domenica 5 settembre 2010

Hamburg - brutte ma pubblicate al volo

Appena arrivato ad Amburgo.
Giornata bellissima ma che freddo!!
Peccato che l'obiettivo di questa fotocamera era sporco...
Dalla foto scattata dalla mia camera dell'hotel si vedono la Rathouse, S.Nicolas e Hamburg Sud sulla sinistra(...)

A cento metri dall'albergo (ribadisco "che freddo" e aggiungo "che vento") la chiesa di S.Michele; alle otto meno dieci è ancora aperta; un'orchestra di archi sta provando (wou).

Mi rintano in camera; impossibile andare in giro, anche se St.Pauli è a 500 metri (ops).

giovedì 2 settembre 2010

Azzurri






Si fa presto a dire azzurro, ma quante sfumature diverse a seconda dell'ora, del colore del cielo, la direzione del vento, la profondità...

martedì 6 luglio 2010

Grano e zizzania

Arrivati ad una certa età ci si guarda indietro per rivedere episodi e scelte fatte nel passato che hanno influenzato e influenzano ancora il presente.

Ho scritto "arrivati ad una certa età", ma, a ben vedere, qual è questa età non è per niente definibile; una riflessione di questo tipo si può fare a trenta, quaranta a cinquantasette anni e oltre.

Bene, in qualsiasi momento, si guarda indietro e si fantastica su come sarebbero andate le cose se avessi o non avessi fatto qualcosa; se avessi o non avessi subito l'influenza di quella persona o di quel gruppo; se non mi fossi infervorato dietro quella ideologia; se avessi avuto più o meno coraggio; se avessi seguito il cuore piuttosto che la testa o viceversa; se fossi stato più deciso o più flessibile; più tollerante o più intransigente.

A questo proposito, in questi giorni, mi e venuta in mente una storiella che riporta Matteo in 13.24-30


"...un uomo ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio. » "

Io la capisco così:

Il "campo" siamo noi stessi, la parte più profonda dove risiede il nostro essere (là dove ognuno di noi può dire io sono io); il "seme" buono è tutto quello che abbiamo pensato, fatto, deciso, accettato, seguito e condiviso durante la nostra vita con l'intenzione sincera di voler trovare la verità su noi stessi, di avanzare nel percorso della propria strada, nell'aumentare la consapevolezza interiore, nel ricercare il meglio per noi/di noi e per le persone che amiamo, le nostre scelte, i nostri valori.

Guardarsi indietro e trovare errori, fallimenti, tradimenti, meschinità, rimpianti, amarezze e illusioni è, nè più nè meno, la stessa esperienza descritta da quell'uomo che scopre che nel suo campo la zizzania è cresciuta insieme al grano.

Se si potesse, si vorrebbe andare, senza indugio, ad estirpare quelle zolle del passato nelle quali non ci riconosciamo più, ma non è possible farlo.

Le radici del nostro passato (che portano fino al nostro presente) sono cresciute intrecciando in modo irreversibile, grano e zizzania. Togliere l'erbaccia comporterebbe estirpare anche la parte buona; e allora sarebbe estirpare se stessi, perdere la propria identità.
L' "Io sono io" include tutto.

"Lasciate che l'una cresca insieme all'altra": la semplicità e la saggezza di queste parole mi impressiona.
Nella stagione della vita bisognerebbe essere capaci di attendere.

Ci sarà la mietitura - alla fine della nostro percorso - quando grano e zizzania potranno essere separate e potremo godere del meglio di noi stessi, un meglio unico che riconosceremo essere la nostra vera essenza.

Qualche sera fa, prima di dormire sono andato a "vedere" il mio campo.
A vent'anni ho trovato zizzanie dalle radici profonde e grano resistente e sano. A trenta delle altre spighe di grano splendente come l'oro e fecondo ma anche altra erbaccia: A quaranta e cinquanta la stessa situazione...

