lunedì 1 giugno 2026

Cammino di San Jacopo: Lucca - Pisa

 Ricordate quelle noiose giornate estive, quando non si esce di casa per il caldo insopportabile? 

Sostituite a "non si esce di casa" "camminare per molti chilometri a piedi sotto il sole"; e voilà la formula è esatta per la tappa di oggi. E, se per un bel tratto c'è stato il silenzio di una pista ciclabile e i trilli dei fringuelli che componevano rif musicali molto "prog", per il resto: traffico, rumore, pochi marciapiedi... Poi il Duomo, l'ultimo timbro nella credenziale, la foto sotto la torre mentre centinaia di turisti si fanno fotografare nell'atto di sostenerla (la mia è ritoccata da AI per eliminare la folla straripante...)


Detto questo si spiegano le pochissime foto. 

Come da programma ci fermiamo qui. In fondo noi genovesi conosciamo la storia: qui a Pisa c'era la concorrenziale Repubblica marinara, il mare e il porto da cui certamente molti pellegrini si sono imbarcati per Barcellona, verso Santiago.


Oggi si festeggia San Filippo Neri. 

E se oggi dicesse proprio a me:

«Figliuolo, stai allegro.»

«Figliuolo, sii umile, stai basso»?

Cammino di San Jacopo: Pescia - Lucca

 Dopo l'immancabile foto con un gigante Pinocchio, a Collodi,


si attraversa la zona collinare con paesaggi con i quali familiarizziamo ormai da tre giorni.

Alle 10:30 cosa si può desiderare di meglio che un cestino di ciliegie da mangiare un passo dopo l'altro?

L'incontro del giorno è quello con il  parroco della pieve di Santa Maria e san Jacopo a Lammari. "Voi siete pellegrini: volete il timbro? Venite da Genova? Certo, la madonna della Guardia. Ho conosciuto il card. Bagnasco, mi ha offerto un gelato. Avete sete? Là c'è il bar: dite, tutto pagato dal parroco. 



Poi la pianura ci accompagna fino a Lucca, noi alla ricerca continua del lato più in ombra, tra campi, villette  e un piacevole canale d'acqua che entra fin dentro alle mura della città.

Precipitarsi nella cattedrale per vedere il "Volto Santo" non è servito a niente. Restauro in corso! Così, come era già successo 4 anni fa, percorrendo la Via Francigena, si rimane a bocca asciutta... La domanda però rimane sempre la stessa: ho saputo riconoscere il Volto Santo nei miei compagni di viaggio: Massimo, Paola, Maria Teresa?


 

Sul colonnato davanti alla facciata vado a cercare il labirinto. Un simbolo forte di speranza per i pellegrini del mondo che cercano Dio. Se punti al centro, non ti perderai, non ci sono "trappole" che portano al nulla.


Come sempre mi succede in questi  cammini ogni giorno cresce la mia energia interiore, la voglia di continuare a camminare... 

Cammino di San Jacopo: Pistoia - Pescia

 Siamo ai dubbi spazio-temporali: siamo in Toscana o in Puglia? Ma questo caldo è ora o un deja-vu di 11 mesi fa?

In una tappa dove si incontrano le maggiori difficoltà di dislivello proprio nelle ore del primo pomeriggio, le cose diventano difficili. Oggi anche in lotta con sentieri dove le canne e i rovi rendono l'avanzare veramente complicato.




Bene, ci teniamo strette le bellissime torri che abbiamo ammirato in ogni paesino attraversato e accettiamo i nostri limiti di età e forze, violando una delle regole del pellegrino perfetto: con qualche mezzo pubblico sottraiamo qualche chilometro alle ore calde.

