qualche ragazza). 
Sicuramente non avevamo ancora diciotto anni ed eravamo tutti persi per la musica Progressive-Rock.


Se ne parlava per ore e si cominciava a suonarla. Si citavano i complessi emergenti e quelli che erano già un mito; si esaltava la scena italiana: PFM, Banco, Orme...; si ci scioglieva per gli assoli di chitarra travolgenti; ci si entusiasmava per il suono elettronico del moog che ti entrava dentro le costole e ti risaliva per la schiena facendoti vibrare; si fantasticava di poter imparare quei fraseggi di flauto gutturale così  impetuosi ed eleganti nello stesso tempo; si imitavamo con la voce quei  geniali riff musicali che l'uso del basso elettrico faceva diventare base portante dei pezzi; ci stupivamo per la tecnica della batteria,  che tutto faceva meno che limitarsi a dare il ritmo; sognavamo dentro l'architettura maestosa dei testi e delle atmosfere nei pezzi che duravano più di venti minuti....


Che fortuna avere diciotto anni all'epoca del progressive-rock. La musica migliore di sempre! E' questo quello che pensavo e dicevo.

Eppure anche in quel contesto c'era stata una voce (quella di Agostino - tanto per ribadire quanto è vivo il ricordo) che aveva detto: "Però io penso che il giorno in cui pronunceremo la frase -ah la musica dei miei tempi-  allora vorrà dire che saremo diventati vecchi!"

Beh quel tempo è arrivato da tempo, anche se vecchio non mi sento affatto, alle soglie dei sessantuno.

Quindi, rilassatevi, per me, il Prog è la miglior musica di sempre.


Ascolto mio figlio Antonio alle prese con la "sua" musica:
ritmi parossisticamente veloci ed ossessivi; 
sonorità dure come il metallo contro il metallo; 
pezzi che durano pochi minuti e che sembrano copiarsi uno con l'altro all'infinito (per chi non è abituato ad ascoltare il genere); 
assenza di altri strumenti che non siano batteria e chitarre (rigorosamente distorte); 
arrangiamenti scarni e minimali, giri di accordi ripetitivi e un po' scontati; 
chitarre picchiate con forza come fossero un tamburo;

Alzo lo sguardo, e dopo aver giudicato la musica con il mio "metro" posso anche provare ad ascoltare le emozioni di Antonio e posso guardarlo negli occhi:
vedo la passione sincera e coinvolgente con cui suona e canta, ops: volevo dire: urla (secondo me 1/4 di tono sotto l'intonazione);
lo sento raccontare della fratellanza che si crea con gli altri gruppi; 
lo vedo partire per qualche tour dai ritmi asfissianti per l'Italia, la Francia  o la Spagna sapendo che a malapena riuscirà a coprire le spese vive; 
imparo qualcosa dall'accoglienza che si scambiano organizzatori e gruppi musicali quando si invertono di continuo nei ruoli: nelle case, nei garage, nei capannoni...

In questo caso scorrono, di nuovo, nella mia mente, i ricordi dei giardinetti di Quinto e quella specie di profezia del mio amico.

La musica migliore di sempre per Antonio è il punk-rock!

Antonio - Cocks