Non serve raccontare qui le mie zizzanie e il mio grano perchè sarebbe lungo e perchè sono la mia "foglia nascosta nella foresta".
In fondo il discorso è semplice e non nuovo. Bisogna arrivare al punto di accettare intimamente se stessi, tutto errori inclusi.


sabato 19 giugno 2010

Il giusto ritmo dei cambiamenti

In Fisica per valutare come cambia la velocità si introduce il concetto di accelerazione (o decelerazione).
La velocità misura un cambiamento di posizione in rapporto al tempo che passa mentre l'accelerazione misura, diciamo così, la velocità del cambiamento.

Ma qui non voglio parlare di Formule e di Fisica, ma piuttosto prendere lo spunto per una considerazione sul mio blog e in particolare del suo titolo: "Come si Cambia".
Anzi, a ben guardare, non è neppure una dissertazione su blog ma sulla vita...
Dietro al titolo al blog , c'è una informazione che viene data come acquisita: comunque sia, nella vita, "si cambia".
Si cambia, che si voglia o non si voglia. Si cambia anche se si pensa di essere una di quelle persone che non cambiano mai - per scelta o per incapacità - o si è convinti di trovarsi davanti a una di quelle situazioni che, si dice, non cambiano mai.

Ancora oggi sono ancora convinto che sia proprio così, ma tra le cose che cambiano c'è anche la velocità del cambiamento.
Qualche hanno fa, quando appunto ho avviato questo blog, i cambiamenti (e parlo in particolare quelli legati al mio sentire il mondo, agli ideali e così via) erano così rapidi che quasi non riuscivo a starci dietro. Per una porta che si apriva altre due erano già spalancate.
Negli ultimi mesi più volte mi sono reso conto che oggi non è più così. Il ritmo dei cambiamenti si è placato e sembra subentrare una fase di consolidamento.
Ad essere sincero, un po' mi dispiace, ma il metro non può essere cambiare tanto per cambiare; il cambiamento deve nascere dal di dentro e riguardare la sfera interiore quando le esigenze profonde che si riescono a cogliere nel sè non corrispondono più alle scelte quotidiane.
Allora mentre vedo rallentare il ritmo dei cambiamenti penso ci sia l'opportunità per una fase di ascolto.

D'altronde chi può dire qual è il giusto ritmo di un cambiamento?

martedì 15 giugno 2010

Viaggiare leggeri, breve spiegazione

  • La scala che sale è stretta, va affrontata da soli (ci sono cose che non si possono fare insieme).
  • Non ci sono appoggi, bisogna stare in equilibrio con le proprie gambe.
  • E' ripida, quindi bisogna impegnarsi, valutare le proprie forze.
  • E' dritta, porta alla meta, l'obiettivo non è contorto.
  • L'arrivo è ai piedi di una croce: qui non significa sofferenza o dolore ma piuttosto il punto in cui terra e cielo si uniscono (la sofferenza e il dolore ce l'ha già messa a nome di tutti l'inquilino).
  • Nel punto della croce visibile e invisibile, umano e divino trovano un punto di contatto.
  • E' una croce di pietra, resiste al tempo, i risultati sono stabili.
  • E' inquadrata dal basso all'alto: piedi a terra occhi al cielo.

venerdì 4 giugno 2010

Che fatica fare il giardiniere

Dopo lo scivolone di due mesi fa e conseguente botta alla schiena, finalmente sono riuscito a tornare nella casa di Torrazza (nel frattempo crociera, trasferte, cerimonie...).
Riportare in uno stato decente il giardino è stata, a causa delle mie limitate capacità, una notevole fatica.
Ahimè vuoi vedere che mi capiterà di invecchiare?
Già perchè uno si pensa anche avanti negli anni - ho una lista infinita di cose che farò in pensione - ma suppone che le forze rimangano sempre allo stesso livello.
La realtà è che quando faccio il contadino, se non voglio schiattare, ogni mezz'ora mi devo fermare mezz'ora. La schiena fa male proprio nel punto dove sono atterrato e non so dove nascondere qualche chilo di troppo acquistato in crociera che mi fa un po' ansimare.