Cammino di San Jacopo: Prato - Pistoia



Di questa tappa mi rimarrà la bella salita che dalla periferia di Prato sale per qualche chilometro in un tripudio di ginestre e rose bianche selvatiche. La macchia mediterranea si alterna a boschi di conifere e querceti. Più avanti una imponente "villa del Barone", a causa di una cattiva segnalazione, ci regala un fuori pista in discesa e poi in salita . Pazienza! Oltre, ulivi, ulivi e ancora ulivi,  con un fermento di persone che puliscono il terreno e tagliano i polloni alla base dei tronchi. 


Immersi nel verde si nascondono casali ristrutturati, curati e discreti.

Fino ad arrivare alla rocca di Monte Montemurlo, dove il percorso ridiscendere a valle con la pendenza di un toboga al luna park.

A Montale una schiacciatina da azzannare al circolo Arci e poi, prendendo atto con serenità delle difficoltà di Teresa, lei ed io completiamo la tappa in treno. Siamo qui per godere tutto il bello che possiamo cogliere e non per acquisire attestati di bravura, né costituirci in una confraternita di penitenti senza un domani. 

Questo è il bello di oggi! 

Lasciamo i nostri due compagni a completare la tappa e raccogliere le successive meraviglie. 

In stazione c'è tempo per aiutare una turista indiana (o pakistana) a fare il biglietto ferroviario. Dopo qualche minuto la sento raccontare al cellulare, in inglese, di come sono gentili questi italiani che l'hanno tirata fuori dagli impicci.


Un discorso separato merita il Duomo, la Chiesa Madre di Pistoia. Ma cosa vuol dire chiesa madre? Don Daniele ci spiega che i figli vanno dalla mamma per mangiare, per lamentarsi, farsi lavare i panni sporchi, per chiedere aiuto. È un'inedita e suggestiva prospettiva della "chiesa". 

Recitiamo insieme la preghiera a San Giacomo proprio davanti alla reliquia custodita dal 1145.

 


Ci viene consegnata la Jacobea, simile alla Compostela, e... la nostra scrupolosa ammissione di non aver ancora percorso i previsti 50 km ha riscosso solo un commento: "Dio vede e provvede...".


Nella piazza del Duomo una pietra miliare (mojon), del tutto simile a quelle del cammino di Santiago,  ci ricorda la distanza che ci separa: 2505 km. Grazie Giacomo che ci ricordi che Gesù ascoltava, vedeva,  gustava, toccava, odorava. Come me, come noi.

Cammino di San Jacopo in Toscana: Firenze - Prato

 Il Cammino di San Jacopo non è in Spagna ma in Toscana. Parte da Firenze e termina a Livorno da dove, idealmente, prosegue via mare per Barcellona e per Santiago de Compostela.

Firenze è sempre stata un crocevia  importante, Livorno nel basso medio evo aveva sostituito il porto di Luni per trasportare i pellegrini verso ovest, ma il cuore di questo cammino è Pistoia. Nel duomo viene conservata una reliquia di San Giacomo donata dalla cattedrale di Santiago quasi 900 anni fa. E allora, dopo un pomeriggio di delirio e rumore fra l'over booking dei turisti a Firenze, timbrata la credenziale a Palazzo Vecchio e a Santa Maria in Fiore, domani si parte verso Prato.









Firenze -Prato 

è un ininterrotto alternarsi di case e zone industriali, ma non per la tappa del cammino che, appena possibile, si sgancia dal traffico e seguendo strette stradine costeggia antiche ville storiche spesso ristrutturate dai nuovi ricchi, chiese di antica devozione (regolarmente chiuse) e castelli.

Peccato che, ancora una volta alla nostra prima tappa, le temperature si impennano e costringono a stringere i denti e a idratarsi continuamente nelle ore calde della giornata. 

La chicca della giornata: nel castello di Calenzano chiediamo un timbro per la credenziale del Cammino. Risposta: "No, il cammino è già passato domenica scorsa ..." Nascondendo la risata che voleva esplodere gli abbiamo spiegato cos'è un cammino.

Il premio "Ercolino sempre in piedi" a un camminatore di Brescia che ha completato il cammino degli Dei, da Bologna a Firenze, ha deciso di continuare per Prato e poi per Pistoia. Fisico asciutto, polpacci scolpiti, tempo di scambiarsi il curriculum dei cammini fatti (è un vezzo veniale dei pellegrini) in pochi minuti è sparito a ritmi per noi insostenibili.

 




lunedì 6 aprile 2026

Ricetta per sottrarsi al rito delle affollate grigliate fuori porta.

Ore 9:30 il quartiere è ancora pigramente semideserto. Sulle alture di Sampierdarena, dal forte Crocetta ci si avvia verso la località del Garbo. Uno stretto sentiero, poco sotto le mura di Genova, segue il tortuoso andamento della ripida collina, tagliandola trasversalmente. Venti giorni fa il bosco che si attraversa era ancora spoglio, pochi i segni di risveglio: qualche bucaneve e le rosse foglie secche che si camuffavano da red carpet.

Oggi è un'altra storia. È Pasqua anche per il bosco. Foglioline verdi si muovono impertinenti al ritmo della brezza e, dove il sole tarda a sostare, le gemme sembrano impazienti di completare l'ultima trasformazione.

Le mani indugiano a toccare erbe e fiori che reclamano la propria identità al tatto, alla vista e all'odorato.


"Come ti hanno chiamato gli antichi? Chi sei, tu che occupi discretamente questo spazio del creato, tra una rumorosa autostrada, là in basso, coperta dalla fitta vegetazione e la cresta della collina che un po' insolente sembra voler trattenere dall'altro lato i raggi del sole?"

"Grazie pietre sconnesse che mi suggerite di tenere lo sguardo verso il basso per scoprire l'odore di cedro della melissa officinale e quello  pungente dell'aglio selvatico, o il colore giallo del tarassaco e il viola dell'erba di San Lorenzo". 
"Grazie passi che proprio oggi ci ricordate quelli incerti che hanno compiuto le donne che si recavano al sepolcro e quelli incalzanti che tornavano dai discepoli per annunciare: "È Risorto!"
Quando è ora di scendere verso casa per il pranzo, file di macchine e gitanti pieni di belle speranze salgono verso i forti che circondano Genova. Gli zaini e i bagagliai sono pronti a riversare su un lembo di prato, torte di verdure, lasagne, colombe e pezzi di cioccolato.
Oggi ognuno ha scelto, come sa, come può, come gli hanno insegnato.














venerdì 19 aprile 2024

VF 18 aprile 2024 - Santhià

A mezzogiorno siamo già a Santhià, meta programmata di queste prime 7 tappe della via Francigena in Italia. Santhià non è la contrazione di Santia-go e Roma è lontana, c'è di mezzo tutta la pianura Padana, lo scavalcamento dell'appennino emiliano fino a Sarzana e da lì il bellissimo tratto toscano e laziale che conosciamo molto bene. Sembra di lasciare le cose a metà, ma non è così.

Cosa mi porto a casa da questi giorni? Cose semplici. Ho provato a ringraziare Dio - certo come chi balbetta le prime parole - ma l'ho fatto dicendolo ai sassi, al vento, ai cani (veramente con qualche "vaffa" quando abbaiavano improvvisamente a 50 cm. di distanza), agli insetti (ad eccezione del moscerino che mi è andato di traverso nella trachea facendomi tossire compulsivamente per 15 minuti), ai fiori così piccoli che in genere neanche vedo.
Mi ha appagato profondamente buttare un piede davanti all'altro, sentire il rumore delle bacchette (secco nell'asfalto, morbido nello sterrato, muto nei prati) e immaginare che fossero un metronomo sul ritmo di cinque quarti in un andamento sincopato. Ho alternato nello stesso giorno momenti di stanchezza durante i quali mi ripetevo che ho già passato settanta anni, con altri di grande spinta ed rinnovata energia soprattutto quando una bellezza o un incontro ri-accendeva l'entusiasmo.
Grazie, al mio compagno di cammino col quale condividiamo questa passione, con lo stupore di bambini ormai un po' avanti nell'età.
L'appuntamento è per fine maggio, da Oporto a Santiago.