Ma io so come ritemprarmi: durante il riposo mi sdraio sotto l'abete la cui ombra è ormai ampia ed accogliente e lascio che i colori e i rumori della campagna si fissino negli occhi e nelle orecchie.
Frrrr, Tump, tump, Frfff.
Oh, c'è un nuovo vicino di casa. Naturalmente ha pensato di ristrutturare...pazienza.
Taclang, brombum, rarara-ri-ra-rì.
Dimenticavo c'è anche il rumore del cantiere che sta costruendo degli appartamenti.

:-(

lunedì 31 maggio 2010

Crociera nel Mar Baltico - ottavo giorno

Si sbarca definitivamente a Kiel, ma oggi c'è ancora il tempo per visitare Amburgo.
Acquistare l'escursione organizzata sarebbe un affronto visto che ad Amburgo ci vado più volte l'anno per lavoro e almeno le strade principali le conosco. Allora facciamo il check-in all'aeroporto fin dal mattino, lasciamo i bagagli a mano in deposito e via in città con un taxi.
Prima tappa, obbligatoria, è la piazza del municipio - Rathhouse. Per arrivarci si passa dal lago Alster con le sue barche a vela, le canoe e i traghetti pieni di turisti.


Poi, dopo aver ammirato le vetrine delle pasticcerie sotto l'Arcade, saliamo ai 75 mt. del campanile di S.Nicolas, proprio accanto alla sede dell'Hamburg Süd. Sono contento che Mariateresa possa vedere dove sono localizzato quando vengo in questa città perchè così mi sembra così di renderla più familiare.

Nella foto c'è la Deichstrasse, una delle più antiche vie commerciali della città.



Nel pomeriggio una lunga passeggiata lungo il porto turistico che si sviluppa sulle sponde del fiume Elba nella zona Speicherstadt, fino ad arrivare alla famosa strada Reeperbahn nel quartiere di S. Pauli.

Decidiamo un'incursione all'interno di uno dei tanti negozi dove le statuette e gli oggetti esposti non sono propriamente oggetti sacri...

I piedi bruciano, ma si resiste ancora per andare a vedere, finalmente, la chiesa di S. Michele con suo splendido campanile scuro e il suo interno che la fa assomigliare più ad un auditorium che a un luogo di culto.

Purtroppo il tempo comunque passa. E' ora di chiudere, di rientrare in aereoporto, di volare verso casa.
In realtà per me giusto il tempo di disfare le valigie e ripartire per un training di tre giorni ad ...Amburgo.

domenica 30 maggio 2010

Crociera nel Mar Baltico - settimo giorno

Il settimo giorno, Dio si riposò, ma avendolo noi fatto al sesto, siamo sbarcati a Copenaghen anzi Cobenhavn.
Toh, la prima giornata grigia; arrivo al porto in mezzo alla nebbia...ma solo per qualche ora; nel pomeriggio il sole è così forte da bruciarsi.
Il giro dei canali della città è una sorpresa continua con vista sui principali palazzi pubblici, pittoreschi quartieri con facciate colorate ed esclusive zone di villette.





Pomeriggio, passeggiata a piedi perchè l'attracco della nave è proprio a ridosso della città.

Lo sapevamo, la Sirenetta non c'è; è in trasferta a Shangai. Al suo posto un patetico telone bianco con la sua immagine (mettere una copia no?). Ci dicono che i danesi sono infuriati.







Dopo oltre tre ore di passeggio ho male alle anche ma c'è ancora tempo per sdraiarsi in un prato.
Copenaghen ha più biciclette che macchine e il 40% delle persone si reca al lavoro con questo mezzo; si vede, basta guardarsi in giro. E' una città molto vivibile, ma definirla, come dicono loro, la città più felice al mondo mi sembra eccessivo. Forse c'è un po' di confusione sul termine felicità, benessere, qualità dei servizi offerti.



Si riparte fra un campo eolico marino e in lontananza il ponte che collega Danimarca e Svezia; poi di nuovo la nebbia cala veloce mentre la nave avvisa le altre imbarcazioni della sua presenza con lunghi e potenti suoni di sirena. Domani si sbarca a Kiel, la vacanza volge al termine. Ultima serata a cena, ancora tante risate, pettegolezzi, foto ricordo.