Concludo questo diario volante con una preghiera tratta, molto liberamente, dal libro "Quasi una preghiera" di Adriana Zarri:
Vorrei pregati o Dio per questo mondo di terra, di cielo, di acque, di piante, di animali. Tu ce lo hai preparato e ce l'hai consegnato.
È la nostra casa e non il nostro esilio come, a volte, ci hanno fatto credere.
Insegnaci ad ascoltare i suoni, i rumori e i mormorii del mondo e anche i silenzi, così da imparare ad ascoltare la tua voce, più sottile di un soffio, più vicina di un alito.
Questo nostro mondo, fallo risorgere tutto, così come è. Senza guerre e senza malizia sarà "cieli nuovi e terre nuove".

VF 17 aprile 2024 - Roppolo

Ivrea - Roppolo significa arrivare sul lago di Viverone. La tappa se ne va via così, aspettando di vedere l'azzurro dell'acqua, che comunque è il colore del giorno perché la bufera di vento ha lasciato il cielo terso e profondo insieme a un deciso abbassamento della temperatura!

Si lascia Ivrea con un pizzico di delusione. Alle 18:30 il duomo era già chiuso e sbarrato. Ogni giorno si ripete la stessa storia: chiese sigillate o, se aperte (pochissime), nessun aiuto per una catechesi sul cammino.

In queste sere sto rileggendo "Resisti, cuore" (D'Avenia). Mi chiedevo se il viaggio di un pellegrino sul cammino è un ritorno a "Itaca" come quello di Ulisse. Mi sono risposto che sì, lo è.
Si va verso una "casa" che non ci vede arrivare come guerrieri trionfatori ma naufraghi Salvati dai nostri limiti, abitati dalla nostra irrisolvibile "finitezza".
Non immortali come divinità, ma immortali perché rinati definitivamente.

VF 16 aprile 2024 - Ivrea

Subito Piemonte e subito in salita su roccette, fino a raggiungere il sentiero dei vigneti. Termine più che appropriato perché per quasi tutta la mattina si passa accanto ai filati. Chissà che spettacolo deve essere a settembre quando i grappoli saranno maturi e chissà se i pellegrini fanno un po' di self-service non autorizzato...

La parola del giorno è VENTO!
Soffia alle nostre spalle (grazie vento) ma con raffiche che superano i 60 km/ora e fanno scivolare d'addosso temperatura e pensieri. Io, nonostante il sole, mi devo coprire, ho un po' di tracheite.
Il percorso è molto vario e alterna salite e discese su sentieri disegnati su grandi pietroni, parti pianeggianti che attraversano prati dove l'erba alta, spinta dal vento, simula e si illude di essere un mare in tempesta, e boschi dove, ancora, il vento agita le cime e rumoreggia coprendo ogni altro suono della natura.
Lindsay viene dalla Nuova Zelanda ed è pensionato. È letteralmente l'unico pellegrino che abbiamo incrociato in questi giorni. Conosciuto a Chatillon, poi rincontrato ieri e oggi ci siamo incrociati più e più volte percorrendo poi insieme gli ultimi 6/7 km. Aveva anche preso involontariamente una variante che gli ha allungato il tragitto. Era veramente stanco.
Così con lui abbiamo potuto rivivere una delle regole principali dei cammini. Ogni pellegrino ha il suo passo. Ci si incontra, più volte, in un buffo avanti-io avanti-tu, perché ognuno ha bisogno di riposare in momenti diversi e perché diverso è il ritmo. Occorre rispettare queste differenze e non forzare l'altro a rallentare o accelerare. Poi viene da sé il momento in cui ci si sincronizza e si va insieme e si condivide qualcosa.
C'è qualcosa di "sinodale" in tutto questo.

VF 15 aprile 2024 - Pont San Martin

Da Issogne a Pont San Martin. Stavolta poco più di una passeggiata di 14 km trascorsa in parte camminando a fianco della Dora Baltea, in parte col naso all'insù per ammirare l'imponenza del castello di Bard, prima avvistato in lontananza e poi incombente, mentre si attraversa il paesino di Bard.

I vigneti sono un monumento alla tenacia dei valdostani, curati e at-terrazzati alle pareti scoscese.

Come tutte le mattine, ai primi passi della giornata recitiamo: "Padre nostro che sei nei cammini, venga a noi il tuo respiro..."
Per qualche passo al ritmo dei bastoncini, tic-tac, tic-tac-tic, posso indugiare con la mente e chiedermi: Cos'è il respiro del Padre?
Non solo il respiro è qualcosa di indispensabile, non solo è il primo e ultimo atto di vita.
Sentire un respiro vuol dire avere qualcuno vicino, molto vicino da sentire l'alito. Come quello di un padre o di una madre, di un amato o una amata. Il respiro è un soffio.
Lo Spirito Santo è il respiro di Dio.
"La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque” (Genesi 1,1-2).

VF 14 aprile Issogne

Saint Vincent, vista dall'alto del nostro percorso, scorre via nel dimenticatoio velocemente. La vera tappa comincia quando i nostri passi ci conducono attraverso boschi un po' selvaggi, quando i tronchi sradicati ci costringono a passarci sotto, sopra o di lato, quando si raggiungono gruppi di case abbandonate con i tetti sfondati o graziosi borghetti ristrutturati dove, immancabilmente, tutti i cani protestano rumorosamente per il nostro passaggio.

Poi, la valle della Dora Baltea si restringe così tanto da sembrare invalicabile e, per evitare la statale, la Francigena si inerpica in pendii scoscesi; qui e là i resti dell'antica via romana che conduceva alle Gallie testimonia la storia secolare. Finché, improvvisamente, l'orizzonte si allaga di nuovo e uno stretto sentiero pietroso precipita rapidamente fino al fondo valle, prima di Verrès.

Ci sono due tipi di edicole mariane che si incontrano ogni giorno: quelle essenziali con una semplice statuetta, un affresco sbiadito, un fiore, e poi quelle sovraccariche di s-traboccanti immaginette con improbabili madonne e statuette fluorescenti di varie dimensioni, tutte insieme disordinatamente, come a rubarsi il posto in prima fila.

Qualche volta guardando il percorso mi viene voglia di fare qualche deviazione per evitare una difficoltà. E, quasi regolarmente risulta impossibile evitarla o l'alternativa è peggiore. Quante volte me lo hanno detto: le difficoltà le devi affrontare, passarci dentro, accettare che fanno parte del cammino. Già! Come nella vita!

VF 13 aprile 2024 - Chatillon

 Undici ore sulla strada per riuscire a coprire i 28 km di saliscendi fra Aosta e Chatillon. Le ultime ore solo grazie alla forza di volontà. Lo avevamo previsto e così è stato.

Dalla mezza costa della valle di Aosta, in alto, sfilano due mongolfiere e qualche aereo turistico, vari castelli: Quart, Nus, Fénis lontano sull'altra sponda della Dora, ed altri meno noti. Il fiume serpeggia da una parte all'altra delle due sponde di monti, un po' rallentando e un po' accelerando. Tanti vigneti con un futuro ancora lontano, giochi di movimento di acqua che bagna i campi verdi.

Due sole le chiese aperte. In quella di Sant'Ilario, a Nus, una scritta "mediator dei et hominus" mi lascia uno spunto su cui lavorare per po' e meditare sul senso di Gesù mediatore. Del perché non possiamo farne a meno. Un mediatore che poi, non è solo un mediatore, perché lui stesso è Dio.
Quando ci fermiamo nella chiesa di Diemoz (ancora grazie), non ci sono più energie, l'unica preghiera che esce è "mi fermo un po' qui, mi riposo da te".

VF 12 aprile 2024 - Aosta

La tappa di oggi è stata pura gioia!

Una breve tappa di 14 km per perdere oltre 600 mt. di altitudine.
Una colazione prolungata da una piacevole chiacchierata con il nostro host parlando di sport, religione e musica.
Il sentiero prima di precipitare a Gignod si snoda a fianco del Ru Neuf, un antico canale di irrigazione che ci accompagna fra momenti di scorrimento silenzioso, altri con mormorii di acqua vivace e altri ancora di incroci con ruscelli impetuosi. Gli occhi non sanno dove posarsi: se sui lontani paesi della valle, dove immancabile svetta un campanile o sulle creste innevate che risaltano sul blu elettrico del cielo, o se fermarsi sui giochi di luce fra i rami delle conifere o ancora indugiare sulle gemme degli alberi o finalmente chinarsi sui fiori gialli, bianchi, fucsia che tappezzano i prati.
Si incrocia una grotta con una statua di Maria con Gesù adolescente; sono entrambi grondanti di acqua che scorre dalle fessure del terreno: "Je te salue" Marie.

A Ginod la chiesa è aperta! Grazie signor parroco che ci dai la possibilità di entrare e di timbrare la credenziale. Possiamo ricordarci che siamo in cammino verso Colui che abita quel tabernacolo, così come abita l'angolo che abbiamo esplorato oggi, con tutte le cose inanimate che abbiamo visto, le piante che hanno fretta di maturare, le cornacchie stonate, gli asini curiosi, le lucertole paurose, il fango che abbiamo superato. Grazie!

VF - 11 Aprile 2024 - Echevennoz

Quella di oggi non si può definire una tappa. Due treni e due bus per raggiungere Saint Oyen, sotto al Gran San Bernardo ancora ricoperto da un abbondante mantello bianco che luccica al sole. Poi una piacevole passeggiata di circa 6 km per raggiungere il primo posto tappa a Echevennoz. 

Pensavo che qui, a 1300/1200 mt. s.l.m., la primavera stentasse ancora, invece, gli alberi sono carichi di foglie e molti sono già in fiore. Un adesivo ci ricorda che siamo sulla via per Roma ma anche verso Gerusalemme. Alle spalle una cappella con Crocifisso ricorda, a chi vuole, che Qualcuno quella strada per Gerusalemme l'ha già interamente percorsa.

A Etroubles un negozio espone delle formelle; ne ho fotografate due: "alloggiare i pellegrini" e "sfamare gli affamati", ricordando recenti fratelli e sorelle in difficoltà con la vita.

VF 10 Aprile 2024 - Genova

Domani si parte verso Etroubles, qualche chilometro sotto al Gran San Bernardo, alla volta di Santhià, per circa 140km. Sono le prime 7 tappe italiane della via Francigena. 

Scalpito dalla voglia di indossare lo zaino e muovere i piedi, nello stesso tempo sono irrequieto e anche curioso per l'esperienza e le sorprese che verranno. Ho una gran voglia di silenzio interiore, di lasciare correre i pensieri senza dover progettare, cercare, organizzare, controllare, mediare ... 

C'è uno Spirito che aleggia lungo i Cammini, che io possa cogliere qualche suo alito vitale. Questa la mia preghiera di oggi.






sabato 29 aprile 2023

Francigena da Genova - 29 maggio 2022. Piazza San Pietro

Desidero ringraziare tutti quelli che mi hanno seguito in questo viaggio, con WhatsApp, con Instagram e con Facebook. È stato veramente importante avervi con me; i vostri incoraggiamenti e stimoli mi sono stati di sincero aiuto. Ho cercato di raccontare il mio viaggio da una prospettiva interiore ed emozionale. I miei sensi: tatto, vista, udito, olfatto e gusto sono stati una porta socchiusa che mi ha fatto intravvedere la Via. Sono consapevole di non avere niente da insegnare, mi ha mosso il desiderio di condividere; chiedo scusa se in qualche passaggio ho dato un’impressione diversa. Grazie! Oggi, sotto la finestra del Papa, io, un puntino arancione in mezzo alla folla, avrei voluto dirgli di benedire e pregare anche per i compagni di viaggio che ho conosciuto in questo cammino: italiani e stranieri, credenti e non credenti, cattolici e protestanti. Ognuno col suo passo e ognuno con i suoi tempi abbiamo condiviso la strada. Un segno? Camminare insieme.

Francigena da Genova - 28 maggio 2022. T26 (VF45): La Storta, Città del Vaticano

28 maggio. T26 (VF45): La Storta, Città del Vaticano Sono solo teorici i 19 km da percorrere. In realtà, appunto, causa peste suina, siamo andati in treno fino Roma-Monte Mario, e poi abbiamo imboccato una pedo-ciclabile che porta a ridosso della Città del Vaticano con vista Cupolone. Totale poco più di 6 km. In compenso ci liberiamo dello zaino passando dal B&B che ci ospiterà. Ben prima di piazza San Pietro ci troviamo intruppati in una marea di turisti. Difficile da descrivere la sensazione fisica di disagio che si prova, come se l’uno o l’atro fossero fuori posto. La coda per l’accesso alla basilica è a dir poco scoraggiante. “Chi nu cianze nu tetta ”, l'ha detto il Papa... Ci si fa largo, si arriva davanti alle guardie per la sicurezza, si racconta che siamo pellegrini che sono venuti a piedi lungo la via Francigena. Ci fanno passare subito! In sacrestia si ritira il Testimonium (il documento che abbinato alla credenziale attesta il pellegrinaggio) anche se, non detta, aleggia un po’ di delusione per la freddezza burocratica dell’operazione, e si scende alla tomba di San Pietro. Sembra di essere al mercato! Un serpentone di gente che si muove senza soluzione di continuità. Mi assale una ribellione interiore, mi avvicino a un addetto del servizio di sicurezza e gli spiego con tono determinato che ho fatto 620 km a piedi per venire a pregare qui davanti. Lui non si scompone, tira fuori un mazzo di chiavi e ci apre un passaggio per accedere alla cappella proprio di fronte al sepolcro. Lì, finalmente, posso liberare tutte le emozioni accumulate in questi ventisei giorni con un pianto fatto di grosse lacrime che faticano a fermarsi... C'è ancora spazio per uscire, chiedere alle guardie svizzere di poter accedere, fuori zona turistica, alla cappella di San Pellegrino. Piccola silenziosa, raccolta. Il libro delle letture del giorno è aperto sul Salmo di oggi: "Dio è Re di tutta la terra"; così, l'ultimo atto: da Cristo Re a Cristo Re.

Francigena da Genova - 26 maggio 2022. T24 (VF43): Sutri, Campagnano

Quella bella era ieri... Però oggi abbiamo fatto una graditissima e lunga sosta al fresco delle cascate di Monte Gelato sul fiume Treja. I piedi hanno ringraziato con eterna gratitudine. D'altronde sono loro che stanno sopportando lo sforzo maggiore. Grazie piedi! Però, dai, anche i papaveri erano molto belli. A Campagnano, proprio in cima all’assurda salita che porta al paese, avevamo prenotato un minialloggio in una casa privata, ma per un disguido la proprietaria aveva già assegnato la sistemazione a un altro pellegrino. Ci è stata offerta un'alternativa che in breve si è rivelata essere una topaia con ragni e ragnatele, polvere spessa un dito, il frigo conteneva due ferri da stiro, il lavello della cucina disordinatamente stracolmo di pentolame... Risultato: "ciao, ciao". Pellegrini pronti a tutto sì, ma non nello sporco e non proprio abbelinati ... Al volo troviamo un grazioso B&B dove la proprietaria ci parla di energia e percorsi sensoriali. La testa però è già a dopodomani: Roma. Ieri un compagno di viaggio mi ha inviato una bellissima preghiera, qui qualche passaggio: "Aiutami Signore a mettermi in cammino. A non giustificarmi quando non vedo i frutti. A non giustificarmi quando mi mancano le forze. A non giustificarmi quando non ricevo un grazie riconoscente. Aiutami Signore a mettermi in cammino. Ad abbandonare la timidezza e la mancanza di coraggio. Ad abbandonare il mio orgoglio, e soprattutto ad abbandonarmi a Te."




Francigena da Genova - 27 maggio 2022. T25 (VF44): Campagnano, La Storta

Ecco l’imprevisto. Sì c’è un’ordinanza dei sindaci che per limitare la diffusione della peste suina impongo restrizioni; ma i cartelli non vietano ancora l’accesso ai sentieri: riusciamo a seguire la traccia della guida. Grandissima fatica; sarà colpa dei chilometri e dei giorni di cammino già alle spalle, sarà che dopo Formello sembrava di essere già arrivati e invece non era così, sarà, soprattutto, un'afa tropicale fin dalla primissima mattina che toglieva il respiro. Un poco di refrigerio e tregua ce le concedono le cascate del parco Vejo; già, poter mettere a bagno i piedi è sempre un toccasana e in questa occasione anche l’opportunità di fare conoscenza con due pellegrine che vengono dall’Alaska! Siamo alloggiati fuori paese ospiti di un istituto di Suore. Domani andremo fino a Monte Mario in treno e poi pochi chilometri a piedi per arrivare alla Città del Vaticano; le ordinanze del sindaco bloccano l’accesso al parco dell’Insugherata. Ma noi, parafrasando una famosa canzone di Venditti, “bomba o non bomba”, anzi peste o non peste, domani arriveremo a Roma . Le domande chiave, quando si è vicini al termine di un pellegrinaggio, sono più di una: “ho liberato il mio cuore dai torti presunti o veri che ho subito? Come ho vissuto questi ventisei giorni? Al netto del mio inesorabile bilancino interiore che ha classificato ogni cosa, che l'ha confrontata, che l'ha giudicata, che ha approvato o ha criticato, al netto di tutto questo, cosa rimane?” Una risposta chiara non ce l'ho, forse perché una risposta chiara e definitiva non può esserci. Domani c'è l'incontro con San Pietro alla sua tomba. Dopodomani papa Francesco.

Francigena da Genova - 25 maggio. T23 (VF42): Vetralla, Sutri

25 maggio. T23 (VF42): Vetralla, Sutri Inaspettata arriva una delle tappe più belle di questo cammino. Prima, attraversando freschi boschi con alberi dall'alto fusto, camminando in ampie sterrate rosse e strade bianche, poi piantagioni interminabili di noccioli che formano ombrosi tunnel sotto i quali camminare, infine inoltrandosi per chilometri sommersi da un bosco dove la vegetazione cresce selvaggia, seguendo lo stretto sentiero che costeggia un fresco rivolo d'acqua, scavalcando tronchi disordinatamente caduti a terra ricoperti di muschio e a saperle guardare, sì, perfino due fragoline di bosco già rosse. È vero mancano punti di riposo organizzati, ma che senso di libertà ti lascia scegliere il cancello in legno di una villa che costeggia il percorso e, culo a terra, riposarsi all’ombra di un ciliegio da cui raccogliere qualche frutto. La tappa prevede l’attraversamento di una antica Capranica e poi l’arrivo ad una ancora più antica Sutri dove gli etruschi hanno lasciato segni importanti della loro cultura. La casa che ci ospita ha una attrezzata cucina ad uso degli ospiti e allora si sviluppa l'idea di farsi la cena da soli. Guanciale, una scatola di pelati, una cipolla, un po' di pecorino e l'amatriciana è servita in tavola; ci vogliamo ancora aggiungere pane, un po' di porchetta e una bottiglia di chianti? Siamo in tre e per un totale di nove euro a testa otteniamo tanta soddisfazione!